Rubato alla Cervelletta il frammento della lapide sepolcrale di Lucio Minucio Erato

Il tesoro più antico e più importante dal punto di vista archeologico e storico al Casale era murato nel museuccio rurale
Federico Carabetta - 23 Ottobre 2020

È ora certo (la conferma viene da Mimmo Pietrangeli, nume tutelare dello storico casale e denominato per la sua dedizione “Mimmo Cervelletta”): il tesoro più antico e più importante dal punto di vista archeologico e storico al Casale della Cervelletta, è stato avviato per altre strade speriamo più sicure del collezionismo colto. Non messo subito al sicuro dopo la chiusura ed interdizione al Casale, Il prezioso bene ormai perduto consiste nel frammento di una lapide sepolcrale in travertino.

A quanto sappiamo fu rinvenuto qualche centinaio di metri a Nord della Cervelletta in corrispondenza di un’emergenza detta colle della Polledrara che di tanto in tanto restituiva pezzi di memorie antiche. Perché proprio lì doveva sorgere una villa patrizia romana extraurbana del periodo tardo imperiale. Il frammento lapideo ritrovato, di forma pressoché trapezoidale, esaminato da un giovane archeologo di Colli Aniene di nome Massimo Lauria anche esperto in epigrafia, si rivelò di una certa rarità e di un sicuro interesse storico. Si trattava infatti dell’iscrizione di un sepolcro di un liberto, un ex schiavo che evidentemente aveva fatto fortuna e si era affrancato dal suo padrone insieme con tutta la sua famiglia.

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Studiato il prezioso reperto ed integrato idealmente delle parti perdute, emerse la storia di Lucio Minucio, il padrone del liberto Lucio Minucio Erato, di professione unguentario (cioè commerciante di cosmetici e profumi) e della sua famiglia composta da Lucia Minucia Efesia, Lucia Minucia Hilaria e Lucius Minucius Hilarius Rufus.

Nota su lapide sepolcrale di Lucio Minucio Erato

Il reperto fu collocato ahimè su un muro di un ambiente sotterraneo della Cervelletta chiamato enfaticamente il museuccio, dove era stata allestita una raccolta di oggetti legati in prevalenza alle attività agricole e zootecniche dell’ampio fondo circostante.

La posizione così isolata, l’assenza di sorveglianza nonostante il casale avesse più volte attirato ladri ed una volta avesse fornito ricetto provvisorio ad uno sbandato, favorirono il furto. A noi non rimane altro che il ricordo, immortalato in qualche nostra fotografia del reperto affiancato dalla piccola tavola esplicativa dell’allora giovane archeologo Massimo Lauria.

 

Federico Carabetta


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