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Quello sciopero dei bus nell’orario di Italia-Belgio – Piero Grasso e Laura Boldrini senza vergogna – Se il Pd piange, “Ap” e “Forza Italia” non ridono – Meglio incontrare Putin nella lontana Russia – Renzi e la corazza di arbitro – Da “schiappa” a “schiappa”?

Fatti e misfatti di giugno 2016

Quello sciopero dei bus nell’orario di Italia-Belgio

“Sciopero del trasporto pubblico a Roma – ha proclamato il sindacato Ugl – lunedi prossimo dalle 20, 30 alle 24, 30”.

Come mai in un orario così anomalo e singolare? Perché lunedi prossimo, alle 20,45, l’Italia giocherà la sua prima partita, con il Belgio, agli “Europei di calcio” in Francia? Se il motivo non dovesse essere invece questo, l’ Ugl farebbe bene a smentire con argomenti validi.

Piero Grasso e Laura Boldrini senza vergogna

“Il Presidente del Senato, Piero Grasso, e la Presidente della Camera, Laura Boldrini, hanno partecipato – a Tangeri – alla dodicesima sessione plenaria dell’ “Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo””.

Bravi. Per niente bravi, invece, là dove hanno deciso di portare, al loro seguito, 29 fra “consiglieri”, “aiutanti di campo”, “portaborse, “galoppini” vari e perfino sette inutili interpreti perché gli interpreti sarebbero stati forniti dall’organizzazione. Un vero e proprio plotone di fronte ad una delegazione tedesca di 9 persone, ad una spagnola di 8, ad una francese di 2. Senza vergogna, dunque. E con un ennesimo schiaffo alla famosa “spending review”. Quella “spending review” che, tra l’altro, sta costringendo undici milioni di italiani a non curarsi più, ma che per loro, evidentemente, continua a non valere. Non è valsa, scandalosamente, mai.

Se il Pd piange, “Ap” e “Forza Italia” non ridono

“Ma, se il Pd di Matteo Renzi piange – ispirandosi ad un celebre motto – l’ “Ap” di Angelino Alfano non ride”.

Venuta da una serie di schiaffi elettorali, a cominciare da Napioli, l’ “Ap” è attualmente preda di un terremoto ondulatorio e sussultorio. Tanto che l’Angelino rischia di rimanere solo, tutt’al più con i due miliziani Fabrizio Cicchitto e Beatrice Lorenzin, ancora sotto braccio al Pd. Perché molti dei suoi gli avrebbero già fatto sapere di star facendo le valige per ritornare, addirittura, alla vecchia, ma per ora più affidabile, casa madre “Forza Italia”. O di voler dare il loro contributo a quello che potrebbe nascere, dalle rovine del vecchio centrodestra diviso e litigioso, un nuovo Movimento di centro moderato forte e coeso. Ma tutto dipenderà anche, ora, dalla salute di Silvio Berlusconi. Da che cosa vorrà fare, da come vorrà muoversi, da quale progetto vorrà portare avanti quando, fra circa un mese, sarà in grado di lasciare l’ospedale dopo l’operazione. Fidando nella benezione ultraterrena di “mamma Rosa” e in quella terrena di suor Paola, ma dovendo sfidare il deciso “adesso basta politica” di sua figlia Marina. Scatenata contro quel “cerchio magico” che, pur di salvare il suo potere, ha rischiato di portare suo padre – ha accusato – vicinissimo addirittura alla morte. Di qua, dunque, Marina e tutta la famiglia. Di là quel “cerchio magico” il quale vorrebbe continuare a gestire il potere all’ombra di Silvio e nel quale orbita, anche, la fidanzata Francesca. Chissà da quale parte si schiereranno, invece, Dudù e Duduina.

Meglio incontrare Putin nella lontana Russia

“Piero Fassino a Torino, Beppe Sala a Milano, Virginio Merola a Bologna e Stefano Giachetti a Roma – chi in modo più e chi in modo meno “soft” – hanno fatto arrivare, al loro segretario del partito e “premier” Renzi, l’invito a non chiudere con loro la campagna elettorale per i ballottaggi”.

Il “premier” Renzi, sospettando – pur senza ammetterlo – che la sua presenza avrebbe potuto ottenere un risultato per niente positivo, ha “strozzato” per la prima volta la sua arroganza e si è voltato intorno per vedere come avrebbe potuto giustificare la sua assenza. Ah, ecco: il “Forum economico internazionale” a San Pietroburgo, nella lontana Russia. Venerdi 17 quindi, ultimo giorno per i comizi elettorali e due giorni prima dei ballottaggi, via in aereo fra le braccia del comprensivo Vladimir Putin. Per tornare in Italia, chissà, dopo i risultati dei ballottaggi. Magari con un moderno lanciafiamme “Made in Russia” da usare, come promesso, nei confronti dei suoi “ribelli”. E però – si spera – senza anche un kalashnikov.

Renzi e la corazza di arbitro

“Non mi spavento – ha sorriso il “premier” Renzi quando, all’ Assemblea della Confcommercio, sono volati fischi ed urla – ho fatto l’arbitro in Garfagnana”.

I presenti ne hanno preso atto. Non solo hanno smesso di fischiare e di urlare, ma hanno anche rinunciato a gridargli “premier” cornuto.

Da “schiappa” a “schiappa”?

“Nell’inaugurare la nuova sede della Federazione di pallavolo a Roma – il giorno prima – il “premier” Renzi aveva detto: “Nello sport ero una “schiappa”, per questo ho fatto politica”.

Qualcuno, magari malignamente, ha ritenuto che la sua situazione, passando dallo sport alla politica, non sia affatto cambiata.


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