Una storia dimenticata: 3 settembre 1943, l”’Armistizio corto” di Cassibile

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini” - 12 Settembre 2022

Il 3 Settembre 1943, un venerdì di 79 anni fa, venne siglato segretamente, sotto una tenda militare montata in un’amena località presso l’abitato di Cassibile in Provincia di Siracusa, un Accordo con il quale il Regno d’Italia avrebbe dovuto cessare, senza condizioni, le ostilità nei confronti delle Forze Armate Alleate che, tra il 9 ed il 10 luglio erano sbarcate in Sicilia, occupandola totalmente il 17 agosto, dopo feroci combattimenti con le truppe tedesche e italiane di stanza nell’Isola.

Un evento, la firma di quell’Accordo, noto anche come l’”Armistizio corto”, che a torto viene trascurato dai più, abituati a porre maggiormente l’accento sui fatti dell’8 settembre successivo. L’Accordo del 3 settembre del 1943 – che segna l’inizio di eventi che saranno poi assai importanti per il nostro Paese – fu definito dal Generale Dwigth Eisenhower, Comandante in Capo delle Forze alleate, come “the crocket deal”, ovvero “l’affare sporco”, per come era stata condotta la trattativa per arrivare alla sua firma. Per questo rifiutò di firmarlo personalmente, delegando il Generale Walter Bedell Smith, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito USA. (*)

Un Accordo, quello siglato a Cassibile, sommario che metteva insieme diversissimi punti di vista tra americani e inglesi sul trattamento da riservare all’Italia, a cui sarebbe seguito un ulteriore Accordo politico, noto come l’”Armistizio Lungo”, che verrà siglato a Malta, nelle acque del Porto della Valletta, il “Grand Harbour”, il 29 Settembre 1943, a bordo della Corazzata inglese “Nelson”, dai rappresentanti degli alleati – Generale Eisenhower, Ammiraglio Cunningham, Generale Mc Farlane, Generale Gorth ed i loro ufficiali – e dai rappresentanti dell’Italia: il Maresciallo Pietro Badoglio, il Generale Vittorio Ambrosio, Capo di Stato Maggiore Generale, il Generale Mario Roatta, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Renato Sandalli, Ministro dell’Aviazione, e l’Ammiraglio Raffaele De Courten, Ministro della Marina e Comandante in Capo della Flotta italiana, con i loro ufficiali. (**)

L’Accordo “corto” sarebbe dovuto entrare in vigore dal momento del suo annuncio pubblico, in un primo tempo fissato per il 15 settembre. Annuncio che di fatto sarà dato, invece, nel pomeriggio dell’8 settembre, alle ore 18.30 italiane, tramite Radio Algeri, con una dichiarazione del Generale Dwigth Eisenhower. Dopo circa un’ora, il Capo del Governo italiano, Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, si trovò costretto a confermarlo con il famoso proclama, trasmesso dalla Sede dell’EIAR, in via Asiago a Roma, alle 19,47 di quel giovedì 8 Settembre, con il seguente radiomessaggio agli italiani:

“Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.

Sono noti – li racconta dettagliatamente Emilio Lussu nel suo “La Difesa di Roma”, pubblicato postumo nel 1987, per i tipi della DES, Editrice Democratica Sarda – i tentativi del re savoiardo Vittorio Emanuele III e dello stesso Badoglio di bloccare, o almeno posticipare, l’annuncio dell’avvenuto armistizio, tentativo frustrato dalla dichiarazione di Eisenhower da Radio Algeri; così come è nota la fuga  da Roma per Brindisi, all’alba del 9 settembre 1943, del re, di molti componenti della sua corte e della quasi totalità dello Stato Maggiore militare, con i Generali Roatta e Badoglio in testa; fuga che lasciò l’Esercito senza ordini provocandone lo sfascio  e favorendo la successiva occupazione di Roma da parte dei tedeschi, nonostante la strenua resistenza, opposta da militari e civili, insieme per la prima volta, a Porta San Paolo e in altri luoghi della città, fin dalla  stessa  sera  dell’8 Settembre ’43.

Dunque una data, quella che si ricorda (o almeno si dovrebbe ricordare) oggi, non trascurabile dal punto di vista storico, ma anche da quello umano, visti i sacrifici, in sofferenze e vite, che dalla reazione tedesca a quella decisione italiana deriveranno a tutto il nostro Paese, a cominciare dagli 800-850mila militari italiani (gli IMI) che, dopo la proclamazione dell’Armistizio, verranno rastrellati e deportati dai tedeschi.

Sotto potete leggere le clausole dell’”Armistizio corto” di Cassibile.

Dar Ciriola

(*) Occorre precisare che – come ricorda Sergio Lepri in una pagina del suo Suto web, sotto  il titolo “29 Settembre 1943”, il termine “Armistizio Lungo”, affibbiato all’Accordo firmato a bordo della Corazzata inglese “Nelson” è improprio per due motivi. In primis perché è niente altro che la versione effettiva dell’Accordo, mentre il Documento firmato a Cassibile, detto “corto”, ne era solo uno stralcio. Secondariamente perché gli alleati quell’Accordo non lo definirono con il termine “Armistice”, ovvero “Armistizio”, ma semplicemente con la parola “Surrender”, ovvero “Resa”. Il titolo ufficiale di quell’Accordo è Infatti: “Instrument of surrender of Italy”.

