Testaccio. Il Cimitero Acattolico per gli Stranieri

È uno dei luoghi di sepoltura più antichi in Europa e accoglie oltre 6.000 persone, compresi nomi illustri, tra cui John Keats, Percy Bysshe Shelley, Antonio Gramsci, Carlo Emilio Gadda, Andrea Camilleri e Giorgio Napolitano. Il Cimitero Acattolico per gli stranieri a Roma, situato a Testaccio alle spalle della Piramide Cestia e noto anche come “il cimitero degli Inglesi” o “dei Protestanti”, è un luogo suggestivo, ricco di fascino, storia e arte.

In questo rettangolo di verde di circa 18.000 metri quadrati, curato ed elegante, inglesi e americani, protestanti e musulmani, ebrei e ortodossi riposano insieme. Gli alberi e le antiche mura Aureliane formano una sorta di quinta che protegge dal traffico circostante e crea un clima di pace e serenità. La parte antica sembra un vero e proprio parco con i gatti che passeggiano come se fossero i veri custodi del luogo (all’interno della struttura c’è un’oasi felina) tra i pini e i cipressi, “ceri disfatti presso il letto d’un ammalato”, lì definì Oscar Wilde dopo una visita alle tombe di Shelley e Keats nel 1877.

“Non c’è al mondo altro cimitero che ispiri un tal senso di pace infinita, di speranza e di fede. Nella pace solenne dormono insieme l’ultimo sonno uomini di ogni razza e paese, d’ogni lingua ed età. Quanti però qui riposano all’ombra della Piramide di Caio Cestio, fra pini, cipressi, mirti e allori, rose selvatiche e fiammeggianti camelie, hanno tutti potuto godere la felicità di vivere più o meno a lungo nella Città Eterna”. Così viene descritto sul sito ufficiale.

Attualmente sia a causa dello spazio limitato, sia per mantenere intatta l’originaria vocazione, il Cimitero Acattolico concede solo in casi eccezionali la sepoltura a personaggi italiani internazionalmente riconosciuti per meriti particolari, a condizione che siano di confessione non cattolica e residenti a Roma o in Italia “alla data del decesso”, secondo l’articolo 16 dello Statuto.

“Il cimitero è attivo ma abbiamo pochissimo spazio, da qui la necessità di avere un regolamento molto rigido sulle sepolture, anche perché in passato ci sono state troppe deroghe – spiega la direttrice Yvonne Mazurek, in carica dal 1 gennaio 2023 – La nostra priorità è garantire il benessere dei concessionari e la sensibilizzazione dei visitatori alla vocazione di questo luogo. Si tratta di un luogo ecumenico che emana una spiritualità laica, invitiamo coloro che lo visitano ad accordarsi con questa qualità e atmosfera”.

La nascita della struttura risale al 1716 quando Papa Clemente XI vi concesse la sepoltura dei membri della Corte Stuart, una corte cattolica con alcuni componenti protestanti, in esilio dall’Inghilterra. Il permesso fu poi concesso ad altre persone non cattoliche.

La realizzazione del Cimitero Acattolico riuscì a soddisfare anche un’altra esigenza, generatasi tra il ‘700 e l’800 quando, in occasione del Grand Tour (viaggio di formazione dei rampolli delle famiglie aristocratiche), molti giovani studenti e avventurieri giungevano in Italia, considerata la custode dell’antichità classica. Questi viaggi a volte avevano un triste epilogo ed era necessario trovare un luogo di sepoltura.  Nel 1894 l’Ambasciata di Germania acquistò, anche a nome delle Colonie Estere Acattoliche, circa 4.300 metri quadrati per ampliare la struttura che assunse le dimensioni attuali e nel 1918 fu dichiarata zona monumentale di interesse nazionale. Nel 1986 il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali ha dichiarato il sito un “unicum”, decretandolo di particolare importanza storico-artistica.

Il monumento funebre più celebre è l’Angelo del dolore (utilizzato in diverse copertine di album rock, ad esempio dagli Evanescense), realizzato nel 1894 dallo scultore americano William Wetmore Story per la tomba della moglie, mentre per gli amanti della poesia, tappa obbligata sono le tombe di John Keats e Percy Shelley che morì al largo della costa tirrenica e fu cremato sulla spiaggia vicino a Viareggio. Sulla lapide di Keats si possono leggere le parole, in inglese, degli amici Joseph Severn e Charles Brown: “Questa tomba contiene i resti mortali di un giovane poeta inglese che, sul letto di morte, nell’amarezza del suo cuore, di fronte al potere maligno dei suoi nemici, volle che fossero incise queste parole sulla sua lapide: qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua”, mentre Percy Shelley, in una lettera, aveva descritto così questo luogo “un declivio verde vicino alle mura, sotto la tomba piramidale di Cestio, il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”.

La parte attiva del Cimitero ospita anche la tomba di Giorgio Napolitano, 11° presidente della Repubblica, deceduto il 22 settembre del 2023. “C’erano alcuni posti liberi, anche più appartati, ma la famiglia ha deciso di seppellirlo in mezzo alla gente, una scelta etica e anche poetica” – sottolinea la direttrice.

Lo scorso 2 novembre, in occasione della commemorazione dei defunti, il Cimitero è stato visitato da Papa Francesco, prima visita di un pontefice da quando i suoi predecessori, più di 300 anni fa, assegnarono questa terra ai protestanti come luogo di sepoltura. Bergoglio ha lasciato un mazzo di rose rosse, legate da un nastrino bianco, sulla tomba dell’ex presidente della Repubblica.

Tra quelle monumentali, senza foto come d’uso solitamente nei cimiteri anglosassoni, la lapide più antica è quella del 1738 di uno studente di Oxford caduto da cavallo. Il primo nordamericano che vi fu sepolto, nel 1803, fu la diciottenne Ruth McEvers e, nello stesso anno, anche il Barone Friedrich Wilhelm von Humboldt, ministro della Prussia e residente a Roma, vi seppellì suo figlio Wilhelm di 9 anni. Tra gli italiani che riposano qui ci sono il poeta della beat generation Gregory Corso, il fisico Bruno Pontecorvo, lo scrittore e politico Emilio Lussu, lo scrittore e poeta Dario Bellezza, la stilista Simonetta Colonna di Cesarò e la scrittrice Luce d’Eramo.

Per visitare il Cimitero Acattolico, all’ingresso (via Caio Cestio, 6), è richiesta una donazione per coprire le spese legate alla manutenzione del verde e delle tombe, “l’80% non ha più le famiglie che se ne occupano e non riceviamo alcun tipo di finanziamento pubblico per far fronte ai costi operativi”.

A.B.

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