

Sbloccati i fondi regionali grazie a un emendamento di Azione. Roma Servizi per la Mobilità lancia la gara per il corridoio della linea rapida su gomma
La discussa e avveniristica funivia urbana sognata dalla giunta Raggi finisce definitivamente in soffitta. Al suo posto, il futuro della mobilità nel quadrante nord-ovest della Capitale viaggerà su gomma, ma lungo una “metropolitana di superficie” a corsie protette.
Il progetto del Bus Rapid Transit (BRT) tra Casalotti e la stazione Battistini compie il suo primo, vero passo concreto in avanti: sono state ufficialmente stanziate le risorse economiche necessarie alla progettazione preliminare, permettendo a Roma Servizi per la Mobilità di far partire i bandi di gara.
A sbloccare l’impasse burocratica è stato un finanziamento straordinario di 400mila euro, inserito nel bilancio attraverso un emendamento promosso dal partito Azione e successivamente recepito e blindato dalla Regione Lazio.
Un tassello fondamentale per avviare lo studio di fattibilità di un’opera che punta a sanare l’isolamento cronico di uno dei quartieri a maggiore crescita demografica di Roma.
La svolta politica segna la fine di un dibattito durato anni. Il piano originario prevedeva la costruzione di una funivia aerea che unisse il quartiere di Casalotti al capolinea della Linea A della metropolitana, un’opera dal costo stimato di oltre 100 milioni di euro.
Tuttavia, con l’insediamento dell’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri, la linea è cambiata radicalmente. Già all’inizio del 2024, l’assessore capitolino ai Trasporti Eugenio Patanè aveva bocciato l’ovovia, definendola “poco funzionale e sottodimensionata” rispetto ai flussi reali di passeggeri del quadrante.
Da lì la scelta di virare sul BRT (Bus Rapid Transit): un sistema di autobus extra-lunghi ed ecologici che viaggiano su corsie totalmente riservate e separate dal traffico ordinario tramite cordoli invalicabili, con semafori asserviti per garantire la massima puntualità, sulla falsariga di quanto già avviene in molte capitali europee.
L’ipotesi progettuale uscita dai tavoli tecnici disegna un corridoio della mobilità lungo 5,3 chilometri, scandito da otto fermate strategiche.
La vera forza del nuovo piano risiede nella sua capacità di integrarsi con la rete su ferro esistente e futura. Il tracciato prevede infatti tre punti di interscambio con la Metro A:
Il capolinea attuale di Battistini;
Le due future stazioni di Bembo e Torrevecchia, pianificate nell’ambito del prolungamento della linea sotterranea.
Per convincere i pendolari a lasciare l’automobile privata, il progetto integrerà anche quattro nuovi parcheggi di scambio dislocati lungo il percorso, pensati per accogliere i flussi di vetture provenienti dai comuni limitrofi e dalle zone oltre il Grande Raccordo Anulare.
La convergenza politica sul progetto testimonia l’urgenza di un intervento a Casalotti, dove l’espansione urbanistica non è mai stata accompagnata da un adeguato potenziamento dei trasporti.
«Abbiamo lavorato duramente per riportare al centro dell’agenda questo corridoio rapido, anche attraverso una mobilitazione popolare e una raccolta firme», spiega la consigliera del Municipio XIV di Azione, Claudia Finelli. «Il BRT rappresenta una soluzione moderna, efficiente e soprattutto sostenibile nei tempi di realizzazione se confrontata con i decenni necessari a scavare nuove linee metropolitane».
Sulla stessa linea il consigliere del Partito Democratico Enrico Granata: «Casalotti è una realtà in continua espansione che ha bisogno di risposte immediate per spezzare un isolamento storico. L’obiettivo è connettere in modo civile ed efficiente la periferia al centro città, offrendo ai residenti un’alternativa reale alle ore passate in coda nel traffico».
L’apertura della conferenza dei servizi e della fase di progettazione non si tradurrà nell’apertura immediata dei cantieri, ma la macchina amministrativa si è finalmente messa in moto.
Dopo anni di promesse e rendering, il futuro dei trasporti di Roma Nord-Ovest ha trovato una carreggiata definita.
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