La storica Farmacia Marchetti di piazza dei Mirti

Da tre generazioni al servizio della salute dei cittadini di Centocelle
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

Il termine “storico” di cui spesso si abusa è quello appropriato per raccontare l’epica avventura dei fratelli Mario e Settimio Marchetti. Originari di Camerino nelle Marche e provenienti da una famiglia di professionisti del settore medico nel 1930, impiantarono la loro farmacia nel quartiere Esquilino. Va detto che allora da Porta Maggiore fino a Frascati non esistevano farmacie perché le stesse erano tutte dislocate nelle zone centrali di Roma.

Con lo svilupparsi di zone periferiche urgeva quindi dotare le stesse di questo servizio fondamentale ed è per questo che i fratelli Marchetti colsero al volo l’opportunità di insediare la loro farmacia in via Tor de’ Schiavi dove la stessa ebbe sede fino al 1949, anno in cui si trasferì definitivamente a piazza dei Mirti 1 angolo via dei Platani.

La storia della farmacia dalla fondazione ad oggi è stata oggetto anche di una simpatica poesia di un cliente ottantasettenne (nel 2004) che figura nel bel sito della farmacia.

Sulla storia dell’esercizio ci informa con dovizia di particolare il dott. Ilario Marchetti che con il fratello Giuseppe conduce con criteri manageriali una struttura che contiene al suo interno quanto di più avanzato esiste al momento nel settore (macchinari all’avanguardia ed estrema cura dello stato di buona conservazione dei farmaci, ecc.). Il dottor Ilario è prodigo anche di aneddoti e curiosità relative alla farmacia e al quartiere. Ad esempio ci mostra un curioso quadretto in cui si scherza in rima sul mestiere del farmacista, in una sorta di botta e risposta tra cliente e farmacista: “Buttà li sordi in farmacia / è la cosa più brutta che ci sia. / Però così rispose l’uomo accorto: / è meglio darli lì che al beccamorto”.

Dottor Marchetti come si presentava il quartiere, all’inizio della vostra attività?

All’epoca Centocelle si estendeva sull’asse Castani-Platani, era un agglomerato con un numero limitato di abitanti. In seguito con l’intensa edificazione dei primi anni ’60 e l’aumento della popolazione anche la farmacia ha subito un ampliamento. Aveva allora solo due dipendenti che fungevano da punti di riferimento per i clienti, cercando di soddisfare i bisogni del tempo. Posso dire di essere un vero “centocellese doc”, il mio ricordo del quartiere di allora è rimasto in me molto vivo. Ricordo che le prime abitazioni erano composte da una serie di piccole villette bi-famigliari molto graziose contornate da un vero e proprio orto-giardino campestre. E forse proprio da questi derivarono i nomi di piante e fiori che connotano la toponomastica di Centocelle. Piazza dei Mirti era solo un lembo d’asfalto, con ai lati della strada delle caditoie, sul quale passava lo storico ‘tramvetto’ che faceva la tratta Laziali-Casilina per poi deviare sino a Velletri. Alcuni tratti di quel percorso ancora oggi sono esistenti. Per incontrare i primi quartieri urbanizzati bisognava arrivare in quel di Porta Maggiore, che rappresentava la capitale per noi abitanti della periferia. Infatti si era soliti dire: vado a Roma o sono stato a Roma.

Com’era la vita del quartiere?

Il modo di vivere era differente da oggi: tutti conoscevano tutti ed i bambini potevano giocare liberamente in strada senza pericoli con tanti stimoli per la crescita e sempre a contatto con la natura, con gli alberi da frutto e le verdure. Oggi i ragazzi, purtroppo, devono essere sorvegliati e sono esposti a molteplici pericoli, un tempo il quartiere poteva essere definito a misura d’uomo e di bambino.

E poi?

