Portico d’Ottavia, il Tar spegne i motori: via libera definitivo alla pedonalizzazione

Il verdetto del tribunale amministrativo disinnesca la rivolta delle carte bollate. Cantiere da mezzo milione di euro

C’è una Roma antica che resiste al tempo e una Roma moderna che prova, non senza traumi, a ridisegnare i propri confini. Quella linea di confine ieri ha trovato un punto fermo tra le aule di giustizia di via Flaminia.

La trasformazione urbanistica di via del Portico d’Ottavia e del cuore profondo del Ghetto ebraico – uno dei luoghi più intensi, stratificati e simbolici della Capitale – può ufficialmente procedere.

Il Tar del Lazio ha infatti respinto il ricorso promosso da un comitato di residenti e commercianti contrari alla chiusura al traffico, blindando la regolarità delle delibere e del percorso tecnico tracciato dal Campidoglio.

La notizia del pronunciamento è stata diffusa dall’assessore capitolino alla Mobilità, Eugenio Patanè, che ha accolto la decisione dei magistrati come la conferma istituzionale della solidità di un progetto destinato a cambiare la mappa del cuore monumentale di Roma.

Finisce così, almeno sul piano legale, un lungo braccio di ferro che per mesi ha visto contrapposti i cittadini – preoccupati per lo stravolgimento della quotidianità rionale – e una giunta decisa a stringere i bulloni sulle politiche di pedonalizzazione del centro storico.

Il “modello Gualtieri” e la mappa delle nuove oasi ambientali

L’intervento nel rione Sant’Angelo non è un cantiere isolato, ma rappresenta la tessera di un mosaico ben più ampio: il Piano particolareggiato del traffico del Centro storico varato dalla giunta Gualtieri. L’obiettivo macroscopico dell’amministrazione è la creazione di sei macro-isole ambientali sottratte all’assedio delle lamiere: Portico d’Ottavia, Navona, Pantheon, Tridente, Trevi-Quirinale e Ansa Barocca.

Il restyling specifico del Portico d’Ottavia metterà sul piatto un investimento da 500 mila euro. La somma servirà a finanziare una riqualificazione profonda della pavimentazione stradale e dei vecchi selciati, allargando gli spazi a disposizione del transito pedonale e inserendo elementi di arredo urbano capaci di dialogare con le preesistenze archeologiche, restituendo piena dignità monumentale a tutto il quartiere.

La trincea dei residenti e il verdetto dei magistrati

A scatenare la reazione delle famiglie del quartiere era stata la prospettiva di una drastica contrazione dei posti auto riservati ai titolari di permesso all’interno delle mura storiche. Una scelta amministrativa letta dai ricorrenti come un “eccesso di potere” volto a svuotare il rione della sua componente residenziale a favore dell’industria del turismo e delle distese di tavolini dei locali.

Le toghe amministrative hanno però giudicato infondato l’impianto del ricorso. Nelle motivazioni del verdetto viene messo in luce come l’istruttoria degli uffici comunali sia stata approfondita, puntuale e basata su un’analisi rigorosa dei flussi di traffico e delle specificità territoriali, superando l’esame del bilanciamento tra la tutela del patrimonio e i diritti dei cittadini.

Una sentenza che ha permesso a Patanè di chiudere la partita con una dura replica politica:

«Nei mesi scorsi, portando dati e planimetrie in commissione, avevamo spiegato la bontà dell’opera. Qualcuno scelse di liquidare quel lavoro come il frutto dell’incompetenza, sbandierando le carte bollate. Oggi il Tar certifica che quel piano era corretto e inattaccabile».

Con il parere favorevole del tribunale amministrativo, il progetto abbandona la fase teorica per scendere sul terreno della pianificazione operativa. La transizione della mobilità romana poggia ora su fondamenta giuridiche oltre che tecniche, in linea con le direttive del Piano urbano della mobilità sostenibile. Per il Ghetto, la svolta senz’auto è ormai dietro l’angolo.

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