

Una crescita che non passa inosservata e che alimenta nuove preoccupazioni su prevenzione, controlli e condizioni di lavoro
Il lavoro non dovrebbe mai diventare una trappola. Eppure, i numeri che arrivano dal Lazio riportano con forza la sicurezza nei luoghi di lavoro al centro del confronto tra politica, sindacati e imprese.
Il 2026 si è aperto con un segnale tutt’altro che rassicurante: nei primi trenta giorni dell’anno sono state registrate 3.183 denunce di infortunio, un dato sensibilmente più alto rispetto alle 2.781 dello stesso periodo del 2025.
Una crescita che non passa inosservata e che alimenta nuove preoccupazioni su prevenzione, controlli e condizioni di lavoro.
Guardando alla distribuzione territoriale degli incidenti emerge con chiarezza un epicentro: Roma.
La capitale continua a rappresentare il punto più critico della regione, complice la presenza capillare di cantieri, infrastrutture in costruzione e un tessuto produttivo molto ampio.
In questo quadro già complesso si inserisce anche il dato più drammatico: tre vittime sul lavoro nel solo mese di gennaio, una in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Numeri che ricordano quanto il tema della sicurezza resti ancora una ferita aperta.
Tra i dati che più colpiscono c’è quello legato all’età dei lavoratori coinvolti negli incidenti.
L’innalzamento dell’età pensionabile e la permanenza sempre più lunga nel mondo del lavoro stanno portando in fabbrica, nei cantieri e nei servizi persone che spesso devono affrontare mansioni fisicamente impegnative.
Le statistiche mostrano un incremento significativo tra le fasce più mature della popolazione lavorativa.
Nella fascia tra i 65 e i 69 anni le denunce sono passate da 53 a 91, con un balzo superiore al 70%. Anche tra i 60 e i 64 anni si registra un aumento, con i casi saliti da 255 a 297.
Ancora più emblematico il dato sugli ultra settantenni: sei infortuni hanno riguardato lavoratori oltre i 75 anni.
Per il sindacato si tratta di un segnale che racconta una realtà sempre più diffusa: lavoratori anziani costretti a restare attivi anche in attività che richiederebbero maggiore tutela o una diversa organizzazione delle mansioni.
Nel quadro delineato dai dati emergono poi altre due criticità strutturali.
La prima riguarda i lavoratori stranieri, per i quali gli infortuni sono cresciuti in modo significativo, con un aumento del 47,7%.
Secondo la Cgil questo incremento riflette spesso condizioni di maggiore esposizione al rischio, dovute sia alla concentrazione in settori più pericolosi sia a percorsi formativi sulla sicurezza non sempre adeguati o accessibili dal punto di vista linguistico.
La seconda questione riguarda il sistema dei controlli. Il sindacato denuncia da tempo quello che definisce un progressivo indebolimento della vigilanza, accompagnato da un aumento degli adempimenti burocratici. In altre parole, molte carte e procedure, ma meno verifiche concrete nei luoghi di lavoro.
Di fronte a questi numeri, la Cgil chiede un intervento rapido e strutturale. Tra le priorità indicate c’è il rafforzamento degli organici ispettivi, con più controlli nei cantieri e nelle aziende.
Un altro punto centrale riguarda la tutela dei lavoratori oltre i 60 anni, con la richiesta di limitare l’accesso alle mansioni più usuranti e di favorire percorsi di uscita anticipata dal lavoro.
Accanto a questo, il sindacato insiste sulla necessità di investire davvero nella formazione sulla sicurezza, soprattutto per i lavoratori stranieri, e di cambiare prospettiva culturale: la prevenzione, sostengono, non può essere vista come un costo da ridurre, ma come un investimento indispensabile per la qualità del lavoro e la tutela della vita.
Perché dietro ogni statistica non ci sono soltanto numeri, ma persone, storie e famiglie. E ogni incidente sul lavoro ricorda quanto la sicurezza resti una sfida ancora aperta.
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