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Quell’autostima acquistata a 19.600 euro – Monsignor recidivo

Fatti e misfatti di marzo 2016

Quell’autostima acquistata a 19.600 euro

“La visione: consentire alle aziende di raggiungere ogni giorno, con più facilità e piacere, risultati che consentano di ottenere più clienti soddisfatti e consentire alle persone di procedere  alla costruzione di sé onde poter ottenere risultati migliori”. “La missione: facilitare il cambiamento, la trasformazione, nell’intento di migliorare e amplificare le proprie potenzialità onde poter raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi”.

matteo renziDi chi questa visione e questa missione? Di una certa Cisca Jager, nata ad Haarlem nei Paesi Bassi, ma furbescamente trasferitasi, negli anni 90, nel nostro Paese dei balocchi. Dove è riuscita ad introdursi, con la sua “Axion dutch training company s.r.l”, perfino negli Alti Palazzi. E’ venuto sorprendentemente alla luce, in questi giorni, che la “visionaria e missionaria” Cisca Jager è stata infatti ingaggiata nel periodo 27 maggio-24 novembre 2015, dal “premier” in persona Matteo Renzi, per tenere dei corsi, ai dirigenti di Palazzo Chigi, affinché fossero plasmati in modo finalmente da autostimarsi e da pensare sempre in modo positivo. Come lui insomma, dall’autostima e dal pensiero positivo fin dalla nascita, in modo da poter formare, Maremma pecorona, una totale e perfetta squadra coesa. Mica, naturalmente, gratis. “Solo” con un compenso, alla “Axion dutch training company s.r.l.” e alla faccia della “spending review”, di 19.600 euro. Si spera, almeno, Iva compresa.

Monsignor recidivo

“Monsignor Angelo Vallejo Balda – il “corvo” accusato, insieme a Francesca Immacolata Chaouqui, di avere rivelato importanti documenti della Santa sede – è stato prelevato dal Collegio dei Penitenzieri francescani, dov’era agli arresti domiciliari, ed è stato trasferito di nuovo nel carcere vaticano”.

Perché? Perché monsignor Vallejo Balda, più che Angelo di nome, è recidivo di reato. Ed anche in modo diabolico. E’ infatti accaduto che, un bel giorno, alcuni rimasti sconosciuti si sono presentati alla portineria dei buoni frati francescani della Penitenzieria e hanno lasciato un pacco di dolciumi per l’amareggiato monsignore ai domiciliari. Ma che cosa c’era, in realtà, nel paco? Dei dolciumi sopra sì, ma sotto un cellulare, una scheda sim e un caricabatterie. Che il monsignore, naturalmente, non ha denunciato, ma ha cominciato ad utilizzare telefonando a destra e a manca. I gendarmi pontifici, insospettiti chissà come, lo hanno lasciato chiacchierare per alcuni giorni, l’hanno intercettato, poi hanno deciso di sorprenderlo in flagrante e, di qui, l’inevitabile ritorno nella cella del carcere. Dove dovrebbe essere più difficile, ora, ricevere un bell’uovo di cioccolata, nell’imminenza della Pasqua, con dentro, magari, un computer di ultima generazione come gradita ed utile sorpresa.


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