Alla ricerca del tempo perduto: La “Cattedrale” Proust

Nel Centenario della sua morte: 18 novembre 1922 - 18 novembre 2022
Francesco Sirleto - 20 Novembre 2022
L’altro ieri è stato il Centenario della morte di uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi: il francese Marcel Proust, autore di un romanzo di più di 3000 pagine: Alla ricerca del tempo perduto, articolato in 7 volumi (La strada di Swann, All’ombra delle fanciulle in fiore, I Guermantes, Sodoma e Gomorra, La prigioniera, Albertina scomparsa, Il tempo ritrovato).
Per l’occasione ho tirato fuori, da uno scaffale posto molto in alto della mia biblioteca, l’edizione Mondadori pubblicata, su licenza della casa editrice Einaudi, nell’ottobre del 1970. Ricordo che comprai il cofanetto Mondadori nel luglio del 1971. Quell’estate, avendo molto tempo libero, mi dedicai interamente alla lettura di questa enorme e vertiginosa Cattedrale letteraria; iniziai verso la fine di luglio e terminai alla metà di settembre, seguendo l’ordine che, a quei sette volumi (leggibili anche autonomamente), aveva imposto l’autore. Riuscii così a cogliere il senso profondo (il tempo della vita dissipato prima e recuperato dopo grazie alla memoria) dell’opera; un senso che, due anni prima, quando mi ero imbattuto nell’ultimo volume (Il tempo ritrovato) della precedente edizione Mondadori del 1965, mi era completamente sfuggito. Fu un’impresa che mi stremò, a dispetto dei miei non ancora compiuti 18 anni, aggravando la mia già preoccupante miopia e, a causa dell’immobilità alla quale volontariamente mi costrinse, provocandomi uno stato di debilitazione fisica dal quale venni fuori soltanto dopo alcuni mesi.
Fu, la lettura della Recherche, la prima delle grandi letture di classici moderni stranieri che, seguendo un ferreo programma di conoscenza dei vertici della letteratura universale, volli ostinatamente perseguire; a Proust infatti seguirono, in pochissimo tempo, Thomas Mann (La Montagna incantata e Doktor Faustus), James Joyce (Ulisse e Ritratto dell’artista da giovane), Franz Kafka (Amerika, Processo, Castello), Robert Musil (L’uomo senza qualità). Grandissimi scrittori, tutti costoro, e nel contempo, massimi rappresentanti, a livello culturale, di quella classe borghese che noi giovanissimi e “immaginari” rivoluzionari di quegli anni, consideravamo come il nemico da abbattere. Era tuttavia necessario che, prima di abbattere questo potente avversario, ci impadronissimo della sua cultura, partendo dai suoi prodotti più elevati: letteratura, arte, musica classica, ecc. E fu così che scoprimmo che questa cultura, così raffinata e affascinante, era basata su principi e valori di carattere universale, validi non solo per la borghesia, ma per ciascun essere umano.
Proust, quindi, rappresentò l’inizio di quel processo di formazione letteraria, ma anche umanistica nel senso più ampio del termine, di cui sentivo spasmodicamente l’ impellente e urgente necessità.
Per le mie modeste e fragili conoscenze nel campo della letteratura, della musica e dell’arte, riconosco pubblicamente il mio debito (molto difficile da saldare) con il più grande scrittore francese del XX secolo.
Un piccolo segno della mia riconoscenza è il buono stato di conservazione che, nonostante abbia più volte sfogliato quelle pagine, mantengono quei preziosi sette volumi a distanza di ben 51 anni da quando sono entrati in mio possesso.

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