

Il furto scoperto dal cappellano. Portate via anche le ostie consacrate e le offerte dei malati
Un furto che supera la dimensione del danno materiale per toccare quella, ben più profonda, del sacrilegio e dell’offesa a una comunità già fragile come quella dei degenti di un ospedale.
Nella mattinata di martedì 16 giugno, intorno alle 10, la cappella dell’Aurelia Hospital è stata teatro di un raid sacrilego: ignoti si sono introdotti nel luogo di culto della struttura sanitaria, sradicando e portando via il tabernacolo della chiesa.
A fare l’amara scoperta è stato il cappellano dell’ospedale che, entrato nei locali per le consuete funzioni e l’assistenza spirituale ai malati, si è trovato di fronte l’altare spogliato.
La notizia, diffusa dal Vicariato di Roma, ha subito suscitato profondo sgomento sia tra il personale medico che tra i pazienti della clinica situata nel quadrante ovest della Capitale.
La dinamica del furto lascia ipotizzare l’azione di più persone o, comunque, un piano studiato. Il tabernacolo, manufatto di notevole peso, era infatti solidamente ancorato al proprio piedistallo.
I ladri sono riusciti a fare leva e a rimuoverlo di peso dalla sua sede, portandolo via intatto insieme al suo prezioso e sacro contenuto: le particole già consacrate.
Non contenti del pesante bottino, i malviventi hanno preso di mira anche i candelieri votivi elettronici e tradizionali presenti nella cappella, forzando i cassetti e rubando le poche decine di euro lasciate come offerta dai parenti dei ricoverati e dai fedeli di passaggio.
Sull’episodio, che si inserisce in una preoccupante scia di piccoli e grandi furti ai danni dei luoghi di culto romani, è intervenuto duramente monsignor Stefano Sparapani, vescovo ausiliare del settore Ovest della diocesi di Roma, che ha voluto esprimere la vicinanza della Chiesa ai degenti e ai lavoratori della struttura:
“Esprimiamo il nostro dolore per l’ennesimo atto sacrilego compiuto nei confronti di una chiesa e dell’Eucaristia. Siamo profondamente addolorati e affranti anche per i tanti malati che trovano conforto e sostegno spirituale in questa cappella. Affidiamo al Signore quanti vivono quotidianamente questa realtà – medici, personale ospedaliero e pazienti – e auspichiamo che la cappella possa tornare al più presto a essere pienamente luogo di preghiera e di consolazione per tutti”.
Mentre le forze dell’ordine hanno avviato le indagini — anche attraverso l’analisi delle telecamere di videosorveglianza dell’ospedale per identificare chi sia entrato e uscito con un carico così ingombrante —, la diocesi sta già pensando al futuro e alla riconsacrazione del luogo.
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