

Questo piccolo lembo di terra è ormai soffocato da abusivismi edilizi e da un’antropizzazione fuori controllo
Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re (Ovidio, Metamorfosi, XV)
Frequentato già dal Paleolitico, Castrum Inui (nome romano di un sito archeologico situato alla foce del fiume Incastro, sulla costa laziale tirrenica, nel territorio del comune di Ardea) questo piccolo lembo di terra è ormai soffocato da abusivismi edilizi e da un’antropizzazione fuori controllo, come se il genius loci si fosse trasformato in un ciclo produttivo.
Cosa vedrebbe l’appassionato di storia delle civiltà più avanzate, se volesse riscoprirne le origini? Un cancello chiuso, sicuramente. Poi incendi a capannoni, brodaglie viscose che si muovono verso il mare, dove non esiste più trasparenza ma solo emergenza. E vedrebbe, il nostro visitatore stordito, la foce di un fiume mitologico declassato a fosso di scarico.
Ecco finalmente il lascito e l’evoluzione degli antichi Rutuli.
Arriviamo lungo la via Ardeatina, nel suo tratto terminale. Davanti ai nostri occhi, il complesso residenziale Le Salzare, abusivo e spettrale. Speculare geomitologico dell’area archeologica Castrum Inui. Resti di strutture portuali, un centro fortificato, una vasta area sacra arcaica con edifici di culto: un luogo dello spirito diventato luogo di nefasti spiriti.
L’emissario del Lago di Nemi si chiama fiume dell’Incastro – acque con scopi rituali – alla cui foce emergono le antiche divinità di Esculapio, Afrodite e il dio Inuo, una divinità latina dei boschi e origine di ogni evento.
Lungo il litorale doveva sorgere il celebre Afrodisium, un frequentatissimo santuario dedicato a Venere. La città di Ardea, sicuramente fondata e abitata dai Rutuli, per la sua posizione geografica costituiva un baluardo di tutta la mappa costiera.
Oggi è ancora possibile rivivere quei riti ancestrali, quelle origini leggendarie?
Mentre Plinio il Vecchio nella sua opera (Naturalis Historia, III, 5) riferisce che nell’area dove è stato riportato alla luce il sito di Castrum Inui era presente un altro santuario di notevole importanza dedicato ad Afrodite marina, dea della navigazione, della fertilità e dell’amore, oggi Jimmy Ghione ne denuncia il momentaneo degrado.
Molteplici interrogativi affiorano dal lento fluire delle sue acque, quesiti di natura sociale, storica, antropologica. Un vasto territorio – ricco di storia, ecosistemi e leggende – è stato saccheggiato e devastato nel corso dell’ultimo secolo.
Sul sito del Fai non esiste nemmeno un censimento della foce dell’Incastro, l’inquinamento è sempre all’ordine del giorno e percorrere il torrente ha a che fare con le paure più recondite dell’errare umano.
Il sole tramonta dietro i tetti scoloriti. Una luce soffusa e rossastra ha pervaso le strade umide. Non è possibile visitare l’antico tempio. C’erano delle famiglie povere, nel complesso sgomberato.
Adesso non c’è più nessuno. Nemmeno il genius loci di Castrum Inui.
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