Il volto nascosto dell’imperatrice Sissi

“Corsage” (Il corsetto dell’imperatrice) è un film del 2022, firmato dall’austriaca Marie Kreutzer che, oltre a curarne la regia, ha scritto anche soggetto e sceneggiatura.
Come interprete, nella parte della celeberrima Sissi o Elisabetta d’Asburgo, consorte dell’imperatore Franz Joseph, l’autrice ha scelto un’attrice, Vicky Krieps, in possesso di molteplici doti, ma soprattutto di un volto incredibilmente espressivo ed evocativo di un’anima tenuta accuratamente, sebbene con enorme insofferenza, nascosta. Questo film non mi risulta abbia avuto una grande accoglienza né in Italia, né nel paese, l’Austria, nel quale è ambientata (ricostruita) la vicenda storica narrata; una storia che, contrariamente all’arci-nota trilogia interpretata negli anni cinquanta dalla giovanissima Romy Schneider, si limita al breve arco temporale 1877-1878: più o meno dal quarantesimo al quarantunesimo anno di età dell’ancora oggi venerata, in patria e non solo, sovrana dell’impero austro-ungarico.
Con una certa fatica, e con un malcelato fastidio, ho visto la pellicola ieri sera, nella sala del cinema Caravaggio, insieme agli amici del Cinecircolo romano.
Mi è sembrata, tirate le somme e dopo aver fatto seguire alle impressioni anche una ponderata riflessione, un’opera non pienamente riuscita, tanto sul piano storico quanto sotto il profilo artistico.
In relazione alla storia, si ha la sensazione che alla “favola” che racconta la “trilogia” sopra citata, questo “Corsage” non opponga un’obiettiva ricostruzione della vera, autentica Sissi (in verità personaggio molto complesso e controverso), bensì una “figura” che, con tutta probabilità, è frutto del desiderio e della peculiare visione del mondo della regista Marie Kreutzer.
Una Sissi “femminista” ante litteram, infatti, è immaginabile solo se si è in possesso di un notevole bagaglio di fantasia. Basterebbe, a smontare questa immagine, una semplice e rapida consultazione delle fonti storiografiche, le quali non mi pare lascino spazio, al riguardo, ad una pluralità di indizi significativi.
Per quanto concerne, invece, gli aspetti formali, credo che l’autrice si sia lasciata prendere la mano da quella vaga atmosfera decadente, simbolista e pre-dannunziana che, a partire dal 1870, cominciava a prender piede e a diffondersi in tutti i paesi europei.
È probabile, inoltre, che abbiano influito, nell’ideazione e nella realizzazione dell’opera, alcune ricostruzioni e descrizioni letterarie dell’Austria della Belle Èpoque (la cosiddetta Kakania) di celebri poeti e romanzieri come Hugo von Hofmannsthal, Rainer Maria Rilke, Robert Musil, Joseph Roth. Autori che, nelle loro opere, ci svelano l’incipiente crisi o l’avanzato disfacimento della duplice monarchia austro-ungarica. Il disegno dei personaggi (e di Sissi in particolare) corrisponde, infatti, ai tratti essenziali di quelle sensuali, eteree, ineffabili e tormentatissime figure che è possibile incontrare nelle pagine e nei versi di quegli importanti esponenti della cultura mitteleuropea.
Di conseguenza sceneggiatura, dialoghi, fotografia e commento musicale suscitano, nonostante la loro indubbia “sontuosità”, ben più di qualche esigua perplessità.
In conclusione, mi sembra che si possa ragionevolmente affermare che, considerate le finalità dichiarate dalla regista, si debba parlare di inadeguatezza del risultato.

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