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Torturatori e assassini vivono tra noi

Il Condor parte dalla Cordigliera andina e passa nella bassa emiliana

Oh maestoso Condor delle Ande / portami a casa mia, sulle Ande / Oh Condor / Voglio tornare alla mia amata terra e vivere con i miei fratelli Inca, / che è ciò che più rimpiango. //”. (Daniel Alomia Robles e Julio Baudouin y Paz. 1913)

El Cóndor Pasa è una zarzuela (composizione lirica spagnola nella quale alla musica si alternano parole e balli)  la cui musica fu composta dal peruviano Daniel Alomía Robles nel 1913,  su di un testo di Julio de La Paz (pseudonimo del drammaturgo di Lima Julio Baudouin y Paz). Fu registrata legalmente nel 1933 e include anche l’omonima canzone basata sulla musica tradizionale andina del Perù, dove è stata dichiarata Patrimonio Culturale della Nazione nel 2004. Il brano – che qui potete ascoltare nella versione originale, eseguita dall’ecuadoregno Leo Rojas: https://www.youtube.com/watch?v=8kQZHYbZkLs – è stato reso famoso, nel 1970, dal due americano Simon e Garfunkel nella versione intitolata “El Condor Pasa, (If I could): https://www.youtube.com/watch?v=i6d3yVq1Xtw

Il Condor delle Ande è il più grande uccello volante al mondo, con un’apertura alare che raggiunge i tre metri e un peso che può arrivare fino a 15 chilogrammi. Era sacro al popolo Inca ed è simbolico per i popoli della Cordigliera andina, da dove parte per i suoi voli maestosi. E’ il simbolo della libertà e della volontà di vivere indipendenti che quei popoli, da sempre, esprimono. Ma il Condor è anche stato preso, impropriamente, a simbolo delle peggiori nefandezze che furono compiute dai militari golpisti latino-americani contro i militanti politici di sinistra, i sindacalisti e gli oppositori politici delle dittature militari che – negli anni ’70-‘80 del ‘900 – si allearono nel cosiddetto “Plan Condor”, per cercare di annientare ogni forma di dissenso e opposizione politica democratica in quei Paesi. 

Si trattò di un piano internazionale di repressione del dissenso politico di sinistra (ma anche vagamente liberale) che annoverava, tra gli aguzzini, anche il noto fascista italiano Stefano delle Chiaie, ma poté contare anche su altre “collaborazioni” come quella del governo francese. (*) 

Come spiega il Dizionario di Storia della Treccani, il Plan Condor consisteva in un “coordinamento segreto tra i servizi di intelligence delle dittature militari di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay e Uruguay per combattere il terrorismo e le forze eversive di sinistra in America Latina. Fu stabilito nel novembre del 1975 su proposta del capo della polizia politica cilena, il colonnello M. Contreras, ma in realtà formalizzò precedenti episodi, fino ad allora solo clandestini, di collaborazione tra questi Paesi. Estese ben presto i propri obiettivi da movimenti come il MIR a dissidenti ed esponenti democratici in esilio, che divennero vittime di omicidi, attentati e rapimenti.

L’assassinio più efferato fu quello di Orlando Letelier, un autorevole oppositore del regime di A. Pinochet ed ex membro del governo di S. Allende, ucciso dall’esplosione della sua auto a Washington il 21 sett. 1976. Nel manifestarsi come un vero e proprio terrorismo di Stato in ambito internazionale, l’O.C. si avvalse talvolta della complicità o della connivenza della CIA e dell’FBI in quanto le sue finalità sembravano compatibili con la politica anticomunista degli Stati Uniti.”

