A Tor Vergata arrivano appartamenti al posto di una scuola

In via Sandro Penna una sordida speculazione mascherata da strutture alberghiere
di Aldo Pirone - 15 Dicembre 2007

Ormai la vicenda è diventata uno scandalo. A Tor Vergata nuova, in via Sandro Penna, sparisce una scuola e nascono 120 mini appartamenti.

Il Piano di zona 167 sorto alla fine degli anni ’90 doveva essere dotato della scuola immaginata immersa nel verde del parco archeologico di 10 ettari. Invece attraverso una procedura che sarebbe comica se non fosse tragica, segno del degrado che ormai si è annidato in certi anfratti amministrativi comunali, accade che l’assessorato ai lavori pubblici del Comune in nome, udite udite, di servizi cui dotare il nuovo quartiere delocalizza la scuola, cede l’area pubblica a tre cooperative private consentendo, dice, l’edificazione di un complesso ricettivo-alberghiero.

Gli abitanti si domandano, ovviamente, che c’entra un albergo con i servizi di cui necessita il quartiere, ma non hanno neanche finito di domandarselo e di protestare per la presa in giro che i finti residences alberghieri si trasformano, come dice la pubblicità della Volpes-case, nome, in questo caso, altamente simbolico della società addetta a gestire la vendita, in 120 mini appartamenti di varie dimensioni che vengono concessi alla modica cifra di 5000 euro al mq. corredati di tutti i comfort compresa la piscina condominiale. Una brutale speculazione edilizia fatta in modo sordido e straccione per reperire un po’ di soldi a scapito dei cittadini che la scuola l’hanno già pagata, così come hanno già pagato gli altri servizi, all’atto dell’acquisto degli appartamenti della 167. Non è il primo episodio di questo tipo.

A Osteria del Curato, per esempio, in un’altra 167, un’area verde è sparita per fare posto a due supermercati. Il fatto è che le 167 ormai mostrano tutta la loro insufficienza a diventare piani di zona, come ancora impropriamente vengono definiti, dove l’abitazione viene accompagnata dai servizi. Quello che accade è che le case vengono su e i servizi arrivano, quando e se arrivano, sempre dopo e sempre per la protesta e la mobilitazione dei cittadini. I consorzi che li debbono realizzare non lo fanno e tutto ricade sulle spalle del Comune che è costretto a farsene carico con i soldi della collettività. Il comitato di quartiere ha investito i responsabili amministrativi, ha organizzato manifestazioni e proteste, vari giornali e tv locali ne hanno parlato. C’è stata anche un’interrogazione in Consiglio regionale fatta dal consigliere verde Mariani.

La protesta montante ha avuto un qualche effetto a dimostrazione che il cdq aveva piena ragione: i costruttori del residence hanno fatto marcia indietro (entrando in contenzioso legale con vari acquirenti che avevano già versato la caparra) e stanno cercando di vendere la struttura in un unico blocco, poichè con il frazionamento in mini appartamenti sarebbero incorsi in cambio di destinazione d’uso e speculazione edilizia, cose per le quali è previsto il codice penale (come confermato da varie sentenze di Cassazione).

Il Presidente del Municipio Sandro Medici ha riconosciuto l’errore e anche una certa sottovalutazione iniziale della vicenda. Ora deve intervenire il Comune per ripristinare la scuola e il diritto dei cittadini ad averla e ad averla nel parco. Un posto dove, per l’appunto, ci stanno bene i bambini e non l’ennesima colata di cemento più o meno volpina.


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