

Si trova a largo Leonardo da Vinci nel municipio VIII
Un frigo pieno d’acqua fresca, prese per ricaricare il telefono e un bagno sempre accessibile. Non è un sogno lontano, ma una realtà concreta che da oggi abita in largo Leonardo da Vinci, nel cuore del Municipio VIII.
È qui che ha preso vita il primo punto di sosta per i rider romani, lavoratori del food delivery troppo spesso invisibili, ma sempre presenti sotto pioggia o sotto il sole, con uno zaino sulle spalle e il tempo che corre.
Un piccolo spazio con un grande significato: un gesto di civiltà, come lo definisce l’assessora municipale Francesca Vetrugno, promotrice dell’iniziativa:
“Un primo passo verso una maggiore tutela di questi lavoratori. Un segnale politico e culturale”.
Lo spazio, pensato e realizzato nell’ambito del bando per le manifestazioni culturali del triennio 2024–2026, è ospitato all’interno dell’Oasi San Paolo, riqualificata grazie all’impegno dell’imprenditore Alessandro Boffa.
Aperto ogni giorno dalle 9 alle 18, offre servizi igienici, area relax ombreggiata, colonnine per ricaricare smartphone e dispositivi elettronici, oltre a un frigo con acqua fresca.
Un’oasi urbana, letteralmente, che vuole garantire una pausa degna a chi lavora spesso in condizioni precarie e senza tutele.
L’obiettivo del Municipio è trasformare questo esperimento in una rete cittadina, coinvolgendo associazioni di categoria e, si spera, anche i grandi colossi del food delivery.
“Il nostro sogno è che ogni zona della città possa offrire uno spazio di riposo per i rider”, ha aggiunto Vetrugno.
Non è la prima volta che si prova a muoversi in questa direzione: già nel 2022 era stato lanciato il progetto “Sos Rider”, approvato dall’Assemblea capitolina con l’intento di allestire punti di sosta in 16 biblioteche comunali. Ma quel piano, come spesso accade a Roma, è rimasto sulla carta, rallentato dai lavori del Pnrr e dalle complessità burocratiche.
Sono lavoratori invisibili, ma li incrociamo ogni giorno: in bici, in motorino, in attesa davanti ai ristoranti o chini sul telefono a consultare una mappa.
In gran parte giovani, migranti, precari, protagonisti di un’economia veloce e digitale che spesso non prevede per loro né spazi né diritti. Questo piccolo rifugio a San Paolo è anche un modo per riconoscerli, guardarli, rispettarli.
E forse, per una volta, chiedere loro come stanno, anziché solo “quanto manca alla consegna”.
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