Perché inizio questa Nota parlando del Condor e della musica a lui dedicata, prima di arrivare al “Plan Condor”? Perché una recente trasmissione di Rai News 24, Spotlight, (ritrasmessa due giorni fa, alle tre di notte!) ha mandato in onda un reportage intitolato “La Fuga del Condor, i torturatori dei desaparecidos nascosti in Italia”, di Giulia Bosetti https://www.raiplay.it/video/2023/03/Spotlight—La-fuga-del-Condor-I-torturatori-dei-desaparecidos-nascosti-in-Italia-d465b67d-fe44-493a-9037-46c3a3ed4eac.html

 che racconta come appunto il Condor (leggi il “Plan Condor”) dopo avere spiccato il volo dalla Cordigliera andina sia passato per la bassa emiliana, dove hanno trovato rifugio alcuni esponenti, non di secondo piano, dei regimi repressivi latino-americani di quegli anni, in particolare in Argentina e in Uruguay. Dunque, “il volo del Condor” che – come dice la canzone andina “pasa” – ci riguarda molto da vicino.

Ma vediamo meglio chi sono i torturatori assassini che – come recita il titolo di Spotlight – si nascondono in Italia. 

Don Franco Reverberi Boschi è nato in Italia nel 1937 ed è cresciuto nel paesino di Sorbolo, in Provincia di Parma. Si è trasferito con la sua famiglia in Argentina quando aveva 11 anni e ha passato quarant’anni a San Rafael, piccolo Borgo a sud di Mendoza (città capoluogo dell’omonima Provincia, situata nella parte centro-occidentale del Paese). Secondo la Procura Distrettuale di Mendoza, nel 1976, dopo il colpo di Stato militare del 24 Marzo, Don Reverberi – che era cappellano ausiliare dell’VIII Squadra di esplorazione alpina di San Rafael, a Mendoza – è stato “parte attiva dell’apparato repressivo” “ed era cappellano del Centro clandestino di tortura e sterminio “Casa Departamental”. 

Ancora secondo le autorità argentine, Reverberi, “che aveva già militato con le forze militari antisovversione, faceva parte costantemente dei gruppi di militari dediti alle torture riferite dalle vittime sopravvissute, presenziando alle stesse, anche quelle più brutali e mortali, invitando le vittime a ‘collaborare’ con le forze armate ‘per sollievo spirituale’ 

Quando nel 2011, fu convocato dalla Procura federale, il prete era già scappato in Italia. I Giudici argentini avevano chiesto la sua estradizione già nel 2013, con le accuse di tortura, lesioni personali e sequestro di persona, ma la Corte d’Appello di Bologna aveva negato l’estradizione. Le indagini sono andate avanti in Argentina e le accuse a carico del prete di Sorbolo – che viene descritto dai testimoni sopravvissuti sempre in divisa militare e con la pistola, riconoscibile come cappellano per un colletto bianco portato sopra la giubba militare – sono diventate sempre più gravi: crimini contro l’umanità e concorso nell’omicidio di un giovane peronista di San Rafael, José Guillermo Beròn.

A Giugno del 2022, la Corte di Cassazione italiana ha ordinato che la richiesta di estradizione nei confronti di Don Reverberi venisse nuovamente esaminata, ma il prete si è opposto sostenendo, tramite i suoi avvocati, che le sue condizioni di salute non permettevano il trasferimento in Argentina. Così il prete torturatore è rimasto in Italia e come ci racconta Giulia Bosetti nel suo reportage nella chiesa di San Benedetto a Sorbolo, tutti i pomeriggi alle 18, Don Reverberi affianca nella messa il parroco del paese. A Luglio del 2020, la Corte D’Appello di Bologna, in un’udienza a porte chiuse, ha deciso che il prete torturatore di Sorbolo – sul quale pendeva un mandato di cattura dell’Interpol – poteva essere estradato in Argentina e così è stato il 10 Luglio scorso. (**)

