Ioapro: il presidente dell’ass. Botteghe Storiche spiega perché ne resta fuori

Patrizia Artemisio - 14 Aprile 2021

Abbiamo chiesto al Presidente dell’Associazione Botteghe Storiche romane, Giulio Anticoli, cosa pensa della manifestazione per la riapertura di ristoranti ed attività commerciali che ha avuto luogo l’altro giorno a Roma:
“E’ una manifestazione che era naturale che nascesse – ha detto – perché la situazione è veramente drammatica per tutto il settore delle Partite Iva.
Ormai sono i nostri creditori a sostenerci, per il momento ci tengono un credito aperto e non ci fanno le ingiunzioni, ma gli aiuti governativi sono irrisori, quindi capisco questa reazione di scendere in piazza anche se è una reazione a mio avviso pressoché inutile”.

Perché?
“Draghi è stato talmente chiaro e categorico con i suoi uomini di Governo che hanno provato a fare un minimo di opposizione, ha detto che solo i dati scientifici possono parlare, dunque l’indicatore RT. Non è scendendo in piazza che si convince il Governo a riaprire.
E’ chiaro che si sta creando una disparità sociale incredibile e molto pericolosa tra chi ha lo stipendio garantito e chi vive di partita Iva, una disparità dunque tra chi vuole un rigore assoluto nel rispetto delle regole sanitarie e chi è in una fase di disperazione ed ha quindi la visione permissiva di aprire e riprendere un po’ di vita normale”.
Eppure – abbiamo replicato – le chiusure avvengono anche in altri Paesi europei, in Inghilterra stanno riaprendo ora dopo molto tempo…
“Si, – ha spiegato il Presidente Anticoli – ma in questi Paesi sono stati fatti dei finanziamenti alle attività sofferenti. Addirittura in Germania lo Stato ha versato il 70% del fatturato perso direttamente sul conto corrente fornendo il codice Iban, senza la necessità di tutte le procedure di richiesta che dobbiamo fare noi.
Noi adesso con l’ultimo ristoro andiamo a prendere intorno al 4-5% del fatturato perso. Parliamo di briciole.
Questa situazione poi porta a manifestazioni di protesta, molto spesso strumentalizzate dai gruppi più violenti, che rischiano di creare disordine sociale. Tuttavia non trovo neanche giusto vietare tali manifestazioni perché se non si può neanche esprimere il disappunto diventa veramente una situazione di regime. E’ chiaro che la manifestazione andrebbe fatta con le giuste regole di distanziamento, nel rispetto delle norme”.

Lei Presidente ha partecipato?
“No, siamo in realtà un popolo disgregato, manca una regia unica in queste manifestazioni per renderle efficaci. Io non aderisco perché non c’è una regia veramente forte, coesa, per cui si sta tutti insieme. E’ importante anche perché serve un servizio d’ordine di piazza quando si organizza una manifestazione, per evitare che ci siano determinate infiltrazioni, altrimenti diventa un boomerang. Preferisco restarne fuori”.


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