Negli anni ’60 assistemmo all’arrivo dei primi immigranti di origine italiana, in particolare abruzzesi e marchigiani, e poi ciociari che inseguivano il sogno dell’impiego statale o di un posto nell’edilizia. Essi si insediarono nelle prime costruzioni che non dovevano superare i tre piani per non interferire con l’aeroporto di Centocelle, anche se in seguito quest’ultimo perse il suo compito rimanendo un monumento storico.

Quali erano i servizi richiesti dai clienti? Qual è stata l’evoluzione della farmacia?

Un tempo le medicine venivano preparate su prescrizione medica quasi esclusivamente da noi farmacisti. Poi un’evoluzione si è imposta anche nel campo dei prodotti farmaceutici che adesso provengono essenzialmente dalle case che le producono. Noi cerchiamo però di curare ancora l’aspetto laboratoriale se pur in minima parte.
I servizi richiesti dai clienti alle farmacie sono diventati sempre più mirati e questo ci ha portato a studiare un nuovo piano di approccio cercando di soddisfare le mutate necessità dei cittadini. Così abbiamo iniziato a dedicare la nostra attenzione a prodotti e articoli non farmaceutici dedicando loro un grande spazio destinato al self-service dove essi potevano trovare tutti quei prodotti collegati al benessere ed alla cura della salute.
Questo è avvenuto per il cambiamento delle abitudini di vita e l’allungamento della stessa.
Dovendo segnare delle tappe della nostra storia noi dal 1930 al 1949 abbiamo avuto la nostra sede in via Tor de’ Schiavi, nel 1950 ci siamo trasferiti in piazza dei Mirti, nel 1964 abbiamo avuto la prima ristrutturazione del nostro esercizio per far posto agli articoli da self service, nel 1974 abbiamo introdotto degli aggiornamenti alla luce delle nuove tecniche provenienti dall’estero, infine nel 1994 abbiamo riaggiornato la nostra farmacia introducendo nuove tecnologie e nuovi reparti.

Qual è il vero segreto del successo della farmacia Marchetti?

L’aver tenuto fede agli insegnamenti del nostro padre Mario: 1) mantenere sempre la parola data; 2) partire sempre dai problemi e dai bisogni della gente e cercare di risolverli. E poi naturalmente lavorare con passione e aggiornarsi sempre per essere sempre più affidabili.

Come è cambiato il quartiere?

Ricordo purtroppo che negli anni dal 1975 in poi il quartiere ha visto molta bella gioventù uccisa dalla droga, un problema che ha toccato non poco questa zona, mischiandosi anche a casi frequenti di delinquenza, complice la vicinanza del Quarticciolo.
Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una forte immigrazione dall’estero con insediamento massiccio di popoli di varie nazionalità.
Abbiamo anche avuto la presenza dei mega campi nomadi di Casilino 700 e Casilino 900, con tutti i problemi connessi.

Poi c’è statao l’arrivo massiccio di comunitari ed extracomunitari…

Ricordo che soprattutto nei primi tempi dell’immigrazione fu per noi un evento scioccante imbatterci in persone di colore diverso. Le trovavamo distanti dalla nostra mentalità e quasi ne avevamo paura. Mentre adesso il rapporto è ottimale sotto tutti i punti di vista, la vicinanza è servita moltissimo per conoscere ed accettare queste persone.
Questo ha permesso l’integrazione dei diversi popoli che portando anch’essi avanti un concetto di famiglia unita, del resto come noi italiani, hanno mandato i loro figli nelle nostre scuole con ottimi risultati di apprendimento.

E la vostra professione come è cambiata?

Da sempre il principio commerciale della farmacia è quello di stabilirsi li dove c’è la gente. Le farmacie sono state istituite in rapporto con il numero e la collocazione degli abitanti. Gli abitanti, infatti, devono poter accedere facilmente al nostro servizio senza troppi ostacoli. E oggi infatti Centocelle dalla nostra farmacia, che per un certo lasso di tempo è stata l’unica farmacia del quartiere,è affiancata da altre 24 farmacie.

E in futuro?

Noi oggi siamo alla terza generazione e ci proponiamo di servire al meglio e ancora a lungo i cittadini di Centocelle.


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