

Per la procura si tratta di un atto dovuto. Il 17enne deceduto giovedì 10 luglio
Era una giornata d’estate come tante, quella di giovedì 10 luglio. Sole alto, spiaggia libera, bambini che giocano. Ma in pochi minuti, a Montalto di Castro, quel pomeriggio si è trasformato in tragedia. Riccardo B., 17 anni, romano, è rimasto sepolto vivo nella buca che lui stesso stava scavando. Un gioco finito nel peggiore dei modi.
Il tunnel nella sabbia, profondo e instabile, ha improvvisamente ceduto. Riccardo è rimasto intrappolato. I suoi fratellini – gli unici presenti con lui in quel momento – si erano allontanati da poco. Il padre, che stava riposando nel campeggio dove alloggiava la famiglia, si è accorto solo dopo dell’assenza del figlio. Ha cominciato a cercarlo freneticamente.
Sono stati proprio i fratelli più piccoli a indirizzarlo verso quel punto sulla spiaggia. A scavare con le mani, insieme ai bagnanti, è stato lui. Ma quando hanno trovato Riccardo, per lui era troppo tardi. Era già passato troppo tempo: 40 lunghissimi minuti.
La procura ha ora iscritto il padre nel registro degli indagati per omicidio colposo. Un atto dovuto – sottolineano fonti giudiziarie – per consentire l’autopsia e completare gli accertamenti. Nessuna accusa formale, ma un passaggio tecnico necessario a fare luce sull’accaduto.
Nel frattempo, il dolore della comunità scolastica è immenso. Riccardo frequentava la quarta del liceo artistico Enzo Rossi, a Roma. Il dirigente Enrico Battisti lo ha ricordato così:
“Era uno di noi. Un ragazzo pieno di luce, di entusiasmo, di talento. Portava nel nostro liceo una passione autentica per l’arte, uno sguardo curioso sul mondo, una creatività che lasciava il segno. Il tuo sorriso, la tua voce, la tua arte resteranno con noi. Sempre.”
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Mi chiedo come mai nessuno si è permesso di dire a questo ragazzo che probabilmente stava facendo un qualcosa di pericoloso per lui e gli altri. Ma oggi siamo arrivati al punto che “di questi tempi meno fai, meno sbagli”.