Daniel Oscar Cherutti (Cerutti) è nato a Canuelas, Provincia di Buenos Aires (Argentina) nel 1947. E’ stato un Agente operativo della SIDE, la Segreteria dell’Intelligence di Stato che, secondo la Magistratura argentina, partecipò attivamente alla repressione militare negli anni dal 1976 al 1983. Su Cerutti – soprannominato “El Loco” (“Il Matto”) – pende un mandato di cattura dell’Interpol per sequestro di persona, tortura, sequestro di minori e complicità in omicidio. Cerutti – che in Argentina gestiva due degli 800 Centri di tortura attivi nel Paese, quelli di Bacacay e Garage Orletti, a Buenos Aires, dove. In virtù degli accordi del Plan Condor, erano detenuti anche oppositori politici di altri Paesi dell’America Latina all’epoca governati da una dittatura militare – è accusato, in particolare, di avere torturato e poi ucciso personalmente due parlamentari uruguaiani; Zelmar Michelini, del Fronte Amplio e Hector Gutierrez Ruis, del Partito Nazionale, insieme ad altre 108 persone e di averne uccise, personalmente, in totale 19; nonché di avere strappato, alle madri detenute, due bambini appena nati.

L’inchiesta di Giulia Bosetti ha rivelato che Cerutti viveva in un paese della bassa emiliana, a qualche decina di chilometri da Sorbolo, il paese di Don Franco Reverberi, dove gestiva un Ristorante. Poco dopo l’arrivo della giornalista Cerutti ha fatto perdere le sue tracce.

Jorge Nestor Troccoli italo argentino, è stato un Ufficiale dell’Intelligenze del Corpo dei Fucilieri Navali dell’Uruguay, arrivato in Italia nel 2007 per sfuggire alla giustizia del suo Paese. Già condannato all’ergastolo con altre 13 persone (per avere, in particolare, partecipato all’uccisione di 43 cittadini italiani) nel Processo sul Plan Condor, svoltosi in Italia nel 2021, è stato nuovamente posto sotto Processo a Roma, nell’Aula Bunker di Rebibbia, perché accusato di diversi omicidi tra i quali quelli della cittadina italiana Raffaella Filipazzi e di due cittadini uruguaiani, Elena Quinteros (da lui rapita nel giardino dell’Ambasciata del Venezuela in Uruguay, mentre stava per chiedere asilo politico e condotta in uno dei Centri clandestini di detenzione che dirigeva, nel quale sarà uccisa proprio da Troccoli) e Jorge Luis Potenza. Per questi ulteriori crimini, Jorge Troccoli è stato nuovamente condannato.  

Rafaella Filipazzi era originaria di Brescia ed era arrivata da bambina con la famiglia in Argentina scappando dalla Seconda Guerra Mondiale. Insieme al marito – un militante peronista- si trasferirono in Uruguay dopo il golpe del 1976: la coppia fu sequestrata il 27 Maggio del 1977, presso l’Hotel Hermitage a Montevideo e trasferita poi in Paraguay dove furono entrambi uccisi. I loro copri vennero ritrovati nel 2006 ad Asunción. 

Elena Quinteros era una sindacalista anarchica arrestata il 26 Giugno del 1976 e trasferita in un Centro di detenzione clandestino chiamato “300 Carlos”. Pochi giorni dopo, con la scusa di consegnare ai militari un altro suo compagno, si fece portare vicino all’Ambasciata del Venezuela dove cercò di scappare senza successo. I suoi resti non vennero mai ritrovati.

All’epoca di questi fatti Jorge Nestor Troccoli era il Responsabile dell’S2, il Servizio di intelligence della Marina militare uruguaiana. La sua posizione è venuta fuori da alcuni documenti ufficiali del Fusna (Cuerpo de Fusileros Navales de Uruguay), presentati dal Governo uruguaiano alla Corte di Roma. Troccoli è stato un personaggio chiave per la dittatura uruguaiana, un torturatore reo confesso come raramente accade. Lui stesso, infatti, in passato arrivò a giustificare il suo operato in un libro (“L’ira del Leviatano”) in cui rivendicava le violazioni dei diritti umani che aveva perpetrato nel nome della difesa della patria e dell’anticomunismo nel periodo della guerra fredda. 

