

"Anche la Tv potrebbe finire in mano a dei filosofi, artisti, musicisti, a della gente che ha ancora voglia di pensare che si possano costruire sogni”
Accolto con entusiasmo anche dai talent scouts delle grandi compagnie dell’intrattenimento televisivo, cinematografico e non solo, All Casting Show, che si svolge dal 27 al 29 aprile 2007 al Teatro Tenda a Strisce (in via Perlasca, nel VII municipio), può anche diventare un momento di riflessione sulla cultura dell’immagine e sul mondo dello spettacolo.
Secondo Andrea Mingardi, presente come promotore del Festival delle Arti, Luca Redavid, organizzatore dell’evento ed editore di All Casting Magazine, “ha avuto un’idea fantastica”. Mingardi già si immagina “come sarà questo incontro il prossimo anno con migliaia di giovani che arriveranno da tutte le parti d’Italia” per tentare di diventare famosi.
Sempre Mingardi rivela quanto sia forte il “bisogno di trovare dei colori, dei profili, dei suoni e di alimentare il talento, l’unica barriera contro la violenza, l’ignoranza, l’idiozia, il qualunquismo e la mancanza di sensibilità”.
Tuttavia sottolinea anche il “ bisogno di consumare le facce” e assistere al casting di Gianna Tani diventa “una cosa struggente e meravigliosa: penosa e patetica – spiega – perchè qualcuno non ha speranze e lo capisci quando dice mi chiamo giorgio rossi, in quel momento hai già capito che non avrà speranze, ma è anche la dimostrazione che la gente cerca qualche cosa di diverso dal telefonino e dalla magliettina firmata. La gente si denuda davanti alla fatidica commissione, alla telecamera per sperare di convincere qualcuno a dargli la parte che ha sognato da bambino: tentano tutti di convincersi che bisogna rottamare la vita che abbiamo, per farsene vendere una nuova, invece la cosa più importante è gratis, l’abbiamo dentro, è la capacità di sperare in qualcosa di grande”.
Con un certo orgoglio Andrea Mingardi parla anche del Festival delle Arti, che da 6 anni porta avanti con passione assieme alla moglie Beba Naldi, coordinatrice del Comitato del Festival: “è il primo d’ Italia – racconta – l’anno scorso ci sono stati 2000 iscritti, vuol dire che altri 3 o 4000 hanno provato a iscriversi ma hanno sbagliato o hanno più di 35anni, significa che c’è una grande richiesta di visibilità e questo potrebbe sembrar brutto in un mondo di persone che non vogliono più fare l’idraulico, il muratore, il meccanico. Nello stesso tempo è anche un’occasione di pacificazione fra i ragazzi e i genitori: dopo averli osteggiati per dieci anni dicendo: -Trovati un lavoro! Fai qualcosa di serio, ma cosa fai a cantare, ballare, recitare, suonare… E poi li vedono sul palco, scoprono che sono bravi e in casa torna la pace. A 35anni ci penserà la vita a suggerire alle persone”.
Certo, il rischio di “costruire il Festival delle illusioni” c’è, ma l’importante è “andare verso un rinascimento, alla riscoperta dell’utopia e della voglia di sognare, così – ci ricorda Mingardi – si può diventare il Festival delle opportunità: con un piede nel talento e un piede nel colpo di fortuna, coi pianeti che si incrociano e creano la chance, si può riuscire a emergere. Se uno ha il 90 % di talento e il 10% di tenacia probabilmente non ce la farà, ma se inverti le percentuali uno riesce a vivere con le cose che ama profondamente”.
Ai giovani esordienti Mingardi consiglia “la filosofia dell’impegno: non basta essere carini, passare di lì, ti fanno una foto e si risolve la vita, occorre studiare dizione, danza, musica, uno strumento, recitazione; fare l’Accademia di Belle Arti, la Scuola di Teatro, il Conservatorio, la Cineteca; tutto questo va contro all’espediente del colpo di culo”.
E’ anche vero, commenta Mingardi, che “oggi mancano quelle espressioni culturali più forti nel nostro paese che hanno portato alla ribalta grandissimi artisti come Marcello Mastroianni, anche Roma, nonostante rimanga la città più bella del mondo, ha perso alcune eternità, per esempio quella del cinema: una volta per strada si poteva vedere Kirk Douglas, Anthony Perkins; le grandi produzioni americane venivano a costruire i loro sogni in questa città… La Città Eterna sta segnando un po’ il passo, ma dopo il Medioevo c’è sempre il Rinascimento.” Così sostiene in Permette un ballo signorina, libro edito da Mondadori in cui Mingardi ripercorre “l’epoca d’oro della musica attraverso un percorso autobiografico”.
Guardando al futuro Mingardi vede l’essere umano oscillare tra due abissi, “l’anima e le cose”, ma resta utopico: anche la televisione invece che al “servizio del mercato del consumo, alle major mondiali che vogliono vendere i loro prodotti, potrebbe finire in mano a dei filosofi, a degli artisti, a dei musicisti, a della gente che ha ancora voglia di pensare che si possano costruire dei sogni.”
L’iscrizione al Festival delle Arti è gratuita, c’è tempo fino al 10 luglio 2007, la fase finale sarà a Bologna dal 24 agosto al 17 settembre, per informazioni: tel. ![]()

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051 6760092
, e-mail [email protected] , sito www.festivaldellearti.it
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