(**) Va ricordato che il Generale Mario Roatta, durante il fascismo Capo del Servizio Informazioni Militari (SIM), fu l’organizzatore – per conto di Mussolini e del genero Galeazzo Ciano, all’epoca Ministro degli Esteri – dell’assassinio, il 9 Giugno 1937, dei Fratelli Carlo e Nello Rosselli, da parte dei fascisti francesi de La Cagoule e successivamente al 25 Luglio 1943, venne nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Alla fine del conflitto mondiale Roatta fu inserito, dagli Jugoslavi, nella Lista dei criminali di guerra, che volevano fossero loro consegnati dall’Italia. In particolare, volevano processare Roatta per i crimini contro la popolazione civile da lui ordinati, con la “famosa” Circolare N. 3C, del 1° Marzo 1942 www.occupazioneitalianajugoslavia41-43.it/wp-content/uploads/2021/04/circolare_No.-3-C_-1942bis.pdf

La Circolare venne emanata da Roatta quando era Comandante dell’Esercito Italiano nella Provincia di Lubiana e contenente tra l’atro norme sul “trattamento da fare ai ribelli [che] non deve essere sintetizzato nella formula “dente per dente”, bensì da quella “testa per dente!”. Ma la consegna non avvenne mai e il Generale Roatta – processato nel 1945 per il ruolo svolto durante il fascismo, riuscì a fuggire prima del Processo rifugiandosi nella Spagna franchista. Condannato in primo grado e poi assolto dalla Corte di Cassazione, rientrò in Italia a seguito delle varie amnistie del dopoguerra e morì tranquillamente a Roma, il 7 Gennaio del 1968.

Il generale Castellano (in borghese) ed il generale Eisenhower si stringono la mano dopo la firma dell’armistizio a Cassibile

Documento: Testo dell’Accordo siglato a Cassibile, il 3 Settembre 1943:

Le seguenti condizioni d’armistizio sono presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate, il quale agisce per delega dei Governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e nell’interesse delle Nazioni Unite, e sono accettate dal maresciallo Pietro Badoglio, capo del Governo italiano.

1.Cessazione immediata di ogni attività da parte delle forze armate italiane.

2.L’Italia farà ogni sforzo per negare ai tedeschi tutto ciò che potrebbe essere adoperato contro le Nazioni Unite.

3.Tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite dovranno essere consegnati immediatamente al comandante in capo alleato , e nessuno di essi potrà ora , o in qualsiasi momento, essere trasferito in Germania.

4.Trasferimento immediato della flotta italiana e degli aerei italiani in quei luoghi che potranno essere designati dal comandante in capo alleato, insieme coi particolari sul loro disarmo che saranno da lui fissati.

5.Il naviglio mercantile italiano potrà essere requisito dal comandante in capo alleato per supplire alle necessità del suo programma militare-navale.

6.Resa immediata della Corsica e di tutto il territorio italiano, sia delle isole che del Continente, agli Alleati, per essere usati come basi di operazioni e per altri scopi, secondo le decisioni degli Alleati.

7.Garanzia immediata del libero uso da parte degli Alleati degli aeroporti e basi marittime in territorio italiano, senza tener conto dello sviluppo dell’evacuazione del territorio italiano da parte delle forze tedesche. Questi porti e aeroporti dovranno essere protetti dalle forze armate italiane finché questo compito non sarà assunto dagli Alleati.

8.Immediato richiamo in Italia delle forze armate italiane da ogni partecipazione alla guerra in qualsiasi zona in cui si trovino attualmente impegnate.

9.Garanzia da parte del Governo italiano che se necessario impiegherà tutte le sue forze disponibili per assicurare la sollecita e precisa esecuzione di tutte le condizioni d’armistizio.

10.Il comandante in capo delle forze alleate si riserva il diritto di prendere qualsiasi misura che egli ritenga necessaria per la protezione degli interessi delle forze alleate per la prosecuzione della guerra, e il Governo italiano si impegna a prendere quelle misure amministrative o di altro carattere che potranno essere richieste dal comandante in capo , e in particolare il comandante in capo stabilirà un Governo militare alleato su quelle parti del territorio italiano che egli riterrà necessario nell’interesse militare delle Nazioni Alleate.

11.Il comandante in capo delle forze alleate avrà pieno diritto di imporre misure di disarmo, di mobilitazione, di smilitarizzazione.

12.Altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario che l’Italia dovrà impegnarsi a eseguire saranno trasmesse in seguito.

Firmato a Cassibile il 3 settembre 1943, dal generale Walter Bedell Smith per il generale D.D. Eisenhower, comandante in capo alleato e dal generale G. Castellano per il maresciallo Badoglio.

 


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