

Un 22enne sequestrato, preso a calci e picchiato con una catena metallica. Tra gli indagati una ragazza di 28 anni e due giovani
Ha finto di essere la solita amica di sempre, lo ha attirato in una stanza d’albergo con un pretesto banale e, una volta chiuso il chiavistello della porta, lo ha consegnato ai suoi aguzzini.
Per due interminabili ore, un ragazzo romano di 22 anni è stato trasformato nel bersaglio di una violenza sadica e sistematica, spogliato della propria dignità, rapinato e torturato.
La squallida vicenda, risalente all’ottobre dello scorso anno e consumata tra le mura di un bed & breakfast nel cuore del rione Trastevere, si è chiusa con l’arresto di tre giovani.
I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Trastevere, coordinati dal pool per la criminalità diffusa della Procura capitolina, hanno notificato le misure cautelari emesse dal Gip: arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un ragazzo di 24 anni e una ragazza di 28, mentre per un terzo complice di 23 anni è scattato l’obbligo di firma.
Le accuse per loro sono pesantissime: concorso in sequestro di persona, rapina aggravata e tortura, uno dei primi casi di contestazione di questo reato sul territorio romano.
Secondo quanto ricostruito minuziosamente dai militari attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, il tracciamento delle celle e le immagini delle telecamere di zona, i tre avrebbero agito seguendo una precisa regia.
Sfruttando un rapporto di pregressa conoscenza e finta amicizia, la ventottenne ha fatto da esca: ha invitato la vittima nella stanza del B&B e, per dare il segnale ai complici, lo ha convinto a registrare un messaggio vocale sul telefono.
Pochi istanti dopo l’invio dell’audio, i due complici hanno fatto irruzione nella camera. La porta è stata sbarrata dall’interno per impedire qualsiasi via di fuga, trasformando quella stanza in una vera e propria cella di punizione.
Per il ventiduenne è iniziato un vero e proprio calvario. Immobilizzato, il giovane è stato preso a calci e pugni sul viso e sul corpo, per poi essere ripetutamente colpito con una pesante catena di metallo.
Una violenza fisica brutale che, secondo l’impianto accusatorio, è stata accompagnata da rituali di umiliazione volti ad annientare la resistenza psicologica della vittima:
Gli aguzzini gli hanno versato addosso una bottiglia di birra, costringendolo poi a mettersi in ginocchio per asciugare e ripulire il pavimento bagnato, tra risate, insulti e minacce.
Dopo averlo costretto a sbloccare lo smartphone per controllarne il contenuto e i messaggi privati, i tre lo hanno rapinato di tutti i contanti che aveva nel portafoglio prima di lasciarlo andare.
All’ospedale, i medici hanno riscontrato la frattura dell’orbita oculare sinistra e numerose lesioni sul corpo, con una prognosi di trenta giorni.
Solo il coraggio della vittima, che ha deciso di denunciare tutto ai Carabinieri superando il muro della paura e della vergogna, ha permesso di avviare le indagini e fare luce su un incubo durato due ore, consumato nel cuore della notte trasteverina.
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