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Re Lear di Shakespeare al Teatro Ghione

È sempre un’ impresa ardua dar vita ai versi di Shakespeare. Il regista Giancarlo Marinelli ci ha provato e ci è riuscito con grande successo.

teatro-ghione-re-lear-giuseppe-pambieriAl Teatro Ghione, nell’elegante quartiere Prati, sarà in scena la nota tragedia shakesperiana Re Lear  fino al 20 novembre 2016. Lo spettacolo narra le ben note vicende di Lear, sovrano della Bretagna, che  giunto alla soglia della vecchiaia, decide di lasciare il trono alle sue tre figlie per godere del loro amore incondizionato. Ma se le prime due, Goneril e Regan, lo adulano per ottenere in eredità i possedimenti del padre, Cordelia, la sua figlia prediletta, con spiazzante lucidità e autenticità, riporta il padre alla reale impossibilità di essere totalmente dedita a lui. Re Lear non accetta la realtà e la disereda, cedendo agli inganni delle prime due figlie. Alla fine, queste due si riveleranno per la loro meschinità e Lear nel delirio totale si riavvicinerà a  Cordelia con cui si ritroverà nel tragico destino finale che accomunerà tutti.

Anche in quest’ opera, emerge la capacità di Shakespeare di indagare a fondo nelle pieghe più oscure dell’animo umano tratteggiando individui dalla straordinaria attualità. Se da un lato viene scandagliato il rapporto padre-figlia e la difficoltà ad accettare che i figli siano altro da sé e a riconoscerne l’autonomia che prepotentemente rivendica Cordelia, dall’ altro c’è l’avarizia delle figlie che si contendono il regno del padre.  A sua volta re Lear ha difficoltà ad accettare di essere entrato in una nuova fase della sua vita, quella della vecchiaia e abbandonato dalle figlie cede alla follia, incapace di darsi una nuova collocazione personale e sociale. Questi sono gli assi portanti della storia narrata, ma altre vicende si muovono parallelamente: un altro conflitto tra un padre e i suoi figli, quello di Gloucester e del malvagio Edmund e dell’ innocente Edgar, che mette in primo piano i tradimenti di Edmund. Ma ogni verso di questa opera suprema,  invita a riflettere sulle complesse relazioni umane e familiari e sulla stessa natura dell’uomo. Il buffone di corte, di cui veste i panni una bravissima Claudia Campagnola, funge da occhio critico sul tutto  e risulta una continua sferzata alle convinzioni e alle sicurezze dei personaggi e dello spettatore stesso.

Pubblico coinvolto e attento dinanzi alla storia narrata e dinanzi alla bellezza e allo spessore dei versi shakesperiani che mai deludono o lasciano indifferente chi li ascolta. Ma il testo di pregevole valore ha sortito sortito un tale effetto grazie agli altrettanto pregevoli  interpreti,  all’altezza dei loro ruoli. La messa in scena denota un ottimo lavoro della regia di Marinelli, che si dimostra un regista interessante dalle originali scelte registiche. I personaggi che risultano ben caratterizzati e gli attori ben diretti, come nel caso di un carismatico e magnetico Giuseppe Pambieri che, grazie anche alla sua fisicità e la sua voce calda e autorevole si impone sulla scena. Non meno bravi gli altri attori del cast, come Silvia Siravo che presta il volto a  Goneril e  Guenda Goria a Regan. Nelle vesti di Cordelia, Stella Egitto, che  in questo momento è presente in tutte le sale cinematografiche con il film di Pif, In guerra per amore. Non meno brillanti Andrea Zanforlin, Antonio Rampino, Massimiliano Vado, Giuseppe Bisogno, Mauro Recanati e Francesco Maccarinelli e Francesca Annunziata Duca di Cornovaglia che danno vita ai personaggi che si muovono parallelamente all’ asse principale della narrazione.

Da vedere per un viaggio dentro l’essenza umana.


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