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La paralisi del MACRO

Il museo d’arte contemporanea è in crisi, bloccato da problemi economici e gestionali

A meno di quattro anni dall’inaugurazione del MACRO, splendida creazione di Odile Decq, il nuovissimo museo di arte contemporanea di Roma è attraversato da una crisi talmente profonda da metterne in seria discussione il futuro. Il museo si trova in una fase d’impasse dovuta a gravi problemi economici e ad un’imbarazzante problematica amministrativa e gestionale. L’attuale giunta non ha confermato la direzione a Bartolomeo Pietromarchi, nominato dalla precedente amministrazione, ma non ha nemmeno indicato un nuovo direttore. Dal 13 giugno la guida del Macro è stata assegnata ad interim a Giovanna Alberta Campitelli, già Dirigente della Sovrintenza capitolina (U.O. Ville e Parchi Storici). La neodirettrice avrebbe dovuto rivestire il ruolo solo per un brevissimo periodo di transizione ma, dopo otto mesi, risulta ancora in carica.

Foto di Federico Ridolfi
Foto di Federico Ridolfi

L’assessore alla cultura Flavia Barca, più volte sollecitata sulla questione, lo scorso novembre, durante l’inaugurazione della mostra di Giulio Paolini aveva dichiarato: “Per il Macro è necessario un direttore esterno e non un dirigente interno all’amministrazione che abbia competenze specifiche ed una rete di rapporti internazionali. L’assessorato ha fatto formale richiesta di un direttore esterno per il Macro ma l’attuale amministrazione ha il potere di nominare solo 15 dirigenti esterni. La decisione spetta al sindaco. Poi una volta avuta l’approvazione del primo cittadino, per un percorso di trasparenza all’interno dell’amministrazione, sarà necessario bandire un avviso pubblico che tenga conto di criteri quali curriculum dei candidati e progetti artistici realizzati per le istituzioni pubbliche. L’amministrazione non può più nominare, come in passato, un direttore con chiamata diretta”. Le più recenti dichiarazioni dell’assessore aprono uno spiraglio di speranza senza però delineare una situazione risolutiva. “Il Sindaco – riferisce Flavia Barca – ha approvato la nomina di un dirigente esterno per il MACRO, previo concorso, ma non c’è ancora la disponibilità di bilancio per i dirigenti esterni della nuova macrostruttura comunale”.

Le difficoltà economiche, la mancanza di un direttore artistico e il vuoto decisionale del Comune di Roma hanno gettato il futuro del museo nell’incertezza. Il rischio è che da marzo 2014 a gestire il Macro restino solo i dipendenti comunali. I contratti dell’ufficio stampa sono scaduti a dicembre, mentre il 28 febbraio sono terminati i rapporti lavorativi di 15 dipendenti esterni provenienti dalla società Zetema. “La situazione è drammatica – afferma l’assessore Flavia Barca – solo i contratti a partita Iva potranno essere forse rinnovati. Per gli altri ci sono difficoltà tecniche. In ogni caso sono arrivati al MACRO tre competenti funzionari della Sovrintendenza Capitolina che sapranno dare un apporto importante”. Per protestare contro questa situazione d’incertezza l’associazione MACROAMICI ha deciso di non devolvere più il contributo di 150.000 euro annui al museo e sembra essere in serio dubbio anche la conferma del mezzo milione di euro annui provenienti da Enel.

Artisti, galleristi, critici e storici dell’arte hanno fondato una Consulta per l’arte contemporanea ( http://consultaarteroma.blogspot.it/) che si propone come organismo autonomo per contribuire alla funzione di indirizzo nelle politiche pubbliche relative all’arte contemporanea. Intento della Consulta è di svolgere un ruolo di controllo dell’efficace attuazione delle politiche culturali, esprimendo pareri, promuovendo lo sviluppo di un pubblico dibattito su temi rilevanti e formulando proposte in materia.

In più, per tener accesa l’attenzione sul declino del Macro, componenti della consulta e sostenitori del museo continuano a scrivere ogni giorno accorate lettere sulla pagina della cronaca di Repubblica denunciando la mancata attenzione al mondo della cultura ed esortando la politica a far uscire il capolavoro di Odile Decq dalla palude stagnante in cui è sprofondato.


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