Lunghezzina Due, tanti i disagi a causa di un cantiere infinito

I residenti: “Un quartiere non é un cantiere”
di Antonello Dionisi - 30 Agosto 2007

Parliamo di Lunghezzina Due (foto 1), nuovo Hinterland romano: a pochi passi dal centro commerciale Roma Est, tra Lunghezza e Castelverde, in poco più di due anni sono sorti una trentina di edifici abitativi in parte ancora da finire. Al centro di Lunghezzina Due si estende la riserva dei Selci (foto 3) , un piccolo grande polmone verde che nasconde tesori archeologici rinvenuti con gli ultimi scavi (foto 4).

Arrivare a Lunghezzina Due significa passare in rassegna, venendo dalla città, tutti i nuovi insediamenti abitativi che hanno riguardato l’VIII Municipio, con l’arrivo di migliaia di neoabitanti che hanno “costretto” le autorità a ridisegnare e/o modificare assetti viari anche di grande rilevanza come ad esempio la via Collatina.

Lunghezzina Due è l’esempio lampante di come sia labile il confine tra Cantiere e Quartiere. Di norma la zona cantieristica dovrebbe essere ben delineata dalla zona rifinita, con gli accessi interdetti ai non addetti ai lavori, Invece a Lunghezzina Due queste precauzioni non sono possibili dal momento che non è possibile individuare la zona “lavori in corso”da quella completata: le differenze tra l’una e l’altra sono minime, se non per gli appartamenti abitati. Succede quindi che i residenti di Lunghezzina Due si ritrovano, alcuni anche da un paio di anni, come civili in un’area cantieristica, con cumuli di materiali sui marciapiedi, con asfaltature a tratti e transenne appoggiate su questa o quell’altra recinzione. Succede poi a Lunghezzina Due che la riserva dei Selci sia un covo di immondizie, alcune andate a fuoco, che nelle giornate di vento ci siano vere e proprie tempeste di terriccio, che le strade finiscono lì dove iniziano i lavori delle escavatrici e che ci siano, per trenta edifici finora rifiniti e quindi abitati, solamente tre cassoni delle immondizie: facile quindi prevedere le conseguenze: cumuli di immondizie che si sommano ai detriti dei quartieri intorno.

Parliamo con Alessandro S., sessantenne, da due anni residente a Lunghezzina Due: “Ci siamo spostati con l’intenzione di investire le liquidazione in un alloggio più confortevole, al riparo dallo stress metropolitano. Tante le promesse da parte di costruttori ed amministratori, ma alla fine qui i lavori per dotarci di una minima viabilità procedono a rilento. Idem per quello che riguarda la messa in sicurezza dei marciapiedi: possibile che viviamo in un’area dichiarata agibile senza il rispetto dei requisiti minima di circolazione? Finora sono state rifatte più volte le pavimentazioni stradali, ma il continuo andirivieni di mezzi pesanti rende inutile il lavoro…”

Effettivamente le strade di Lunghezzina Due, come ad esempio via Guardiagrele, presentano sul manto stradale delle pericolose escrescenze come i tombini alcune alte più di dieci (contati!) centimetri, senza contare le auto parcheggiate tra mucchi di ferraglia e scarichi edilizi abusivi (foto 2 via Fraire).

Si va via da Lunghezzina Due percorrendo via Ortona de’ Marsi, e lasciandosi alle spalle un cumulo di polvere che ci rincorre la netta impressione che si stia lasciando un quartiere fatto per metà.

Ai lati della strada che porta in via di Massa San Giuliano, in un campo lasciato a maggese, qualche bambino ha costruito delle porte con materiali di scarto dei cantieri. Ci viene allora in mente che tra i tanti cartelli disseminati nel quartiere ce n’è uno che preannuncia la costruzione di una scuola per l’infanzia. Data prevista per la chiusura dei lavori: novembre 2005.

Fortuna che tra i tanti cartelli preannuncianti mirabolanti affari e prossime costruzioni, quello dell’asilo nido è quello che si nota meno…


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