

L’inchiesta è partita da una denuncia per furto in abitazione e dall’osservazione attenta di alcuni siti di vendita online, dove erano comparsi oggetti rubati
Un appartamento trasformato in un vero e proprio deposito del malaffare è stato scoperto dai Carabinieri della Stazione Roma Parioli nella mattinata di lunedì 23 marzo, nel cuore di Settecamini.
L’operazione, frutto di mesi di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, ha portato all’arresto di una giovane donna di 24 anni, gravemente indiziata per ricettazione, detenzione di arma clandestina e spaccio di sostanze stupefacenti.
L’inchiesta è partita da una denuncia per furto in abitazione e dall’osservazione attenta di alcuni siti di vendita online, dove erano comparsi oggetti rubati.
Incrociando le informazioni digitali, i militari hanno individuato l’abitazione in via Piero Corti, sospettata di essere un vero e proprio “hub” logistico per la criminalità locale.
Varcata la soglia dell’appartamento insieme ai colleghi della Compagnia di Tivoli, i Carabinieri si sono trovati davanti a un inventario degno di un’organizzazione strutturata:
Armi: Una pistola Beretta calibro 9×21 con matricola abrasa, completa di caricatore e munizioni, pronta all’uso.
Droga: Quasi 5 chilogrammi di hashish, destinati alle piazze di spaccio della Capitale.
Contanti: Oltre 20.000 euro in banconote italiane ed estere, ritenuti frutto di attività illecite.
Ma non è tutto: la casa custodiva anche la refurtiva di numerosi furti e rapine. Tra gli oggetti sequestrati figurano borse e calzature di lusso, orologi e gioielli di pregio, tablet, smartphone di ultima generazione e persino tre monopattini elettrici.
Ritrovati anche passaporti e carte d’identità intestati a cittadini stranieri, insieme a contabilità sospetta legata a un’attività di autonoleggio.
La 24enne è stata posta agli arresti domiciliari, misura già confermata dal Tribunale di Roma.
Ora le indagini proseguono: gli investigatori stanno analizzando dispositivi elettronici e documenti contabili sequestrati, con l’obiettivo di ricostruire la provenienza di tutta la refurtiva non ancora identificata e capire se la donna fungesse da custode per conto di una rete criminale più ampia operante tra i Parioli e Tivoli.
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