

Le forze dell’ordine, schierate con precisione millimetrica, hanno evitato il contatto diretto tra le due fazioni
Un filo di tensione ha attraversato la mattinata del 25 aprile a Porta San Paolo, cuore simbolico della Resistenza romana.
Dove da decenni si ricordano i partigiani ebrei della Brigata ebraica, quest’anno si è sfiorato lo scontro con gruppi filo-palestinesi, accorsi per contestare la presenza delle bandiere israeliane.
Le forze dell’ordine, schierate con precisione millimetrica, hanno evitato il contatto diretto tra le due fazioni, dividendo fisicamente le manifestazioni e contenendo il rischio di degenerazioni.
Ma l’atmosfera è rimasta incandescente. “Razzi, razzi da Gaza a Tel Aviv”, hanno gridato alcuni attivisti, mentre altri tentavano di issare una bandiera di Hamas sulle mura antiche. Un gesto che ha acceso gli animi – e non solo tra gli agenti: anche tra gli stessi manifestanti si è levato un “no” deciso.
È stato un momento cruciale: militanti del Carc, il Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, hanno provato ad esporre il vessillo verde con scritte in arabo.
Ma sono stati subito fermati. Non dalla polizia, bensì da altri manifestanti che hanno intuito il rischio mediatico e politico. “Non è questo il momento né il luogo”, hanno detto.
Nel frattempo, sulle mura sono state deposte le corone in onore dei caduti della Resistenza, tra gli applausi silenziosi della comunità ebraica e dei rappresentanti delle istituzioni.

E mentre il corteo ufficiale si allontanava, gli antagonisti hanno ripreso a gridare slogan contro Israele, la Nato, e anche il Partito Democratico, accusato di “tradire la lotta antifascista”. Una bandiera dell’Alleanza Atlantica è stata data alle fiamme sotto lo sguardo vigile della polizia.
A commentare i fatti, anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa: “Ogni forma di antisemitismo e violenza va condannata con fermezza. Solidarietà alla Comunità Ebraica e alle forze dell’ordine”.
Intorno a mezzogiorno, il corteo filo-palestinese si è spostato verso Parco Schuster, mentre una parte dei manifestanti è rimasta in presidio a Porta San Paolo.
La giornata della Liberazione si è così trasformata, almeno in parte, in un teatro di fratture ideologiche che attraversano la società e la memoria collettiva.
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