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La cittadinanza non dipende da un tetto: il TAR del Lazio dà ragione a un senza fissa dimora

Annullato il provvedimento della Prefettura di Roma. L'iscrizione in una "via fittizia" come via Modesta Valenti vale come residenza legale a tutti gli effetti

Vivere in strada non significa essere fuori dalla legge o privi di diritti civili. Lo hanno sancito i giudici del TAR del Lazio accogliendo il ricorso di uno straniero, residente in Italia dal 2015 con permesso di lungo periodo, al quale la Prefettura di Roma aveva negato la cittadinanza.

Il motivo del rifiuto? L’uomo, non avendo una casa, risultava iscritto all’anagrafe presso una via virtuale (come la celebre via Modesta Valenti), un indirizzo fittizio creato dal Comune proprio per garantire la dignità burocratica ai senza tetto.

Il braccio di ferro con la Prefettura

A partire dal 2023, la Prefettura di Roma aveva adottato un orientamento molto rigido: secondo l’amministrazione, chi risiede in una via “fantasma” non può dimostrare la residenza legale ininterrotta per 10 anni, requisito fondamentale per diventare italiani.

Tuttavia, gli avvocati del ricorrente, Salvatore Fachile e Giulia Crescini, hanno sollevato un paradosso: il fratello dell’uomo, nella medesima situazione di indigenza e con la stessa cronologia anagrafica, aveva ottenuto la cittadinanza senza problemi poco tempo prima. Una disparità di trattamento che ha pesato nel giudizio.

La sentenza: la residenza virtuale è reale

Nella sentenza pubblicata venerdì 10 aprile 2026, il TAR ha smontato la tesi della Prefettura con alcune motivazioni chiave:

Equiparazione legale: La legge italiana non distingue tra residenza “reale” e “virtuale”. Se l’iscrizione anagrafica è valida, lo è per ogni diritto.

Accesso ai servizi: Le vie fittizie nascono proprio per permettere ai senza dimora di esercitare diritti essenziali (come il medico di base) e di essere reperibili per lo Stato.

Controllo del territorio: Anche chi vive in una via fittizia è monitorato dai servizi sociali e dalle autorità. Se la persona mantiene i contatti con le istituzioni e rinnova i documenti, la continuità della residenza è garantita.

“L’iscrizione in una via fittizia è idonea a dimostrare la residenza legale, a meno che non venga provato un intento elusivo o un rischio per la sicurezza.” (Sentenza TAR Lazio, 10/04/2026)

Cosa succede ora?

Il provvedimento di inammissibilità è stato annullato. La Prefettura di Roma ha ora l’obbligo di riesaminare la domanda di cittadinanza del ricorrente.

Questa decisione impedisce che la condizione di povertà estrema diventi un marchio di esclusione permanente dalla comunità nazionale, evitando disparità di trattamento su base territoriale.

La via “Modesta Valenti”: un simbolo di dignità

Per chi non lo sapesse, Via Modesta Valenti non esiste sulla mappa fisica di Roma. È un indirizzo virtuale dedicato a una donna anziana che nel 1983 morì alla Stazione Termini perché l’ambulanza si rifiutò di soccorrerla a causa delle sue condizioni igieniche.

Oggi, quell’indirizzo “di carta” permette a migliaia di persone di avere una carta d’identità e, da oggi, una speranza concreta di cittadinanza.

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