“Generazione sicura”, in Campidoglio la lezione più importante: lavorare senza morire

Nell’aula Giulio Cesare, studenti, istituzioni, sindacati e associazioni insieme per costruire una nuova cultura della prevenzione

Una lezione diversa dal solito, quella andata in scena questa mattina nell’aula Giulio Cesare in Campidoglio. Niente libri né lavagne, ma un unico grande tema sul banco: come educare i giovani alla sicurezza per prevenire gli incidenti sul lavoro.

Il convegno, dal titolo “Generazione sicura: educare oggi per lavorare in sicurezza domani”, ha riunito studenti delle scuole superiori romane, rappresentanti istituzionali, sindacati e tecnici, in un confronto serrato e partecipato su un’emergenza che ogni anno continua a mietere vittime.

Un messaggio chiaro ha attraversato tutti gli interventi: la sicurezza si insegna prima del lavoro, a partire dalla scuola. La formazione non è un obbligo burocratico, ma un investimento per costruire consapevolezza, responsabilità e rispetto per la vita.

Il momento più toccante è arrivato con la testimonianza di Alessandra Pigliapochi, vittima di un grave incidente sul posto di lavoro, che ha raccontato la sua esperienza ai ragazzi con parole che hanno lasciato il segno.

Sul palco, insieme ai giovani, anche le voci delle istituzioni: Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina; Sandro Petrolati, consigliere capitolino; Claudia Pratelli, assessora alla Scuola, formazione e lavoro; e i rappresentanti dell’ANMIL, dell’INAIL, dell’Ispettorato del lavoro, dei sindacati CGIL, CISL e UIL, e del mondo scolastico.

Tutti uniti da un obiettivo comune: ridurre gli infortuni e costruire una vera cultura della prevenzione. I dati, infatti, restano drammatici.

Solo nel 2024, ha ricordato Antonio Di Bella, presidente nazionale ANMIL, “sono state oltre 2.100 le vittime dell’insicurezza, molti dei quali giovani impegnati nei percorsi scuola-lavoro”.

“Un Paese civile non può accettare che si perda la vita lavorando ha dichiarato Celli –. Dobbiamo fare rete tra istituzioni, scuole e imprese per trasformare la formazione in un valore condiviso, una bussola etica e civile”.

Concetto ripreso da Sandro Petrolati, che ha aggiunto:

“La sicurezza si impara prima del lavoro, sui banchi di scuola. Serve un’alleanza educativa che unisca tutti i soggetti coinvolti per impedire che ogni giorno in Italia tre persone muoiano mentre lavorano”.

Un appello forte, condiviso da tutti i presenti.

“Non possiamo parlare di modernità e innovazione – ha concluso Di Bella – se non garantiamo prima di tutto ambienti sicuri per chi studia e lavora”.

Il convegno si è chiuso con un lungo applauso rivolto ai giovani in sala. Perché è da loro, hanno ricordato tutti, che deve partire il cambiamento: la “generazione sicura” del domani.


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