Maxxi, ecco la nuova piazza verde: alberi, ombra e spazi pubblici nel cuore del Flaminio

Piantati aceri, lecci e mirti lungo via Guido Reni per combattere l'isola di calore

Un deserto di cemento e marmo bianco, bellissimo da fotografare ma rovente e impraticabile sotto i colpi del sole estivo, trasformato in pochissimi mesi in un’oasi urbana di frescura, alberi e biodiversità. Il Maxxi cambia pelle e regala a Roma il suo primo, vero “micro-bosco” contemporaneo.

Si sono conclusi a tempo di record, in meno di quattro mesi, i lavori di riqualificazione paesaggistica dello spazio esterno affacciato su via Guido Reni: la storica piazza Alighiero Boetti ha detto addio alla sua natura puramente minerale per trasformarsi in un grande giardino pubblico, accessibile e interamente ripensato per il benessere dei cittadini e dei visitatori.

L’intervento rappresenta il primo, attesissimo tassello cronologico del progetto “Grande Maxxi”, il monumentale piano di ampliamento e rinnovamento infrastrutturale che accompagnerà il Museo nazionale delle arti del XXI secolo fino al 2027.

La firma di Bas Smets e la strategia anti-afa

A ridisegnare i contorni dello spazio che circonda le celebri e sinuose forme di cemento armato concepite dall’archistar Zaha Hadid è stato il paesaggista belga Bas Smets, una delle firme più prestigiose e richieste a livello internazionale quando si parla di architettura del verde e riforestazione urbana.

La sfida raccolta da Smets nel quartiere Flaminio era complessa: aggredire una superficie fortemente cementificata per contrastare il drammatico fenomeno delle “isole di calore”, ovvero quelle aree cittadine capaci di accumulare e trattenere le temperature più torride.

Per farlo, i tecnici hanno letteralmente “scavato” e rimosso ampie porzioni della vecchia pavimentazione, riportando alla luce la terra viva e arricchendola con substrati fertili.

Una scelta strutturale che permetterà alle radici di respirare e al terreno di drenare l’acqua, riducendo sensibilmente la temperatura percepita grazie all’ombreggiatura e alla naturale evapotraspirazione delle piante.

Immagine di repertorio

Dall’Acero al Pino d’Aleppo: la macchia mediterranea conquista il museo

Il nuovo polmone verde del Flaminio è stato popolato selezionando accuratamente essenze tipiche del paesaggio mediterraneo, capaci di resistere alla siccità e al clima romano, massimizzando l’impatto ecologico:

Il fronte di via Guido Reni: È stato trasformato in una galleria alberata grazie alla messa a dimora di aceri campestri, lecci, mirti, corbezzoli e alberi di Giuda. Accanto a loro, preservato come un monumento vivente, svetta il grande tiglio storico che presidiava l’area ben prima che nascesse il museo.

I colori dell’estate: Verso l’interno trovano spazio l’orniello, lo scotano (con le sue scenografiche fioriture rosa) e il pino d’Aleppo.

L’omaggio a Zaha Hadid: Sul versante di via Masaccio il progetto ha recuperato il filare di pioppi originariamente immaginato nel disegno della Hadid, arricchendolo con un fitto tappeto di piante di acanto ai piedi dei fusti.

Una nuova agorà per la cultura e il foliage autunnale

Il giardino non è solo un esperimento di climatizzazione urbana, ma uno spazio sociale polivalente. Se la parte centrale della piazza è rimasta aperta e libera da barriere per ospitare l’agorà — il grande spazio destinato a spettacoli, performance artistiche e talk estivi — l’area della cavea all’aperto è stata ripensata come un luogo intimo e suggestivo. Qui sono stati posizionati cinque grandi alberi ad alto fusto che regaleranno un’ombra fitta durante l’estate e la magia dei colori del foliage in autunno.

Grande la soddisfazione espressa dalla presidente della Fondazione Maxxi, Maria Emanuela Bruni, che vede in questa inaugurazione l’inizio di una nuova era per l’istituzione: “Il Maxxi non è più solo un contenitore d’arte, ma un presidio ecologico e culturale dinamico, un pezzo di città viva dove l’architettura dialoga con la natura per restituire benessere e socialità ai romani”. I cancelli di via Guido Reni sono aperti: la cultura a Roma, da oggi, si respira all’ombra delle foglie.

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