Occupazioni, assemblee e cortei: la protesta studentesca accende Roma

Nel mirino l'edilizia scolastica crollata a pezzi, le riforme punitive dell'esecutivo e le barriere d'accesso per gli alunni stranieri

Una miccia accesa sulle rive della Senna, rimbalzata a Torino ed esplosa con fragore tra i corridoi degli istituti scolastici della Capitale.

L’autunno caldo del mondo studentesco romano ha sciolto gli indugi, trasformando lo scontento serpeggiante per lo stato fatiscente degli edifici ed i provvedimenti governativi in una vera e propria reazione a catena.

Dopo la prima fiammata scoccata martedì 6 ottobre con l’occupazione del liceo scientifico Cavour, la mobilitazione ha travolto all’alba di mercoledì 7 ottobre altre due roccaforti scolastiche della città: l’istituto Lattanzio ed il Tullio Levi Civita.

«Riprendiamoci le aule»: dal Lattanzio al Levi Civita la rivolta contro le “caserme”

A dettare la linea politica ed operativa della protesta è stato il messaggio al fulmicotone diffuso dai collettivi del Lattanzio, che riprende parola per parola la parola d’ordine della piazza transalpina: «Fare come in Francia. Occupiamole tutte. Blocchiamo tutto».

Un manifesto d’intenti aggressivo e consapevole che mette a nudo le criticità del sistema:

Il no al modello coercitivo: i ragazzi rifiutano una deriva pedagogica che giudicano trasformata in una “caserma” securitaria e precaria, orientata al controllo piuttosto che alla formazione civica;

La trincea sull’integrazione: durissimo l’affondo ideologico contro l’ipotesi di introdurre un tetto del 30% all’ingresso di alunni di cittadinanza straniera nelle classi. La risposta degli studenti è netta e priva di diplomazia: «Vogliamo il tetto ai razzisti fissato allo 0%».

In contemporanea, la protesta ha serrato i portoni dello scientifico Tullio Levi Civita. Qui il malcontento ha basi concrete e strutturali: tra i motivi centrali del blitz spicca lo stato di totale abbandono del quinto piano della sede, dichiarato inagibile da anni e mai restituito alla didattica tra promesse da marinaio e cantieri fantasma.

Presidio a Villa Patrizi: la mossa dello Chateaubriand tra fischietti e rincari

L’eco delle mobilitazioni ha oltrepassato i confini della scuola pubblica statale arrivando a bussare alle porte delle istituzioni estere presenti a Roma.

In mattinata, circa 150 ragazzi del prestigioso liceo francese Chateaubriand di via di Villa Patrizi hanno incrociato le braccia rifiutandosi di entrare nelle aule.

Tra fischietti, striscioni ed assemblee volanti, gli studenti dell’istituto transalpino hanno espresso la propria fratellanza con i coetanei d’Oltralpe, puntando l’indice sia contro le riforme nazionali sia contro l’impennata costante delle rette d’iscrizione.

Un contagio esteso che vede ormai in stato d’agitazione permanente ed in fermento assembleare anche storiche sedi capitoline come l’Avogadro ed il Newton, pronte ad unificare i cortei verso il Ministero.

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