Dopo avere visto il reportage di Giulia Bosetti – che ci ricorda anche la lotta delle Madres e delle Abuelas (le Nonne) de la Plaza de Majo, per avere notizie certe dei loro cari desaparecidos e ritrovare i loro nipoti, i bambini rubati alla nascita alle madri, poi fatte scomparire o uccise sul posto, e dati in adozione a famiglie politicamente “sicure” dai torturatori (così da essere – come quegli assassini ritenevano – “salvati” dalla “barbarie del comunismo”) perché conoscano le loro vere origini – si può, incontestabilmente, sostenere – parafrasando il titolo di uno dei libri di Simon Wiesenthal, il noto cacciatore di nazisti, (“Gli Assassini sono tra noi”, Garzanti, 1967) che appunto “gli assassini sono tra noi”. 

Il Condor, dunque “pasa”, ovvero continua a volare in Italia, partendo dal suo rifugio sulla Cordigliera andina. Quel volo, certo figurato e simbolico, chiede che sia fatta giustizia, giustizia universale di crimini contro l’umanità che non vanno – e non andranno mai – in prescrizione. Giustizia per noi, ma soprattutto per tutti quegli uomini e quelle donne a cui la vita è stata strappata, in quegli anni, dai militari golpisti e assassini e dai loro fiancheggiatori di ogni risma e Paese. Giustizia, dunque, per la loro e per la nostra Memoria (***)

(*) Il nome di Stefano Delle Chiaie (in verità Delle Chiaje, morto nel Settembre del 2019), fondatore in Italia dell’Organizzazione di estrema destra “Avanguardia Nazionale” è salito alla ribalta delle cronache giudiziarie svariate volte, anche in relazione al cosiddetto “Plan Condor”. Delle Chiaie, negli ambienti sia politici che giudiziari, è stato considerato come un personaggio che ha giocato un ruolo importante, ad esempio, nel tentato assassinio, dell’ex Ministro cileno del Governo Allende, (ed esponente di spicco della Democrazia Cristiana cilena), Bernardo Leighton e di sua moglie, avvenuto a Roma il 6 Ottobre del 1975. Delle Chiaie – che aveva conosciuto Pinochet in Spagna, ai tempi di Franco, e che nella DINA (la polizia politica cilena) ricopriva il grado di Colonnello – aveva partecipato attivamente all’attentato (secondo una testimonianza rilasciata al Giudice Salvini dal neofascista Pierluigi Concutelli, nel Maggio del 2002) mettendo a disposizione uomini, mezzi e sedi della sua Organizzazione. Il tentato omicidio di Leighton e della moglie era stato concepito proprio all’interno del “Plan Condor”. 

In Bolivia, Delle Chiaie, aveva partecipato al golpe, del 1980, che portò al potere  Luis Garcia Meza Tejada. Il Gruppo paramilitare che “er caccola” aveva fondato – insieme a Pierluigi Pagliai (morto per le ferite riportate durante il suo arresto, in Bolivia, nel 1982) e a Klaus Barbie – il criminale di guerra nazista soprannominato il “boia di Lione” (che in Bolivia si faceva chiamare Klaus Altman) morto a Lione, il 25 Settembre 1991 – si chiamavano “I fidanzati della morte”.

