Arte Flora Margren fra tradizione e rinnovamento

Una lunga fedeltà al quartiere del negozio di via di Tor Sapienza 20
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

In via di Tor Sapienza 20, Arte Flora Margren può definirsi nel suo campo una vera e propria istituzione oltre che un’attività che ha saputo rinnovarsi nel corso degli anni.

Ne parliamo con Margherita, la madre, e con Lisa la figlia. Come è iniziata la vostra avventura?

Quest’attività era già presente a Tor Sapienza ed era gestita da un parente di mio padre che si occupava del settore legato alla vendita dei fiori. La nostra, infatti, è una tradizione di famiglia. Mia madre, di origini umbre, una volta sposata, si è trasferita a Roma, dove dal 1964 ha iniziato a vendere fiori nello storico mercato di Piazza Vittorio.

E come siete arrivati a Tor Sapienza?

Nel 1982 insieme a mio padre è stato deciso di rilevare questo negozio. A quanto pare poi la passione per questo mestiere è stata trasmessa anche a me che, nel 1987, dopo aver finito gli studi ho iniziato a dare una mano in negozio.

Ed oggi come vanno le cose?

Dopo trent’anni di attività siamo ancora sulla breccia ed amati dai nostri clienti che si rivolgono a noi con fiducia per tutte le occasioni importanti, dalle più liete, come gli addobbi matrimoniali, alle più tristi come nelle cerimonie funebri.

Qual è il segreto del vostro successo?

Noi abbiamo deciso di mantenere un nostro standard lavorativo offrendo sempre un prodotto di qualità mantenendo dei prezzi ragionevoli. Non per vantarci, ma il lavoro fatto bene si vede, e, grazie alla nostra grande esperienza nel settore, riusciamo a servire con successo persino il Vaticano e la Rai. Noi serviamo il cliente con serietà seguendo il suo volere e senza mai deludere nessuna aspettativa, proponendo la qualità prima di ogni cosa. Per portare avanti un negozio di fiori occorre dedizione e passione. Il sacrificio è notevolissimo: bisogna alzarsi alle 4 di mattina, ogni giorno, per andare ad acquistare i fiori freschi ai mercati generali, optando sempre per quelli di provenienza italiana. Noi non usiamo mai prodotti che abbiano più di due giorni, a costo di rimetterci del denaro. Preferiamo comprare poco ma ogni giorno.

Come ricordate il quartiere al momento dell’apertura dell’attività?

Rispetto ad un tempo lavoriamo meno, prima avevamo la fila fuori del negozio. Stimiamo di aver perso circa un 60% del lavoro e la colpa è soprattutto del cambio della moneta e dell’attuale crisi del commercio. Anche le attività di altro genere all’interno del quartiere hanno perso parecchi clienti o addirittura sono state costrette a chiudere i battenti. A ciò ha contribuito negativamente anche la massiccia concentrazione di centri commerciali nel nostro territorio.

Come vedi il futuro del quartiere e della situazione commerciale?

L’unica soluzione per sopravvivere a questa situazione di stallo è quella di unire le forze e noi lo stiamo facendo grazie all’associazione commercianti, una grande realtà che conta più di 90 attività del territorio. Tor Sapienza rimane un quartiere dove vale la pena dare il massimo, abbiamo conservato quella dimensione di paese dove ci si conosce tutti per cui il cliente per fare gli acquisti giornalieri ancora si rivolge al negozio sotto casa.

Che fare?

Quindi bisogna dare al quartiere modo di tornare a vivere e l’agenzia di quartiere sta lavorando per questo, organizzando ogni mese un’iniziativa diversa legata al mercatino lungo via di Tor Sapienza riscontrando il favore dei residenti.,

Te la sentiresti di consigliare questo lavoro ad un giovane?

No, non me la sentirei a meno che non venga da una precedente esperienza. Bisogna avere passione e dedizione assoluta per fare il mestiere del fioraio. Ci sono tanti fioristi ma ben pochi fiorai. Occorre conoscere prodotto, muoversi per tempo, saper contrattare il prezzo. Tutto ciò richiede molto sacrificio.


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