Villino Malvasia al Gianicolo

Prende il nome dal Monsignor Innocenzo, di origini bolognesi e vissuto tra il 1553 e il 1612, che lo acquistò nel 1575
Makaa Jade - 24 Gennaio 2019

Villino Malvasia prende il nome dal Monsignor Innocenzo Malvasia, di origini bolognesi e vissuto tra il 1553 e il 1612, che lo acquistò nel 1575 dalla famiglia Mazzarussi, secondo la Guida rionale di Roma (1982) a firma di Carlo Pietrangeli.

La struttura architettonica appare come un massiccio casale rustico sviluppato su due piani con loggia e immerso nel verde del colle del Gianicolo. Il suo ingresso è posto sulla via Pietro Roselli, senza numero civico, ma frontalmente al civico 15. Il Villino è situato nel territorio di pertinenza dell’Accademia Americana che nel 1927, come afferma Vincenzo Cazzato (Ville e giardini italiani, 2004), “grazie ad una cospicua donazione del Rockfeller International Education Board fu in grado di acquistare e far chiudere Via Roselli, riunificando così l’area antica del Villino Malvasia”.

Monsignor Innocenzo Malvasia fu tesoriere della Romagna e Decano dei Chierici della Reverenda Camera Apostolica, ma anche un dottissimo scrittore di agricoltura. Alla sua morte, il villino racchiudeva una ricca collezione di dipinti ed entrambi passarono di mano in mano a diversi proprietari della famiglia Barberini fino ad essere acquistata nel 1710 dal Cardinal Pietro Ottoboni. Nell’800 fu scenario delle guerre risorgimentali per l’instaurazione della Repubblica Romana, dal momento che qui i garibaldini fronteggiarono i francesi nel 1849.

A tal proposito, il sito Trastevere app sorprende con la testimonianza di un plastico conservato nel Museo del Louvre e realizzato nel 1848 al fine di studiare e combattere i ribelli della Repubblica romana, in cui compare il Villino Malvasia; e con la testimonianza che nel 1911, a seguito dell’annessione della proprietà all’American Academy, il Villino Malvasia fu destinato a locanda con il nome “Gran panorama”.

Il Villino Malvasia divenne famoso, però, per un evento che sconvolse la storia dell’astronomia, commemorato in occasione del quarto centenario nel 2011 attraverso una mostra allestita al suo interno.

Si tratta della dimostrazione che lo scienziato toscano Galileo Galilei effettuò proprio in questo villino il 14 aprile del 1611 per divulgare la sua scoperta relativa al cannocchiale. Il matematico greco Demisiani, presente all’evento, suggerì di battezzare lo strumento inventato da Galilei “telescopio”, dal momento che la dimostrazione riguardò proprio la “capacità di vedere lontano”. Nel Villino Malvasia, infatti il cannocchiale di Galilei era stato posto in direzione della basilica di San Giovanni Laterano e fu in grado di far leggere la scritta latina incisa sul frontone. Con lo stesso telescopio, nella notte stessa del 14 aprile 1611 al Villino Malvasia, lo scienziato toscano poté stupire gli astanti mostrando loro anche gli astri, i pianeti e le stelle fino ad allora conosciuti, ma ciò, successivamente fu la causa del suo processo, della sua abiura e della sua condanna. Ma questa è un’altra storia, tanto quanto quella che nel 1992, in occasione del 350° anniversario della morte di Galileo, il papa Giovanni Paolo II porse le sue scuse riconoscendo gli errori commessi dalla Chiesa.

Makaa Jade


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