Viale dei Quattro Venti e il perché di questo nome

Gioia Farnocchia - 19 Maggio 2017

Viale dei Quattro Venti è una lunga strada alberata che attraversa Monteverde Vecchio da piazza Cucchi a piazzale Dunant, unendo le due anime del quartiere, la parte più vecchia e quella “nuova”, cresciuta a partire dagli anni 50. E’ un viale grande, alberato e, dove costeggia la ferrovia divenuta ora metropolitana, distanzia così tanto i palazzi da dare l’illusione ottica di essere ancora più ampio.

Proprio per questo e per il vento che spesso spira da un lato all’altro, tagliando il quartiere con folate e foglie, molti credono che il nome “quattro venti” si riferisca alle correnti d’aria che non possono essere arrestate dal riparo delle costruzioni.

Un nome evocativo, quasi poetico che fa venire voglia di alzare il viso, di cercare quel vento, o meglio quei venti particolarmente intensi, che avevano suggerito il suo nome.

Eppure, la vera origine di “quattro venti” è da cercare nella storia del Risorgimento e nei fatti della Repubblica romana; e così la scopriamo molto meno poetica e fantasiosa e molto più tragica, legata, come spesso accade, ad un episodio violento e eroico del 1849.

Il 3 giugno di quell’anno il generale Oudinot alla testa dell’esercito francese, rompendo un accordo preso in precedenza, attaccò Roma dalla parte del Gianicolo con trentamila uomini bene armati e disciplinati; a contrastarlo solo ottanta camicie rosse garibaldine che stavano apprestando le difese e che furono tutte sterminate. Ma resistettero fino all’eroismo e permisero così a Garibaldi, a Mameli e agli altri difensori di accorrere e di contrastare l’avanzata francese. Il sacrificio fu inutile perché Roma venne stretta d’assedio e bombardata. La popolazione sopportò con coraggio i sacrifici e contribuì alla difesa.

La Repubblica aveva ormai i giorni contati. Pure continuò a combattere e a resistere con tenacia nonostante la schiacciante superiorità delle forze nemiche. I Francesi aprirono le prime brecce il 21 giugno; il 29 e 30 giugno sferrarono l’attacco finale, sfondando le difese.

Per volere dello stesso Oudinot, impressionato dal sacrificio degli ottanta disperati, questa via fu dedicata a loro, agli ottanta, i quatre-vingts che da allora attraversano nel ricordo quei luoghi che li hanno visti combattere e morire. Proprio come una corrente d’aria che  scompiglia i capelli.


Commenti

  Commenti: 7

  1. roberto nannarelli


    mercato di san giovanni di dio quando?

    ————

    Salve Roberto, pensiamo che abbia lasciato questo (ed un altro) commento qui sbagliando però articolo.

    La redazione


  2. Scusate se devo deludere qualcuno, ma questa storia del ‘quatre-vingt’ è assolutamente falsa: in primo luogo non sono stati affatto 80 coloro che si opposero all’avanzata di dei generali Mollière e Levaillant( i due generali di brigata agli ordini del capo di stato maggiore Oudinot), ma migliaia resistettero prima all’attacco proditorio del 3 giugno e poi all’assedio che durò praticamente un mese. In secondo luogo Quattro Venti viene da il Casino dei Quattro Venti, il nome popolare con cui era nota Villa Corsini, ovvero la villa ubicata a 500 metri da Porta San Pancrazio, sita sul terrapieno più elevato rispetto alle mura Gianicolensi( e che riceveva quindi le correnti d’aria più tipiche). Oudinot lo fece attaccare sia il 30 aprile (assalto respinto) sia il 3 giugno (assalto vincente) perché controllando quel punto e con l’appoggio di migliaia di fanti e cavalieri avrebbe avuto la possibilità di conquistare più facilmente le mura e quindi da lì, con le batterie dei cannoni da 16 e 24 libbre e con obici da 22 cm avrebbero potuto tenere in scacco dall’alto la città. Il 3 giugno perirono nell’attacco Daverio, Masina ed Emilio Dandolo. Quindi nell’ultimo disperato tentativo di riprendere il controllo del Casino Goffredo Mameli, il giovanissimo poeta genovese autore del Canto degli Italiani, ricevette una pallottola nella coscia che incacrenendosi lo portò alla morte di lì a un mese. Da notare il sacrificio anche di tantissimi altri italiani, come Luciano Manera e gli altri bersaglieri lombardi, con anche il giovane Emilio Morosini, di appena 17 anni. Insomma, altro che 80….Gloria Eterna alla Repubblica Romana


    • confermo la colta risposta di mp perfetta in tutti i dettagli, volevo segnalare che esiste anche un’altrastoria che va girando riferita a un ottantesimo artiglieria francese che aveva le sue posizioni appunto nella zona, ma non ne ho trovato mai traccia, ricordo che l’arco di trionfo a cui fa riferimento Edoardo fu costruito in onore dei caduti francesi del 48 e per celebrare la vittoria delle truppe francesi sui rivoluzionari italiani.
      Villa Corsini come del resto la villa denominata Il Vascello (che da nome ad altre istituzioni monteverdine) andò distrutta nei combattimenti.
      Porta San Pancrazio è l’arco dove ora si trova il bel museo garibaldino di fronte all’ingresso del Gianicolo a circa 500 metri dalla basilica di San Pancrazio.
      Alcune palle di cannone erano conservate incastrate nel muro all’ingresso di villa Pamphili, ne è rimasta ancora solo una, se ne trova un’alra incastrata sulle mura di villa Sciarra, ma non vi dico dove, trovatevela.


  3. Però il Casino dove si asserragliarono i combattenti e che andò distrutto nei combattimenti si chiamava dei Quattro Venti già prima della battaglia. Lo si può trovare per esempio citato da Garibaldi nelle sue Memorie con tale nome derivante dalla pianta quadrata con 4 grossi ingressi orientati ai punti cardinali, ed alla posizione particolarmente esposta alle correnti.
    Del resto l’arco attuale, costruito nel 1860, riporta appunto 4 statue raffiguranti i venti.


  4. Volevo solo comunicarvi che mio fratello Vezio, mia sorella Caterina, ed io, insieme ad alcuni cugini e cugine, siamo nati in via dei 4 venti
    Ricordo cha da bambini andavamo a giocare presso Villa Corsini, meglio nota come “il Casino dei quattro venti”. A 500 metri dalla porta di San Pancrazio, dove mio fratello,mia sorella ed io, ed alcuni cugini,siamo stati battezzati. Nostro padre ci raccontava dei combattimenti dei Garibaldini proprio in quella casa dove i muri erano ancora pieni dei buchi delle pallottole francesi. Ricordo ancora che in quel periodo il giornalaio vendeva le figurine di Garibaldi e dei Garibaldini che ci scambiavamo con i cugini. I luoghi che frequentavamo di più erano Villa Sciarra ( oggi mal curata ) ed il Gianicolo, ambedue vicini a via dei 4 venti.
    Non ricordo se villa Corsini sia stata trasformata o addirittura demolita.

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