

I fatti in viale della Venezia Giulia. I residenti: "ogni giorno siamo vittime di insicurezza"
Quando la famiglia rom è arrivata davanti al portone, poco dopo le nove del mattino, il silenzio della piazza si è trasformato in un coro di voci. Prima mormorii, poi urla sempre più nitide: «Fuori!», «Qui non dovete entrare!».
In mezzo, una coppia con due bambini che stringevano zaini e buste, ignari forse fino a pochi istanti prima che quel trasferimento – atteso, assegnato, legittimo – sarebbe diventato un caso di quartiere.
Così è cominciata la protesta in viale della Venezia Giulia, nel cuore di un complesso residenziale popolare che da anni convive con disagi, tensioni e un crescente senso di abbandono.
Oggi, quel disagio è esploso davanti alla porta di una casa Erp. La famiglia rom ha provato a entrare. Poi si è fermata. Attorno, una cinquantina di persone, alcuni con cartelli, altri solo con la voce.
Nessuno ha toccato nessuno, ma l’aria era pesante, quasi elettrica. Si respirava un misto di rabbia, paura, frustrazione.
«Non ce l’abbiamo con questa famiglia», dice un uomo, uno dei primi ad aver organizzato il sit-in spontaneo. «Ma qui la situazione è diventata ingestibile. Non possiamo andare avanti così».
Il punto, spiegano i residenti, non è chi stava per trasferirsi stamattina, ma tutto ciò che è successo prima. Sette famiglie rom in pochi anni, dicono, e una parte di queste avrebbe reso la vita nei lotti «impossibile».
Il racconto è un fiume di episodi: sovraffollamento, bombole del gas negli appartamenti, materiali scaricati negli spazi comuni come fossero magazzini a cielo aperto.
E poi risse, litigi, minacce, oggetti lanciati dalle finestre. «Qualche sera fa – racconta una donna – sono volate sedie, mobili, perfino coltelli». La polizia è intervenuta più volte.
Tra i presenti c’è anche Claudio Poverini, capogruppo Pd in Municipio. Ha ascoltato le voci, ha visto la famiglia allontanarsi.
«La situazione qui è insostenibile – commenta –. E questi sono i risultati. Se non interveniamo ora, lasciamo spazio agli estremismi. Serve dialogo, presenza e un piano serio per riportare ordine».
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Certo 7 famiglie rom in un solo stabile creano un ghetto e portano disagio ai residenti, impreparati anche perché il Comune non prevede alcun accompagnamento alla vivere fuori dai campi e alla civile convivenza.
Siccome da partd di qualcuno si è parlato di razzismo suggerirei prossimamente di mandare le famiglie rom assegnatarie in via L.C. Bibulo o altri stabili simili dove gli ex occupanti miracolati li potranno ben accogliere e dimostrare la differenza fra dire e fare.