Crollo delle nascite a Roma: culle vuote in centro, ma la periferia est batte la media nazionale

Nel 2025 iscritto all'anagrafe il minimo storico di 15.961 nuovi nati. Il centro monumentale si spopola (4,4 nati ogni mille residenti), mentre le torri di Borghesiana e Tor Bella Monaca si confermano il motore demografico della Capitale

Roma fa sempre meno figli, e quelli che nascono scelgono la periferia. La crisi demografica che attanaglia l’Italia morde con ferocia ancora maggiore all’ombra del Campidoglio, disegnando una città anagraficamente spaccata in due.

I dati più recenti elaborati dall’Ufficio Statistica di Roma Capitale certificano un inverno demografico che per il centro storico somiglia ormai a un deserto, ma svelano anche una clamorosa resistenza delle estreme periferie orientali, capaci di viaggiare a ritmi di natalità superiori alla stessa media nazionale.

Nel corso del 2025, a Roma sono stati iscritti all’anagrafe appena 15.961 nuovi nati. Il dato fotografa una picchiata preoccupante se confrontato con i 17.369 nati del 2024, e diventa drammatico se rapportato al 2019, rispetto al quale la città ha perso per strada oltre quattromila culle.

Con un tasso di natalità cittadino fermo a 5,7 nascite ogni mille abitanti, la Capitale si posiziona nettamente al di sotto della media italiana (pari a 6,3).

La mappa del ricambio generazionale: il primato dei municipi

La geografia delle culle romane mostra che la natalità è ormai una questione di confini urbani. Se si guardano i numeri assoluti, i quartieri più popolosi della città mantengono il primato della resistenza, ma è il rapporto con la popolazione residente a svelare la vera fisionomia del fenomeno.

Foto ufficio statistiche di Roma Capitale

Mamme under 35 a Roma Est, maternità “rinviata” nei quartieri bene

Il divario tra centro e periferia non è solo quantitativo, ma profondamente sociale e culturale, come dimostra l’età in cui le donne romane scelgono (o possono permettersi) di diventare madri.

La periferia giovane: Nel Municipio VI si diventa genitori molto prima. Nel 2025 sono stati ben 177 i bambini nati da ragazze comprese nella fascia tra i 15 e i 24 anni, e oltre il 60% dei parti complessivi del distretto ha riguardato donne con meno di 35 anni.

Il centro dei rinvii: Nei quartieri storici e nei municipi centrali (I, II, III, ma anche nei quadranti dell’VIII e del XII) la maternità è quasi sistematicamente posticipata. Qui la fascia d’età predominante tra le neomamme è quella tra i 35 e i 44 anni.

Questo ritardo strutturale riflette le storiche barriere economiche della Capitale: contratti di lavoro precari, percorsi di studio lunghi e, soprattutto, l’insostenibilità del mercato immobiliare e degli affitti nelle zone centrali, che spinge le giovani coppie a spostarsi fuori dal Grande Raccordo Anulare per mettere su casa.

Il fattore straniero e la spinta dell’Asia

A tenere a galla il bilancio demografico della periferia est è anche la forte incidenza delle comunità straniere. Sebbene il trend della denatalità stia iniziando a colpire anche i nuclei immigrati, nel Municipio VI circa un neonato su quattro (il 25%) ha una madre non italiana.

La mappa della cittadinanza tra i nuovi nati sta cambiando rapidamente nei registri dell’anagrafe: a registrare la crescita più robusta e costante negli ultimi mesi sono soprattutto i nuclei familiari provenienti dall’Asia.

Le comunità asiatiche si stanno dimostrando il tassello fondamentale per garantire il ricambio generazionale in territori altrimenti destinati a un rapido invecchiamento.

Una fotografia complessa che interroga la politica locale sulla distribuzione dei servizi essenziali, dagli asili nido ai consultori, proprio lì dove la vita continua a nascere.

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