

Oltre 15mila denunce in quattro mesi. I decessi salgono a 24, ben 20 solo nella provincia di Roma
Ogni giorno decine di lavoratori entrano in fabbrica, salgono su un’impalcatura, guidano un mezzo agricolo o iniziano il proprio turno in un magazzino, in un negozio o in un ufficio. Per molti di loro la giornata si conclude senza problemi.
Per altri, invece, il luogo di lavoro continua a trasformarsi in un contesto di rischio. E i numeri registrati nei primi mesi del 2026 raccontano una realtà che preoccupa sindacati e osservatori.
Nel Lazio cresce infatti il numero degli incidenti denunciati durante l’attività lavorativa e aumentano anche i casi più drammatici, quelli che si concludono con la perdita della vita. Un quadro che riaccende il dibattito sulla prevenzione, sui controlli e sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Secondo le elaborazioni effettuate dalla Cgil Roma e Lazio sui dati Inail aggiornati alla fine di aprile, nei primi quattro mesi dell’anno le denunce di infortunio hanno superato quota 15 mila, registrando un incremento significativo rispetto allo stesso periodo del 2025.
L’aumento interessa gran parte del territorio regionale e coinvolge in modo particolare l’area metropolitana della Capitale, dove si concentra la quota più elevata degli episodi segnalati.
La provincia di Roma continua infatti a rappresentare il principale osservatorio del fenomeno, sia per volume occupazionale sia per numero assoluto di incidenti registrati. Crescite si rilevano anche nelle province di Latina, Viterbo e Rieti, mentre Frosinone mostra un andamento sostanzialmente stabile.
Ancora più preoccupante è il dato relativo agli infortuni mortali. Nei primi quattro mesi del 2026 sono state registrate 24 vittime sul lavoro nel Lazio, con la maggior parte dei decessi concentrata nella provincia romana.
Una statistica che conferma come il tema della sicurezza continui a rappresentare una delle principali emergenze sociali del territorio.
Gli episodi riguardano comparti produttivi molto diversi tra loro: dai cantieri all’agricoltura, dalle attività industriali ai servizi, fino ai settori del commercio, della logistica e della ristorazione. Un elemento che evidenzia come il rischio non sia circoscritto a singole categorie professionali, ma attraversi trasversalmente il mondo del lavoro.
L’analisi per fasce anagrafiche mostra un incremento diffuso delle denunce. A registrare uno degli aumenti più evidenti sono i lavoratori tra i 30 e i 34 anni, ma il numero più elevato di incidenti continua a concentrarsi nella fascia compresa tra i 50 e i 54 anni.
In crescita risultano anche i dati che riguardano i più giovani e i lavoratori prossimi all’età pensionabile, segnale di un fenomeno che coinvolge tutte le generazioni presenti nel mercato del lavoro.
Per la Cgil, i dati ufficiali potrebbero non rappresentare pienamente la dimensione reale del problema. Secondo il sindacato, esistono infatti situazioni che non emergono nelle statistiche a causa delle difficoltà che alcuni lavoratori incontrano nel denunciare gli incidenti subiti durante l’attività professionale.
Da qui la richiesta di rafforzare le attività di prevenzione, i controlli ispettivi e gli strumenti di vigilanza, soprattutto in vista dei mesi estivi, quando le alte temperature possono aumentare l’esposizione ai rischi in molti settori produttivi.
L’emergenza caldo, già al centro dell’attenzione delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni, si aggiunge così a un quadro che continua a mostrare criticità significative.
Perché dietro ogni numero non c’è soltanto una statistica, ma una persona che ha visto interrompersi la propria quotidianità sul posto di lavoro. E, nei casi più gravi, una famiglia costretta a fare i conti con una perdita irreparabile.
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