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A Ponza, l’isola degli antifascisti che fondarono la Repubblica e scrissero la Costituzione

Ieri pomeriggio, sabato 22, e questa mattina, domenica 23 aprile, lunghe camminate per le vie del centro storico di Ponza alla ricerca dei luoghi e delle case che videro, dal 1928 al 1939, l’esilio e il passaggio di circa 2000 confinati perché oppositori del regime fascista di Benito Mussolini.
Vi furono inviati, in questa e in altre isole vicine e lontane (Ventotene, Lipari, Tremiti, Ustica, ecc.), perché semplicemente antifascisti, e molti di loro dopo aver già scontato diversi anni di carcere duro.
In questa ricerca siamo stati aiutati tanto dalla rilettura, nei giorni scorsi, di due libri (Un’isola, di Giorgio Amendola, uno dei Padri della Repubblica già confinato a Ponza, e Andare per i luoghi di confino, di Anna Foa, storica e figlia di un altro Padre della Repubblica, Vittorio Foa), quanto dall’incontro casuale con un gruppo di giovani guidato da due esperti della storia ponzese: Rosanna e Umberto (del Centro Studi e Documentazione Isole Ponziane APS) che ringraziamo sentitamente.
Abbiamo così potuto visitare i cosiddetti “Cameroni” (ex carcere borbonico dove vennero alloggiati, tutti insieme, centinaia di confinati comunisti, socialisti, azionisti, anarchici e indipendenti antifascisti), quanto le case, oggi ristrutturate, prese in affitto, ma sotto stretta sorveglianza, da alcune decine di confinati che, per vari motivi, ebbero la possibilità di avere un alloggio per sé e la propria famiglia. Abbiamo così potuto vedere questi allora piccoli e scomodissimi alloggi, e ascoltare le storie, e le vicende legate al periodo isolano, di personaggi che lasciarono un’impronta profonda sulla storia dell’Italia repubblicana e democratica: Umberto Terracini (futuro presidente dell’Assemblea Costituente), Camilla Ravera, Sandro Pertini (futuro Presidente della Repubblica) Giorgio Amendola, Altiero Spinelli (uno dei Padri dell’Europa unita) Lelio Basso, Mauro Scoccimarro, Pietro Nenni, Giuseppe Romita. A Ponza fu esiliato anche ras Immirù, l’etiope comandante dell’esercito abissino, catturato durante la guerra che fu dichiarata da Mussolini perché voleva fondare il nuovo “impero romano”. Nella stessa casa nella quale fu recluso il generale abissino, per un mese venne tenuto prigioniero (la nemesi storica) lo stesso Mussolini, arrestato dopo il 25 luglio 1943, prima di essere trasferito a Campo Imperatore, dove venne prelevato dai tedeschi il 12 settembre 1943.
Sono state ore, quelle di ieri pomeriggio, e quelle di questa mattina, di intenso e profondo significato per la memoria storica delle radici della nostra Costituzione. Abbiamo ripercorso le stesse strade e gli stessi vicoli percorsi da uomini e donne che, arrestati ed esiliati in località sperdute e dimenticate da Dio e dagli uomini, riuscirono a non scoraggiarsi ma a creare una comunità operosa di perseguitati antifascisti, e soprattutto a discutere e ad elaborare i principi fondativi della futura Costituzione repubblicana; uomini e donne che meritano di essere onorati e ricordati come Padri e Madri della nostra nazione. E con loro, devono essere riconosciuti e valorizzati i luoghi che li videro relegati ed allontanati dalle loro residenze e dalle loro famiglie, ma che, nel contempo, li aiutarono (anche concretamente, attraverso la solidarietà dei loro abitanti) a temprarsi nei loro ideali e a produrre quelle idee che trovarono poi posto negli articoli della nostra Carta costituzionale.

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