Quante storie volano sopra il cielo di san Basilio

Un libro edito dalla cooperativa Sinnos racconta un anno di scuola “interculturale” nella periferia del V municipio
di Gianluca Parisi - 12 Dicembre 2008

Storie di bambini che si fanno ragazzi, calciatori volanti, storie di immigrati. Un luogo popolato di ragazzini con lingue mozze, paolorossi jugoslavi, professoresse nane ed urlanti, parenti calabresi, zingari silenziosi, calciatori che volano sopra il cielo di San Basilio, multietnico quartiere del V municipio capitolino.

Questo ed altro in Sopra il cielo di San Basilio, scritto da Ferdinando Vaselli e a cura di Valentina Casavola, da poco edito con le illustrazioni di Dido per i tipi della romana Sinnos, cooperativa sociale onlus ed anche editrice. Ferdinando e Valentina hanno collaborato al progetto di educazione interculturale "La cultura degli altri" voluto dal Municipio V di Roma. Ferdinando ha parlato con gli alunni e gli insegnanti di razzismo, emigrazione, diversità. Così è nato Sopra il cielo di san Basilio, che è anche uno spettacolo teatrale, finalista al Premio Scenario 2006.

Marko – con la “k” – viene dalla Bosnia e vive in una periferia romana; l’appello della mattina a scuola è un viaggio nei tanti paesi del mondo: «Avicevic, Balzelli, Chung, Codreanu, Fasol, Okogie…». In questo caleidoscopio di suoni e colori, la vita, le amicizie, gli amori non sono facili… Ma una semplice partita a pallone può essere il punto di svolta nelle relazioni fra i ragazzi. Dopo il romanzo, alcune pagine dedicate ai ragazzi, ai temi e alle problematiche che vivono. Un libro fresco e ironico – in cui il “calcio” ha un ruolo da protagonista – che parla diretto al cuore dei giovani. Insieme a Marko un gruppo di bambini attraversa la città come se fosse un luogo di echi di storie della tradizione popolare fatte di personaggi caricaturali, comici e tragici allo stesso tempo, eccessivi come sono i bambini.

Un libro nato dallo stimolo ricevuto da questo variegato laboratorio umano, che si è espresso nel desiderio di raccontare la storia di una generazione (la cosiddetta “seconda generazione”) nata e cresciuta in Italia in bilico tra tradizione e perdita di identità, tra voglia di sentirsi accettati e consapevolezza di sentirsi diversi. Su questo argomento sono state registrate le testimonianze di bambini e maestri e il risultato è il racconto di un anno di scuola nella periferia romana, dal primo giorno alla promozione al passaggio alle scuole superiori, visto attraverso lo sguardo di un ragazzino figlio di migranti bosniaci. Un libro attualissimo e accompagnato da una serie di approfondimenti e suggerimenti. Utilissimo anche per gli insegnanti. E anche per chi non crede che la scuola sia il luogo migliore per arginare intolleranza e pregiudizi.


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