Dopo 17 anni di latitanza, Delle Chiaie, passato miracolosamente indenne tra i diversi Processi in cui era imputato, diventa l’ispiratore del Fronte Nazionale (da non confondere con l’omonima Organizzazione fascista fondata e guidata da Junio Valerio Borghese), organizzazione di estrema destra diretta da Adriano Tilgher (indagato di recente nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta in relazione all’Osservatorio fascista sull’attività dei magistrati scomodi, scoperto dalla DIA del capoluogo nisseno), fonda e dirige un’Agenzia di Stampa che chiama “Publicondor” (un nome che è tutto un programma!!) e si occupa di alcune trasmissioni televisive in una Rete privata di Lametia Terme. “La giornalista francese Marie Monique Robin trovò negli archivi del Ministero degli Affari Esteri di Parigi il documento originale che testimonia un accordo del 1959 tra Parigi e Buenos Aires il quale creava una missione militare francese permanente degli ufficiali che avevano partecipato alla Guerra di indipendenza algerina. 

Tale accordo continuò fino al 1981, anno in cui fu eletto presidente il socialista François Mitterrand. La giornalista dimostrò come il governo di Valéry Giscard d’Estaing avrebbe collaborato in segreto con la dittatura militare di Videla e con il regime di Pinochet in Cile. I primi ufficiali argentini partirono alla volta di Parigi nel 1957 per partecipare a un corso di addestramento della durata di due anni nella scuola militare Ercole de Guerre. «In pratica» dichiarò Robin durante un’intervista al giornale argentino Pagina/12 «l’arrivo dei francesi in Argentina portò a un ampliamento notevole dei servizi d’intelligence e all’elezione della tortura come arma principale nella guerra contro la sovversione nel concetto di guerra moderna.”. Così scrive Vito Ruggero a pagina 55 della sua Tesi di Laurea, presentata all’Università di Pisa e intitolata: “I Giorni del Condor, sistemi repressivi tra America Latina ed Europa”

(**) Nel 2010, durante il Processo di Mendoza contro gli aguzzini della dittatura militare argentina, alcuni sopravvissuti riferirono che, mentre venivano torturati, ad assistere era presente il “curatano”, il prete italiano Franco Reverberi Boschi che, con la Bibbia in mano, invitava i prigionieri a collaborare con i loro aguzzini. “Ci picchiavano e ci torturavano a qualsiasi ora del giorno e della notte, e Franco Reverberi era sempre presente” – sostiene Roberto Flores, uno dei sopravvissuti –. “Era un habitué delle torture, ha commesso crimini contro l’umanità.”

(***) Tra le Organizzazioni che in Argentina si battono per ritrovare i figli rubati alle donne desaparecide e informarli delle loro vere origini familiari, va ricordata anche quella denominata Hijos (Figli) por la Identitad y la Justicia contra el Olvido y el Silencio.  Formatasi in Argentina nel 1995, raduna i figli di desaparecidos che, come dichiarato dalla loro sigla, si battono per l’identità e la giustizia e contro l’oblio e il silenzio. Essi hanno promosso una nuova modalità per affrontare l’impunità dei militari della dittatura, denominata “El Escrache”, che in spagnolo significa “sputtanamento”.  

Esso consiste nell’organizzare delle manifestazioni presso le abitazioni degli individui direttamente compromessi con la dittatura militare, le quali vengono “marchiate” con il lancio di un palloncino di vernice rossa e, successivamente, vengono lette le accuse rivolte ai torturatori che le abitano, diffuse in tutto il Quartiere, tramite l’affissione di manifesti. Lo scopo dell “Escrache” è quello di sopperire le mancanze della giustizia; è anche quello di avvertire i vicini che un torturatore assassino vive tra loro e quindi “che il panettiere non gli venda il pane, che il vicino non lo saluti…”, che si senta, insomma, in una prigione grande quanto tutta l’Argentina, una prigione fatta del disprezzo e della condanna di tutta la società. Riguardo il tema dei figli rubati nell’Argentina dei militari golpisti, vale la pena vedere il film “Figli (Hijos)” diretto, nel 2002, dal regista Marco Bechis che è stato lui stesso, per qualche tempo, prigioniero dei militari golpisti argentini e che, su quell’esperienza non solo sua, ha diretto, nel 1999, il Film “Garage Olimpo”.

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”


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