Il MIBACT approva i Decreti di tutela per il Parco archeologico Serenissima

Dopo anni di richieste delle Associazioni, finalmente il Ministero emana i Decreti che appongono i necessari vincoli di tutela per l’area
Sergio Scalia e Emilio Giacomi - 13 Luglio 2020

L’area archeologica del Parco Serenissima ha finalmente tutte le tutele archeologiche e di rispetto richieste da anni. Gli Uffici del MIBACT hanno pubblicato i Decreti Serenissima ai sensi del D.Lgs. 42/2004 con il provvedimento del 30.4.2020 (vincolo archeologico diretto) e con il provvedimento del 3.6.2020 (vincolo di rispetto indiretto). Poiché su questi beni non risultavano vincoli di tutela, alcune associazioni (Wwf Pigneto Prenestino, Italia Nostra, Osservatorio Casilino, Legambiente – Circolo Città Futura, Federtrek) fin dal 2016 sono intervenute per sollecitare i necessari provvedimenti del MIBACT. Il processo per la tutela era stato avviato molti anni fa dall’allora Soprintendente Musco che aveva esaminato gli scavi e le preesistenze, ma, dopo la scomparsa di Musco, l’iter di vincolo si era fermato ed oggi importanti tutele sono finalmente operanti.

Con l’introduzione di questi vincoli archeologici e di rispetto, viene finalmente tutelato il patrimonio culturale e paesistico presente nell’area compresa tra la fermata ferroviaria Serenissima, via dei Fiorentini, il tratto urbano dell’autostrada A 24 fino al distributore e la linea ferroviaria alta velocità Roma Napoli. Viene tutelata anche una porzione dell’area al di là di via Fiorentini in direzione di via Grotte di Gregna.

Al Decreto è allegata una Relazione Serenissima, che illustra come in questa area ricadono tratti dell’antica Via Collatina, un tratto dell’Acquedotto Vergine che ancora oggi porta l’acqua dalle sorgenti di Salone fino a Fontana di Trevi  e un’importante necropoli romana del II secolo d.C., costituita da centinaia di tombe e da strutture monumentali tipiche di mausolei, portata alla luce tra il 1997 ed il 2013 durante i lavori di realizzazione della nuova linea ferroviaria Alta Velocità Roma Napoli.

Le aree oggi finalmente tutelate ricadono all’interno del Parco previsto dall’Accordo del 28.2.2005 tra TAV e Comune di Roma come compensazione socio-ambientale per i lavori e la messa in esercizio della nuova linea ferroviaria.

Dopo il periodo di Alemanno sindaco, in cui il progetto si era fermato col rischio di utilizzare i fondi per altri scopi, nel 2015 la Giunta Marino ha recuperato nel Bilancio comunale i 6,3 milioni TAV. Sebbene questo Accordo abbia previsto che la realizzazione del Parco, che si estende su ambo i lati di via Fiorentini per 36 ettari, fosse fatta a cure e spese di TAV, cui ora è succeduta RFI, oggi il Comune di Roma si sta muovendo nella direzione di acquisire da RFI le aree e la somma di 6,3 milioni di euro, per poi provvedere in proprio alla progettazione e alla realizzazione del parco.

I ritardi accumulati negli anni per la realizzazione del parco hanno portato al progressivo degrado dell’area ed all’accumularsi di estese discariche abusive, fino al rogo tossico del 13.1.2019, cui ha fatto seguito il sequestro giudiziario dell’area da parte della Polizia di Roma Capitale e la bonifica e recinzione da parte di RFI.

Ciò ha spinto la Sezione romana di Italia Nostra ed il Gruppo Pigneto Prenestino WWF Roma a sollecitare nuovamente l’apposizione dei vincoli di tutela al Mibact, che gli Uffici del Ministro Franceschini sono finalmente riusciti a completare in questi mesi.

Numerose Associazioni e Comitati di quartiere, dopo i recenti incontri con le commissioni comunali Ambiente, Cultura e Mobilità, hanno sollecitato interventi concreti e coordinati per un grande polmone ambientale ed archeologico per Roma Est, che può partire dal Parco Serenissima, arrivare al Parco di Salone e raggiungere l’area di Gabi, utilizzando i fondi TAV disponibili.

Resta ora da verificare l’impegno della Sindaca Raggi nei confronti degli organismi politici e amministrativi comunali per arrivare rapidamente alla realizzazione del parco, prima che le aree tornino in abbandono e le risorse economiche possano essere utilizzate per altri scopi.

Sergio Scalia e Emilio Giacomi


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