Concerto di Natale “Musica e Incanto”: la musica come terapia e prevenzione della malattia

Alessandro Drago e Nicoletta Basta

Ora che la città ha acceso le luci della festa e la Coca Cola butta lì che il mondo ha bisogno di più Babbi Natale, ora che il parcheggio è proprio impossibile e la Ferragni scivola giù su pandori e panettoni, noi lasciamo perdere il solito Michael Bublé e vi raccontiamo una musica diversa: quella del concerto di Natale ‘Musica e Incanto’, promosso dal Master di II livello in Oncologia Integrata della Sapienza Università di Roma e dalla Fondazione ARTOI – Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate.

Le note del pianoforte, suonato a quattro mani da Alessandro Drago e Nicoletta Basta, hanno riempito la chiesa di San Bonaventura al Palatino il 19 dicembre 2023 alle tre del pomeriggio, per raggiungere i cuori dei pazienti della professoressa Federica Mazzuca, docente del Master, vincitrice del Premio Roma per la ricerca in campo oncologico e direttore della U.O.C. Oncologia dell’Ospedale Sant’Andrea.  A lei abbiamo chiesto quali benefici può portare la musica a chi è ammalato e deve seguire un percorso di cura. 

La musica è terapeutica, – ha spiegato la professoressa – la musica comunica, congiunge, porta a ciò che in antroposofia è l’unione tra corpo, mente e anima. La musica può raggiungere il profondo dell’anima e in un momento di difficoltà, come quello del paziente oncologico in un percorso in cui c’è bisogno di tante risorse e di tante energie, la musica può essere un aiuto. Chiaramente non è la sola, deve far parte di un percorso di integrazione completa. La cura del corpo innanzitutto, perché se un paziente si sente male non ascolta musica, la rivoluzione sarà nell’essere attenti ai sintomi, per poter poi curare l’anima, e toccare quelle funzioni più profonde che spesso sono dimenticate, ma sono in grado di liberare endorfine e di dare energia nei momenti in cui ce n’è più bisogno.

Qualunque tipo di musica è terapia?

Non tutta la musica è terapeutica. Tanti sono gli studi che hanno identificato delle frequenze sonore particolari con cui si raggiungono delle profondità interiori in grado di rimettere in equilibrio il nostro sistema anima, anima intesa come sentimento. 

La musica è anche prevenzione per chi è sano?

Certo la musica è prevenzione, come lo è la giusta alimentazione e l’attività fisica. In medicina cinese la prevenzione è fondamentale, il medico perde il suo paziente quando quest’ultimo si ammala. Gli occidentali sono molto legati a tutto quello che si vede, al tangibile, curano il sintomo e non curano l’anima, non la ristorano. Ormai, dopo 25 anni di oncologia, ho avuto tanti momenti di ascolto in cui ho potuto capire che era l’anima ad essersi ammalata per prima e poi il corpo successivamente. Dovremmo imparare a pensare come i cinesi: il medico cinese ha un paziente e lo segue finché è sano. Nel momento in cui si ammala, e quindi il suo percorso di prevenzione si rivela inadeguato, il paziente non è più di quel medico. Ora è chiaro che da me vengono pazienti con una patologia, però su quella patologia bisogna lavorare e poter dedicare loro del tempo per far sì che si torni ad un equilibrio. 

F. Mazzuca e Christian Brogna

Intanto nella piccola chiesa dei Frati Francescani Minori, che dal ‘600 s’affaccia sul Colosseo, è intervenuto il neurochirurgo che ha portato la musica in sala operatoria, il prof. Christian Brogna: “un giorno è entrato nel mio studio un ragazzo di 32 anni, – ha iniziato a raccontare il professore – aveva una neoplasia cerebrale che continuava a crescere. Mi fece una richiesta: dottore per favore operi il mio cervello, mi tolga il tumore, ma non mi tolga la mia musica. Lui è un sassofonista di professione. Il problema era che questo tumore era localizzato in un’area del cervello ad elevatissima complessità che coordina tantissime funzioni. Ogni cervello è unico, ci sono 80 miliardi di neuroni, milioni di connessioni, ogni persona è unica, ma la cosa più interessante è che è unica in quel determinato istante perché poi il giorno prima è diversa da come è il giorno dopo, le connessioni si evolvono continuamente, il cervello si modifica. La richiesta del ragazzo era per me una responsabilità enorme. Ho fatto tantissime passeggiate per riflettere su come operarlo e alla fine ho deciso di farlo proprio sfruttando la sua passione: facendolo suonare. Questo mi permetteva di mappare il suo cervello mentre lui era sveglio per poter poi rimuovere tutta la lesione senza danneggiarlo. Si è potuto vedere come già nel corso della mappatura alcune aree del cervello si modificavano, si aprivano nuovi canali, nuove connessioni. La musica è in realtà uno dei più grandi acceleratori di questa modifica. Questa è la fonte della nostra libertà, – ha concluso il prof Brogna – noi siamo liberi proprio perché non abbiamo connessioni fisse, abbiamo la libertà di decidere cosa saremo domani.  

Poi, grazie ad Alessandro e Nicoletta, con la Grande Sonata di Schubert si poteva volare altrove, in cima ad ogni pensiero, a far la pace con ogni passato; con Schumann potevamo perderci in uno spazio sconfinato di nuove speranze, candeline ancora da soffiare, desideri da esprimere, cieli stellati da reinterpretare, per ritrovarci infine con La Valse di Ravel, di nuovo a casa, di nuovo noi, irripetibili e diversi da un minuto fa. Applausi. 

 “Non c’è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità”.
(Gabriel García Márquez, ‘Dell’amore e di altri demoni’, 1994)

Un commento su “Concerto di Natale “Musica e Incanto”: la musica come terapia e prevenzione della malattia

  1. Articolo molto interessante su un tema di attualità di che espande una conoscenza già nota circa i benefici della musica sul compleso corpo-e-mente.

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