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Monteverde, il Tar chiude la partita sul caso Mucca Pazza: confermati gli ordini del Comune. Veranda da demolire e spazi da ripristinare

I giudici danno ragione a Comune e Municipio XII: via la veranda trasformata in sala permanente, smantellati anche i gonfiabili e il campo da pallavolo

La maxi-veranda vetrata con aria condizionata va demolita. I gonfiabili, i giochi per bambini e persino il campo da pallavolo allestito all’esterno vanno smantellati.

E quella che doveva essere una piazza pedonale pubblica deve essere immediatamente restituita ai residenti del quartiere.

Si chiude con una disfatta totale su tutta la linea per i titolari del locale la lunghissima e velenosa battaglia legale e amministrativa che da anni ruota attorno al noto ristorante “Mucca Pazza” di Monteverde.

Il Tar del Lazio ha depositato la sentenza con cui respinge integralmente il ricorso presentato dalla proprietà contro i provvedimenti di Roma Capitale e del Municipio XII.

I giudici amministrativi hanno confermato la piena legittimità degli atti comunali che nel 2024 avevano portato al sigillo e alla sospensione della licenza (poi congelata in via cautelare).

Ora l’ordinanza di ripristino dei luoghi diventa esecutiva: i gestori dovranno buttare giù le opere abusive e pagare 5.000 euro di spese legali.

La vicenda nasce dagli esposti presentati dai residenti della zona, esasperati dal rumore, dal viavai e dall’occupazione progressiva degli spazi comuni.

I controlli dei tecnici comunali avevano scoperchiato un gigantesco labirinto di irregolarità urbanistiche che i giudici di via Flaminia hanno ora messo nero su bianco.

La finta pergotenda e il condono “fantasma” negli scantinati

Il primo affondo dei magistrati riguarda la grande struttura esterna che ospitava decine di tavoli. La difesa del ristorante ha tentato di far passare l’opera come una semplice “pergotenda”, ossia una struttura leggera che non necessita di permessi edilizi.

Tuttavia, i rilievi fotografici hanno stracciato questa tesi: quel manufatto era diventato a tutti gli effetti un ampliamento stabile e permanente del ristorante, dotato di pareti in vetro, teli laterali sigillati, uscite di sicurezza e un impianto fisso di climatizzazione caldo/freddo. Per il Tar si tratta di una “nuova costruzione” abusiva che non poteva essere sanata con una semplice Scia.

Stesso discorso per i locali interrati. Circa 86 metri quadrati di sotterranei, nati come magazzini e depositi, erano stati trasformati in cucine e sale per i clienti. La proprietà aveva invocato il principio del silenzio-assenso su una domanda di condono edilizio presentata nel 2003.

Ma i giudici hanno scoperto il trucco temporale: i lavori di trasformazione dello scantinato sono stati realizzati dopo la scadenza dei termini previsti dalla legge sulla sanatoria. Niente requisiti, niente condono.

Liberata la piazza del Pup: via i giochi e il campo da volley

Il capitolo più politicamente rilevante riguarda però lo spazio esterno. L’area su cui sorge il ristorante fa parte di una vecchia convenzione urbanistica legata alla nascita di un Piano Urbano Parcheggi (Pup).

Le carte cantano chiaro: l’area, pur essendo formalmente privata, è gravata da un vincolo di asservimento all’uso pubblico. Doveva essere una piazza pedonale con aiuole a disposizione delle famiglie del quartiere.

Al suo posto, il ristorante aveva recintato tutto, piazzando gazebo privati, scivoli, gonfiabili e addirittura un campo da pallavolo ad uso esclusivo dei clienti, escludendo di fatto il resto dei cittadini. I giudici hanno ribadito che nessuna delibera condominiale o accordo privato può cancellare la destinazione pubblica impressa dal Comune.

Il Municipio esulta, i gestori tremano per 32 famiglie

Soddisfatto il presidente del Municipio XII, Elio Tomassetti, che vede trionfare la linea del rigore:

«Quell’area deve tornare immediatamente a essere fruibile dai cittadini di Monteverde, come previsto dai piani urbanistici. La sentenza del Tar certifica la correttezza del lavoro svolto dai nostri uffici e ci permette di proseguire nel percorso di ripristino della legalità sul territorio. Stiamo affrontando e risolvendo una ad una tutte le situazioni di abuso che negli anni si erano consolidate nell’indifferenza generale».

Dall’altra parte della barricata c’è lo spettro del collasso economico dell’attività. L’attuale gestore del ristorante, Fabio Bonardo, evidenzia come la sua società sia del tutto estranea alla nascita degli abusi:

«Prendiamo atto del pronunciamento e ci adegueremo, ma studieremo le motivazioni per capire se ci sono altri margini di ricorso. Noi siamo subentrati nella gestione solo nel 2023 rilevando la struttura così com’era, senza fare alcun lavoro edilizio».

La preoccupazione più grande è per il personale, in un locale che vedrà dimezzata la sua superficie commerciale: «La nostra priorità assoluta è salvaguardare i 32 dipendenti che lavorano qui. Se la riduzione degli spazi dovesse compromettere la sostenibilità del locale di Monteverde, faremo di tutto per ricollocare le persone e garantire la continuità del posto di lavoro negli altri ristoranti del nostro gruppo». Spetta ora a Roma Capitale notificare i termini per l’inizio dei lavori di demolizione.

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