

Dal prossimo venerdì 25 aprile fino a lunedì 2 al Teatro Golden
Il carcere di Rebibbia si inserisce tra le strutture penitenziarie ormai veterane di tali progetti, grazie soprattutto alla compagnia Stabile Assai, il più antico gruppo teatrale penitenziario italiano.
Dal prossimo venerdì 25 aprile fino a lunedì 28, il Teatro Golden ospiterà la compagnia per un quattro serate di spettacolo mettendo in scena “La fine all’alba”. L’anteprima nazionale, in via Taranto 36, seguirà una programmazione quale: venerdì, sabato e lunedì ore 21, Domenica ore 17.
Scritta da Antonio Turco, fondatore della compagnia, e diretta da Francesco Cinquemani, ex giornalista, è un’opera noir e crepuscolare ambientata all’interno di una banca. Qui si sono asserragliati 5 rapinatori, ognuno appartenente ad organizzazioni criminali diverse, con 3 ostaggi: il direttore della banca, una ragazza affascinata da uno dei rapinatori e un signore anziano che era andato a chiedere un mutuo. La consapevolezza che quella potrebbe essere la loro ultima notte produce nei banditi complesse riflessioni sulla propria esistenza, nella ipotetica e sofferta scelta tra l’ergastolo, e quindi il ritorno in carcere, e la morte.
“Lo spettacolo – come afferma lo stesso autore – è sicuramente ispirato a Le Iene di Quentin Tarantino, tratta di una rapina fallita ma vuole rendere anche un’immagine umana dei criminali nel loro rapporto tra la Vita e la Morte. Sono uomini che hanno perso la propria scommessa con la vita e hanno iniziato a morire scontando lunghissime pene, ma uomini che hanno vinto in qualche modo la loro battaglia con la morte assoluta attraverso il lavoro teatrale, che in questo ambito non è un’arte di persuasione o apparizione, ma un vero e proprio strumento di ricostruzione personale”.
La Compagnia, il cui esordio è datato 1982 al Festival Internazionale di Spoleto e che, nel corso della sua carriera ha collezionato diversi riconoscimenti, tra cui la Palma d’Eccellenza del Premio Cardarelli (2007), il “Premio Troisi” (2011) e la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la valenza artistica della sua opera sociale (2013), è formata da detenuti e da detenuti semiliberi che fruiscono di misure premiali, oltre che da operatori carcerari e da musicisti professionisti, esibendosi nei maggiori teatri italiani.
Gli esponenti sono per la maggior parte ex criminali che nel teatro e nella rappresentazione artistica hanno trovato il loro riscatto verso società, la loro riabilitazione.
Cosimo Rega è stato un personaggio di spicco negli anni Settanta della camorra nell’agro nocerino sarnese. Ergastolano, ha commesso tre omicidi raccontati nel libro autobiografico “Sumino o falco”. Autore dello spettacolo “Bazar Napoletano”, scritto con l’educatore Antonio Turco, ha interpretato Cassio nel film “Cesare deve morire”.
Giovanni Arcuri, proveniente da una famiglia romana della buona borghesia, ha frequentato gli ambienti della destra eversiva, per andare a lavorare, giovanissimo, in Paraguay. Tornato in Europa dopo l’esperienza sudamericana, è stato arrestato per traffico internazionale di stupefacenti. Ha interpretato Cesare in “Cesare deve morire” e successivamente è entrato a far parte della compagnia “Stabile Assai”.
Aniello Falanga è stato un camorrista del “clan Alfieri”. Ergastolano, ha intrapreso la sua esperienza teatrale nel 2002, presso il supercarcere di Fossombrone. Ha affinato le proprie doti interpretative negli ultimi tre anni, da quando è progressivamente divenuto uno degli attori principali della “Stabile Assai”.
Renzo Danesi è stato membro della storica Banda della Magliana, partecipando a molte delle azioni criminali degli anni a cavallo tra1977 e metà anni 80. Fa parte della Compagnia Stabile Assai dal 2005, dopo aver interpretato “Ma che razza di città”.
Infine, Salvo Buscafusca. I suoi familiari erano legati alla potente cosca di Pippo Calò e lui ha commesso reati soprattutto economici e di appartenenza mafiosa. Ha assunto il teatro come strumento di liberazione culturale.
La compagnia si completa con figure di qualsiasi tipo, appartenenti e non all’istituzione carceraria, in un intreccio di ruoli che riesce a mettere in contatto e a costruire relazioni tra i detenuti e la realtà esterna. Dalla psicologa Sandra Vitolo, alla docente universitaria Patrizia Patrizi, dalla teatro-terapeuta Patrizia Spagnoli all’attrice professionista Deborah Bertagna, dall’attore Mario Zamma a Rocco Duca e Franco Iaconi, esponenti della polizia penitenziaria.
Lo spettacolo, giocato sul movimento oltre che sulla pregnante e attuale drammaturgia, si avvale anche di un’integrazione musicale dal vivo con un quintetto formato dallo stesso autore Antonio Turco (chitarra e voce), Roberto Turco (chitarra classica, basso e voce), Lucio Turco (batteria), Paolo Tomasini (sax baritono) e Barbara Santoni (voce), che interpreta brani intrinsecamente legati al testo – da Ben Harper a Bob Dylan, da Natural Woman a Proud Mary – impostandoli come una vera e propria colonna sonora che accompagna le azioni della pièce.
La valenza sociale dell’intera progettazione si lega per un verso alla necessità di dare forza al concetto di “drammaturgia penitenziaria” in cui assume efficacia il diretto coinvolgimento dei detenuti nella stesura del testo. La dimensione terapeutica che emerge dall’attività teatrale si riverbera nella crescita sociale, umana e professionale dei singoli detenuti attori impegnati nella realizzazione dello spettacolo.
Il secondo dei motivi che si ritiene di dover sottolineare è legato alla possibilità di diffondere, come strumento conoscitivo, all’interno di scuole, di teatri o degli stessi istituti penitenziari, il contenuto di una attività che consente di offrire una immagine diversa del carcere.
L’obiettivo allora è quello di “dare un’altra possibilità” ma anche quello di cambiare la mentalità delle persone, ma quelle che stanno fuori, quelle che vedono in un cercare la sola finalità punitiva. Il carcere è un’istituzione sociale e in quanto elemento di una democrazia illuminata, non può che essere “riabilitativo”.
La Compagnia Stabile Assai lo sta facendo nel modo giusto.
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