Ricorso del Consorzio Metro C contro Roma Capitale e Roma Metropolitane

Redazione - 12 Marzo 2021

L’assemblea capitolina ha deliberato, su parere dell’Oref (Organo di Revisione Economico Finanziario), di non adempiere in toto all’ingiunzione di pagamento stabilita dalla recente sentenza della corte di appello, bensì di limitarsi a pagare solo la sorte capitolina.

Proviamo a fare il punto.

Il Comune di Roma ha posto un quesito alla Corte dei Conti per chiedere la correttezza di tale procedura. La Corte si è dichiarata non competente a giudicare.

Roma Capitale, a seguito del non pronunciamento della Corte, si è rifiutata di pagare la somma imposta dalla Corte di Appello, risalente al 2013 e già fatturata da Metro C, chiedendo a quest’ultima di rifatturare solo la sorte capitolina e di perdere così il diritto a tutti gli interessi maturati in questi otto anni di mora del Comune.

Metro C ha fatto ricorso al Tar impugnando la delibera della Giunta capitolina per violazione dei principi di buon andamento, economicità e imparzialità dell’azione amministrativa e anche per eccesso di potere per travisamento in fatto e diritto, difetto di istruttoria e ingiustizia manifesta.

Metro C si riserva di valutare anche la denuncia alla Corte dei Conti contro il Dipartimento Mobilità e Trasporti del Comune di Roma, contro l’Oref, contro Roma Metropolitane e contro la Ragioneria Generale di Roma Capitale che ha richiesto di aggiornare il debito fuori bilancio alla sola sorte capitolina

 

Riassunto del documento

Proviamo a riassumerlo qui di seguito.

 – L’Assemblea Capitolina con deliberazione n. 187 del 29.12.2020 – ricalcando la posizione espressa dalla Ragioneria Generale – ha addotto l’inconferente rilievo per cui “l’incremento patrimoniale delle opere non contempla gli interessi, che di conseguenza non rappresentano un’utilità per l’Ente”.

Adotta Abitare A

– Di conseguenza Roma Capitale ha determinato di procedere al pagamento della sola sorta capitale liquidata da un Lodo Arbitrale risalente al settembre 2012 – la cui impugnazione è stata dichiarata inammissibile dalla Corte di Appello di Roma con sentenza dell’aprile 2020 – contravvenendo in tal modo al proprio obbligo di procedere alla liquidazione di tutti gli ulteriori importi da essa dovuti a titolo di rivalutazione monetaria ed interessi.

– L’Amministrazione, sulla scorta di detta Delibera, non solo continua quindi ad astenersi dal corrispondere al Contraente Generale importi dovuti sin dal 2012, ma ha richiesto a Metro C di emettere una nuova fattura per la sola sorta capitale, in sostituzione di quella già emessa dal Consorzio nel 2013, ignorando l’IVA già versata da quest’ultimo al momento della fattura e gli interessi moratori già maturati nell’arco di 8 anni sulla somma fatturata
– Il Consorzio Metro C ha proposto quindi ricorso al Tar, impugnando sotto svariati profili la delibera della Giunta Capitolina, stante la palese violazione dei principi di buon andamento dell’Amministrazione, di economicità e imparzialità dell’azione amministrativa e considerato l’eccesso di potere per travisamento in fatto e diritto, oltre al difetto di istruttoria ed all’ingiustizia manifesta dell’atto.

– Il Consorzio si riserva inoltre di valutare la proposizione di un dettagliato esposto alla Corte dei Conti in relazione al danno erariale determinato dal perpetuarsi della condotta omissiva ascrivibile a tutti i pubblici funzionari coinvolti a vario titolo nel procedimento.

– È importante sottolineare che la perdurante inerzia dell’Amministrazione in merito all’istanza con cui il Contraente Generale ha sollecitato il relativo adempimento all’obbligo di legge concernente la costituzione di apposito Collegio Consultivo Tecnico – cui demandare, tra i vari temi critici, anche la tempestiva definizione dei riconoscimenti economici dovuti a fronte del prolungamento temporale di oltre 4 anni riconosciuto per i fatti oggettivi e non dipendenti da responsabilità del Contraente Generale medesimo, alla base della corrispondente proroga del termine di ultimazione della Tratta T3 della Linea C – pur essendo indipendente dalle rivendicazioni avanzate dal Consorzio con il predetto ricorso, è indicativa dell’indifferenza generale nei confronti di un procedimento, quale quello relativo alla realizzazione di un’infrastruttura di fondamentale importanza per la città di Roma, che dovrebbe essere invece posto al centro dell’azione amministrativa.

 


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