“Nomi veri falsi” di Marco Palladini

 Marco Palladini, romano, è scrittore di vocazione sperimentale, critico e autore nell’ambito del teatro di ricerca e performer scenico-poetico. Il suo ultimo libro “NOMI VERI FALSI”, sottotitolato Mash-up di prose e narrazioni obliquide (Empirìa Edizioni, 2019) sarà presentato mercoledì 22 gennaio, ore 18.00 alla Libreria Empirìa, via Baccina, 79 – Roma tel. 06.69940850. La copertina del libro è un’opera del pittore Bruno Conte. Interverranno Pippo Di Marca e Giorgio Patrizi, mentre l’autore/attore leggerà alcuni brani del libro. http://www.empiria.com/libro.asp?id=347

Scrittore elegante e visionario, a tratti ironico, ma sempre impegnato nel trasmettere importanti riflessioni ed informazioni ai lettori, questo libro è costituito da racconti, collegati tra loro da quello che l’autore definisce un Mash-up di prose e narrazioni obliquide.

Un ossimoro, il titolo “Nomi veri falsi”, che accosta e fa coesistere termini riferiti a significati contrari, mentre Il termine inglese mash-up, ormai comune in ambito informatico, indica un mix di contenuto, codice o altri elementi (anche da fonti diverse) che vengono integrati dinamicamente per creare un nuovo tipo di servizio o applicazione. Da notare che la modalità mash-up si è diffusa inizialmente in campo musicale, per poi essere usata in altri ambiti, ad esempio l’uso espressivo di spezzoni video montati in sequenza, come il programma televisivo Blob.

Il libro di Marco Palladini infatti – di prose e narrazioni ‘obliquide’ – si prefigge di intrecciare i racconti che contiene, con una liquidità della scrittura (con riferimento al celebre libro di Zygmunt Bauman) realizzando uno stile espressivo ora fluidamente poetico, ora meditativo o dialogico, ora scandito con tratti diaristici, aforistici e critico-filosofici, ma sempre comprensibile, presente e coinvolgente, alternando suggestioni e citazioni che attraversano vari ambiti musicali, politici, teatro, cinema, letteratura e sport, collegandoli nel significato e nei rimandi.

Timbrificio Centocelle

La metafora della liquidità, da quando Bauman l’ha coniata, è entrata nel linguaggio comune per descrivere la modernità nella quale viviamo, incerta, flessibile ma anche vulnerabile, nella quale una libertà ed una tecnologia da tempo sognata dai nostri nonni, spesso non è confortata da punti di riferimento stabili o almeno credibili, nemmeno dalla certezza o dalla solidarietà di rapporti sociali solidi e confortevoli. Tutto ciò è in apparenza un labirinto, quindi i punti di riferimento vanno cercati e/o costruiti, poiché le nostre culture e le nostre società sono divenute assai complesse e stratificate.

Non a caso si sente nominare sempre più spesso la Teoria delle Dinamiche a Spirale sviluppata dal dottor Clare Graves (amico e collega di Maslow) poi diffusa da Chris Cowan e Don Beck. Questa teoria prende in considerazione due elementi: le condizioni di vita (o condizioni ambientali), e le condizioni o capacità mentali in un determinato momento storico, per svilupparne un diagramma di sviluppo futuro per stadi.

Ma ormai sono tutti consapevoli che serva una ristrutturazione della mente o almeno una ricerca di nuovi linguaggi più aderenti ad una nuova realtà sociale, come fa Marco nel suo libro, linguaggi ricchi di immagini, evocate anche da neologismi poetici (come spesso fa nei suoi scritti) che però risultino meno ambigui ma più tolleranti di questa forma di complessità in cui viviamo e della quale non conosciamo i confini. Forse dovremo prendere ispirazione dalle creazioni degli artisti che, attraverso il linguaggio figurativo, riescono a mettere in rapporto concetti di significato contrario, verso una risoluzione formale che invece li comprenda. Per esempio la copertina del libro, un’opera del pittore Bruno Conte, si riferisce idealmente al racconto contenuto nel libro dal titolo – I ciclisti venivano giù a schiaffo –

Abitare a Roma ha già citato Marco Palladini in occasione della pubblicazione del suo penultimo libro “Stecca, mutismo e rassegnazione” su l’incontro-scontro tra un ragazzo di inquiete idee libertarie e “l’istituzione totale” dell’esercito italiano, tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80.

https://abitarearoma.it/stecca-mutismo-rassegnazione-libro-marco-palladini/

 

Marco Palladini è nato e vive a Roma, è scrittore, poeta, drammaturgo e critico teatrale. Ha scritto e allestito una quarantina di testi, spettacoli e performance teatrali e poetico-musicali. Per il teatro: la trilogia Destinazione Sade (Arlem, 1996); il dramma Serial Killer (Sellerio, 1999); Me Dea (Ed. Progetto Cultura, 2015). Per la prosa: Il comunismo era un romanzo fantastico (Zona, 2006); Non abbiamo potuto essere gentili (Onyx, 2007); Stecca, mutismo e rassegnazione (Zona, 2017); Strasognando Fellini (La Camera Verde, 2019). Per la critica I Teatronauti del Chaos – La scena sperimentale e postmoderna in Italia 1976-2008 (Fermenti, 2009); Chi ha paura dei manovratori? – Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010 (Zona, 2011); Prove aperteMateriali per uno zibaldone sui teatri che ho conosciuto e attraversato, 1981-2015 – vol. I e II (Fermenti, 2015, 2017), Premio Feronia 2016 per la saggistica. Articolo pubblicato sul nostro giornale

https://abitarearoma.it/prove-aperte-volume-secondo-di-marco-palladini/

Di poesia: Trans Kerouac Road (Zona, 2004); Iperfetazioni (Zona, 2009); Il mondo percepito (Le impronte degli uccelli, 2010); Poetry Music Machine (Onyx, 2012); Attraversando le barricate (Robin, 2013); È guasto il giorno (Tracce, 2015); De-siderata (Eureka, 2018). Sulla sua opera poetica la monografia critica di I. Appicciafuoco: Nei sentieri della linguavirus (Novecento Libri, 2019).

 

La foto/ritratto di Marco Palladini è di Valter Sambucini.

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