11 novembre: San Martino e “la festa dei cornuti”

In questo 2020 con il Covid-19 sarà un giorno diverso
Luciano Di Pietrantonio - 10 Novembre 2020

La tradizione orale, che ormai va scomparendo, richiama spesso “proverbi e detti romaneschi” (e hanno una consuetudine quasi universale), ricorda fatti, personaggi e leggende, che sono l’espressione di una cultura popolare, che si tramanda con difficoltà ma senza essere cancellata o rimossa dalla memoria.

L’11 di novembre, giorno in cui si festeggia San Martino, è rimasta, e non solo nei Castelli romani, “l’usanza di assaggiare per la prima volta il vino novello, che può ubriacare, fare cioè scherzi del diavolo, perché fresco, frizzante e quindi ingannatore.”

Il mosto, già fermentato, ha perso ormai il fondo dolciastro dell’uva, assumendo sentore di vino, ma perché lo diventi veramente, anche nella sostanza, bisogna attendere i mesi di marzo o di aprile.

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Il proverbio si rifà direttamente al costume del popolino romano, che festeggiava l’11 novembre con pranzi e libagioni, come accadeva per il martedì grasso, in quanto successivamente cominciava il periodo liturgico dell’Avvento che prevedeva penitenze, cioè stili di vita contenuti e morigerati.

A San Martino ci si faceva anche alle beffe dei cornuti. Questa tradizione deriva dalla leggenda, presente nella mitologia latino – romana più arcaica, degli adulteri amori di Marte (di cui Martino è il diminutivo) Dio della guerra, e Venere, Dea dell’amore, che sorpresi da Vulcano, Dio del fuoco e marito della Dea della bellezza, furono da lui stesso rinchiusi in una rete di ferro per mostrarli agli Dei e averli quindi testimoni del torto subito.

Ma gli Dei dell’Olimpo lo sbeffeggiarono e lo derisero, così la delusione di Vulcano fu atroce; forse in quel momento venne seminata l’origine di un detto che dura da secoli: “cornuto e mazziato”.

Chi era San Martino di Tours? Nasce da genitori pagani in Pannonia, l’odierna Ungheria nel 316, figlio di un ufficiale, a 15 anni viene chiamato al servizio militare in Francia, durante la vita militare ha una visione, che diverrà l’episodio più conosciuto della sua vita.

Si trovava alle porte della città di Amiens, con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il povero svestito.

Quella stessa notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà del mantello che aveva condiviso con il mendicante. Udì Gesù dire ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito.”

La leggenda racconta che quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano e, all’età di 22 anni, decise di lasciare le armi e condusse una vita monastica.

Ordinato sacerdote e successivamente eletto a vescovo di Tours, manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini, morì nel 397, all’età di 81 anni.

È venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, è il primo santo non martire ricordato dalla liturgia.

Per la sua opera di evangelizzazione, fu popolarissimo in tutta Europa, e poi nelle Americhe, dove migliaia di villaggi e paesi portano il suo nome.

Non è chiaro quando sia nata la leggenda del mantello, è probabile che risalga a tempi antichissimi, di poco seguente la morte del Santo, e che si sia diffusa poi rapidamente in tutta Europa, tanto che “l’Estate di San Martino,” il periodo di bel tempo della seconda decade di novembre è stata associata dalla memoria popolare e contadina alla leggenda del mantello, ed è conosciuta praticamente ovunque, persino negli Stati Uniti, dove questo periodo di intervallo di bel tempo viene definito “Estate Indiana.”

In Italia, San Martino è il Patrono dell’Arma della Fanteria dell’Esercito Italiano, e di tante categorie come albergatori, sarti, osti, viticoltori, fabbricanti di maioliche, ecc. inoltre, più di 100 comuni, dal Nord al Sud del paese, l’11 novembre ricordano il loro Santo Patrono con devozione, e con un proverbio: “Chi non gioca a Natale / chi non balla a Carnevale / chi non beve a San Martino / è un amico malandrino.”

A Roma, la Basilica di San Martino ai Monti, è una antichissima chiesa a tre navate e 24 colonne antiche, fu dedicata a San Martino di Tours nel 500, da papa Simmaco, subì restauri e trasformazioni che non ne hanno alterato la struttura originale. Nella sagrestia è conservata la preziosa lampada votiva in lamina d’argento del V secolo, un tempo ritenuta la tiara di San Silvestro I Papa.

La festa di San Martino in moltissime località è diventata “ la festa dei mariti traditi” forse perché nel giorno dedicato al Santo si svolgevano fiere di bestiame, per lo più “munito di corna” e le fiere e i mercati duravano qualche giorno, e le mogli che rimanevano a casa – si trattava prevalentemente di donne che lavoravano nell’agricoltura, nei campi e badavano al bestiame – avevano la libertà di poter tradire i propri mariti anche con i mezzadri del loro fondo.

Questa ipotesi è la più accreditata. Conseguentemente “la festa dei cornuti” è entrata nel costume e delle tradizioni, rifacendosi anche alle leggende della mitologia.

I mariti traditi venivano fatti oggetto di scherno e di una vera caccia, sia pur simulata, nella quale essi dovevano interpretare il ruolo del cervo, animale dalle ricche e ramificate corna.

Oggi, in molte località del nostro Paese, in modo particolare in comuni medi e piccoli, come Ruviano (Caserta), Roccagorga (Latina), Grottammare (Ascoli Piceno), Santarcangelo (Rimini) si svolgono feste, sfilate, manifestazioni, attività di intrattenimento che, in chiave umoristica e godereccia, rinnovano la tradizione della “festa dei cornuti.”

In questo 2020, l’11 novembre, sarà comunque un giorno diverso, rispetto alle tradizioni ludiche, consolidate e popolari, a causa dei divieti previsti dai provvedimenti emanati dai pubblici poteri contro la pandemia del Covid – 19.

Ecco perché, in maniera impropria, la ricorrenza di San Martino viene anche definita la festa del patrono dei cornuti.

Riemerge dai nostri ricordi scolastici la celebre poesia di Giosuè Carducci.

 

Una poesia che ha avuto fortuna anche più recentemente cantata da Fiorello.

 

Le tradizioni e le usanze ci stupiscono sempre, anche dopo secoli!

 

Luciano Di Pietrantonio


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  1. Grazie, Luciano, per aver ricordato le innumerevoli fonti della tradizione della bella ed anche suggestiva ricorrenza del Santo Martino!

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