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Rientri dal Golfo: sbarcati altri 400 a Fiumicino. La polemica: “ci siamo sentiti abbandonati dall’Italia”

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha confermato per mercoledì 4 marzo un nuovo volo speciale in partenza da Mascate, capitale dell’Oman

Il ponte aereo tra il Medio Oriente e l’Italia entra nella fase più delicata mentre nel Golfo la tensione resta altissima.

Nella giornata di Martedì 3 marzo, in totale erano circa 400 i passeggeri, arrivati all’ Aeroporto Leonardo da Vinci. Il secondo volo di rimpatrio è atterrato poco dopo le 20:00: a bordo 200 italiani rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti dopo l’attacco del 28 febbraio contro l’Iran. Abbracci, lacrime, telefoni che tornano a squillare. Ma anche rabbia.

Dopo i 127 connazionali rientrati il 2 marzo, l’arrivo del volo Etihad Airways da Abu Dhabi ha acceso i riflettori su una gestione dell’emergenza che divide.

Sollievo per essere tornati a casa, ma polemiche roventi sull’assistenza ricevuta nei giorni più tesi della crisi.

«Ci siamo sentiti soli»: le accuse alla Farnesina

Tra i passeggeri appena sbarcati, molti non nascondono l’amarezza. Ai microfoni dell’agenzia LaPresse, alcuni raccontano ore di incertezza e comunicazioni frammentarie.

«Ci hanno detto di organizzarci e di spostarci a nostre spese. I numeri di emergenza erano irraggiungibili», denuncia una donna, ancora visibilmente scossa.

Il nodo più contestato riguarda le indicazioni ricevute per lasciare il Paese: diversi viaggiatori riferiscono di aver ricevuto l’invito a raggiungere l’Oman autonomamente, nonostante i confini risultassero ufficialmente chiusi.

C’è chi racconta di aver noleggiato un mezzo privato da Dubai per tentare il passaggio alla frontiera, sperando poi in un volo charter verso l’Italia.

Parole che pesano e che trasformano un’operazione di rimpatrio in un caso politico.

«Assistenza costante»: la versione opposta

Non tutti, però, condividono la stessa lettura. Un padre rientrato con il figlio piccolo, in transito da Bangkok via Abu Dhabi, difende il lavoro delle istituzioni:

«Siamo stati seguiti passo passo dal Consolato e dal Ministero. Senza quel coordinamento non saremmo qui».

Una testimonianza che racconta l’altra faccia dell’emergenza, quella di una macchina diplomatica che – pur tra difficoltà logistiche e scenari in continua evoluzione – ha lavorato per aprire corridoi sicuri.

Il piano: bus verso Mascate e nuovi voli speciali

Mentre le polemiche si moltiplicano, il ponte aereo non si ferma. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha confermato per mercoledì 4 marzo un nuovo volo speciale in partenza da Mascate, capitale dell’Oman.

Il piano operativo prevede:

  • Trasferimenti via terra: autobus scortati stanno accompagnando i cittadini italiani dagli Emirati verso l’Oman, grazie ad accordi diplomatici che consentono di superare i blocchi di frontiera.

  • Comunicazioni in tempo reale: aggiornamenti e istruzioni vengono diffusi attraverso l’app della Farnesina “Viaggiare Sicuri”.

  • Nuovi corridoi regionali: si lavora per replicare il modello anche in Kuwait, Bahrein e Qatar, convogliando i connazionali verso l’Arabia Saudita, individuata come hub sicuro per i decolli verso l’Europa.

Fiumicino, crocevia della crisi

Lo scalo romano è diventato il simbolo di una crisi che, partita a migliaia di chilometri di distanza, ha toccato centinaia di famiglie italiane.

Ogni atterraggio è un sospiro di sollievo, ma anche una nuova testimonianza da raccogliere.

La tensione nel Golfo resta alta e il quadro internazionale ancora instabile. Intanto, a Fiumicino, tra trolley e striscioni di bentornato, l’Italia fa i conti con l’altra faccia delle guerre moderne: quella dei civili che cercano solo una via per tornare a casa.


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