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“OTTO SETTE” – Un laboratorio artistico tutto al femminile tra Tor Pignattara e il Pigneto

Uno spazio artistico come collegamento ideale tra i due quartieri

Alessandra, Arianna, Cynthia e Silvia, rigorosamente in ordine alfabetico. Quattro donne, quattro artiste, un laboratorio che si colloca come cerniera artistica tra i quartieri di Tor Pignattara e del Pigneto, quartieri che negli ultimi anni hanno sviluppato una vivacità culturale in continua crescita.

Alla base di “OTTO SETTE” – questo il nome del laboratorio, che si trova in via Augusto Dulceri, appunto al civico 87- troviamo manualità e la creatività. La particolarità delle discipline esercitate ne è un esempio (mosaico tagliato e filato, cera persa, pittura, disegno, uncinetto applicato alla gioielleria ) e lo spazio è contemporaneamente uno studio d’arte e un laboratorio, nella sua doppia accezione di luogo di creazione e di trasmissione del sapere.

OTTO SETTE è un atelier di artiste, uno spazio espositivo e un luogo di apprendimento delle arti: una “bottega” artistica plurivalente perfettamente al suo posto in un quartiere romano, il Pigneto, già crocevia alternativo e imprevedibile di scambi culturali e artistici, situata al confine ideale con un altro quartiere – Tor Pignattara – che negli anni ha fatto della multiculturalità la sua peculiarità principale. Nelle parole delle artiste, uno degli obiettivi è infatti quello di andare ad alimentare una rete di artigiani del quartiere che è molto attiva. La scelta della sede non a caso è dovuta al fatto che il Pigneto, in questo momento, costituisce una delle realtà culturalmente più vivaci della capitale.

Ma chi sono le donne che animano questo spazio artistico?

Incontriamo per prima Cynthia Muriel, classe 1980, che ci racconta di come il suo approdo alla pittura sia avvenuto in seguito a un percorso artistico e personale che le ha fatto sperimentare diverse discipline, dalla scrittura al disegno, dall’artigianato alla fotografia. Il suo mix di origini e culture (mamma indiana e malgascia e papà italiano), assieme alla sua passione per il viaggio, hanno stimolato col tempo una vocazione sviluppata da autodidatta, con “un interesse che va principalmente al potere fortemente evocativo del colore, usato quasi sempre puro, non contaminato o diluito per fare emergere con vigore il suo senso, la sua vitalità, le sue vibrazioni, e dare all”esperienza artistica un risvolto sensoriale.

Ecco perché mi ispiro principalmente al linguaggio espressivo tipico dell’infanzia, basico ma al tempo stesso ricco, non filtrato dal pensiero razionale, ma invece fortemente istintivo e immediato. In particolare, il Madagascar, terra di mia madre in cui ho avuto il privilegio di vivere, influenza in modo massiccio il mio approccio all’arte

Arianna Bonamore, nata a Roma nel 1977, muove i primi passi come illustratrice e decoratrice e si dedica all’arte a tutto tondo, facendo dapprima parte della redazione della rivista di artisti ARIA e divenendo poi nel 2014 cofondatrice di  Spazio Y a Roma, dove ha collaborato fino al 2016. Nell’arco del tempo il suo percorso l’ha portata ad orientarsi principalmente sulla pittura, che oggi è al centro della sua attività artistica. “La mia ricerca artistica” ci dice “indaga l’inconscio attraverso l’uso di simboli ed archetipi che emergono dalla ripetuta osservazione di superfici imperfette, piegando la tecnica a servizio della visione. La passione per il mito e per l’esoterismo mi portano ad affrontare giorno dopo giorno nuovi dogmi che inevitabilmente influenzano le mie produzioni.”

Silvia Limiti è invece un’artigiana di gioielli fatti ad uncinetto e perline. Fa parte del progetto OTTOSETTE da 3 anni. Ci racconta di aver imparato il lavoro ad uncinetto e ai ferri dalla nonna, mentre la mamma le ha trasmesso la passione per la moda; connubio che l’ha portata a creare gioielli ma al tempo stesso anche accessori tessili con i ferri, spaziando molto sia nelle tecniche utilizzate che nelle forme realizzate.

Infine incontriamo Alessandra Minicozzi, che nel laboratorio svolge l’attività artistica di mosaicista. La sua attività nasce inizialmente nell’ambito della riproduzione di opere sacre e della dimostrazione di filatura per i turisti, e dopo una serie di esperienze artistiche decide di approdare in uno spazio condiviso, al fine di sperimentare l’interazione e la sinergia artistica, per creare nuove occasioni di incontro e al tempo stesso nuovi stimoli. La sua attività odierna si incentra prevalentemente sulla tecnica del mosaico filato, una tecnica che – come ci spiega lei stessa – nasce a Roma nella seconda metà del ‘700 e che attualmente sono in grado di utilizzare solo poche persone al mondo. “Non mi accontento di seguire la tradizione, la amo e la uso come trampolino di lancio per la mia creatività. Dopo la laurea in storia dell’arte e anni di apprendistato con maestri mosaicisti di fama internazionale, posso vantare una lunga esperienza in diverse tecniche, dal mosaico tagliato a quello filato. Molto del mio lavoro si basa sul riciclo, motivo per cui molte delle mie opere si basano sull’utilizzo di oggetti che trovo per strada

Nel salutarle, le artiste mi ricordano un’idea che è alla chiave del loro lavoro e della loro ispirazione: “Il bello in assoluto riqualifica qualsiasi cosa. Crediamo ci sia bisogno di bellezza in ogni ambito della vita”. E, andando via, mi rimane impressa una frase che leggo in un angolo del laboratorio: “Fai arte, qualcosa cambierà”.


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