

Uno sfondo nero, il tricolore, la scritta “Montespaccato” e una frase che ha fatto esplodere la polemica: “Ma un cuore pulito non si scorderà”
A Montespaccato la quiete è solo apparente. Dietro i palazzi silenziosi e il caldo di luglio che svuota le strade, ribolle ancora la rabbia. La miccia? Un murale. Ma non uno qualunque. Un’opera colorata comparsa all’inizio del mese su una parete nei pressi della rotonda che dà sull’uscita del Grande Raccordo Anulare.
Uno sfondo nero, il tricolore, la scritta “Montespaccato” e una frase che ha fatto esplodere la polemica: “Ma un cuore pulito non si scorderà” – versi della canzone di un gruppo musicale legato all’estrema destra, gli Amici del Vento, che dedicò quel brano ai Nuclei Armati Rivoluzionari, sigla eversiva neofascista.
Non è passato molto prima che l’“opera” attirasse l’attenzione. A gridare allo scandalo sono stati tanti: cittadini, associazioni, partiti. E a quel punto è intervenuta l’amministrazione municipale. La presidente del Municipio XIII, Sabrina Giuseppetti, ha fatto rimuovere il murale nella giornata di giovedì 10 luglio, spiegando che si trattava di un intervento non autorizzato e con chiari richiami ideologici.
“Aveva il sapore di una provocazione”, ha dichiarato.
Ma appena cancellato il murale, la tensione è esplosa in un’altra forma: nella notte tra l’11 e il 12 luglio, la sede del Partito Democratico di Montespaccato è stata imbrattata con svastiche e simboli neofascisti. Un attacco diretto, grave, che ha scosso il quartiere e raccolto la solidarietà del sindaco Gualtieri e di gran parte delle istituzioni cittadine.
La risposta democratica non si è fatta attendere: il giorno successivo, sabato 12, oltre 200 persone si sono riunite in un presidio antifascista davanti alla sede vandalizzata. Una manifestazione pacifica, ma ferma, per ribadire che Montespaccato non vuole diventare il teatro di rigurgiti nostalgici o scontri ideologici.
Proprio mentre il quartiere cercava di voltare pagina, ecco un nuovo colpo di scena: una petizione online è stata lanciata da alcuni residenti per chiedere il ripristino del murale rimosso. Secondo i promotori, non si trattava di un’opera politica, ma di un’espressione artistica nata “dal basso”, dalla creatività dei giovani del quartiere.
“Aveva reso il nostro quartiere più vibrante”, si legge nell’appello. “Vogliamo che Montespaccato abbia voce. La nostra opinione deve contare”.
La petizione ha però subito sollevato una nuova ondata di critiche e preoccupazioni. Per molti, il murale non era affatto neutro. Anzi, rappresentava un simbolo di propaganda con chiari richiami a forze politiche e storiche ben precise. I commenti si accavallano online, le discussioni infiammano i gruppi di quartiere, e il clima resta teso.
Il caso del murale ha fatto molto più che colorare un muro: ha scoperchiato una frattura profonda nel tessuto di Montespaccato. Da una parte chi reclama identità, appartenenza e “orgoglio di quartiere”; dall’altra chi teme derive nostalgiche, riscritture pericolose della storia e rigurgiti ideologici inaccettabili.
Montespaccato oggi si ritrova spaccato, tra chi rivendica il diritto di esprimersi e chi chiede rispetto per la memoria democratica. E quel murale – oggi scomparso dalla parete – è più visibile che mai nelle coscienze del quartiere
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