

Il Parlamento dovrà esprimersi se tornare indietro alle vecchie Circoscrizioni con meno membri e poteri ridotti o portare a compimento, come auspico, il processo di Roma Capitale previsto nel recente DdL Lanzillotta e trasformare gli attuali Municipi
E’ tornato all’attenzione in questi mesi in Municipio e in Consiglio Comunale il tema della partecipazione e delle regole con cui garantire a “tutti” i cittadini di partecipare alle scelte dell’amministrazione sui temi urbanistici e del decoro urbano.
Uno dei problemi è come evitare che il grande principio democratico della partecipazione non si trasformi nella logica del NIMBY (Not In My Back Yard) cioè dovunque, ma “Non nel mio cortile”. Questo vale per il posizionamento di un cassonetto, per la costruzione di una nuova strada, di box o di un edificio residenziale.
E’ più facile che si organizzino “contro” una nuova strada quelle decine di persone che non vogliono traffico davanti casa piuttosto che quelle migliaia di utenti dei mezzi pubblici o di automobilisti che perdono ore della loro vita nel traffico e sarebbero “a favore” della nuova opera.
Quando si è trattato di decidere sulle nuove aree PEEP di edilizia pubblica, che devono rispondere al forte fabbisogno di alloggi a costi accessibili per famiglie e giovani coppie, i comitati di Casalpalocco hanno chiesto di farle ovunque, ma non nel loro quartiere perché lo avrebbero declassato e tutti coloro che avevano davanti un’area libera e già in cuor loro l’avevano destinata a parco si sono opposti chiedendo di spostarle altrove. Anche alcuni Municipi hanno cavalcato le proteste, ma tenendo conto dell’interesse generale, la maggioranza in Consiglio comunale ha approvato senza defezioni il Piano e l’opposizione non ha fatto barricate.
Quando si decide di avviare un PUP di box sotterranei, nasce subito un comitato contrario. Clamoroso è il caso di Via Oslavia dove cittadini e consiglieri di opposizione si sono incatenati per protesta e dove in poche settimane sono stati subito venduti i 300 box realizzati.
In molti casi sarebbe importante avere una posizione unitaria dei Comitati per presentare una proposta alternativa al Comune. Invece nel caso del Corridoio della mobilità di viale Togliatti prevalgono tuttora gli interessi particolari di ogni singolo territorio, infatti i comitati del VII Municipio chiedono di realizzare il corridoio al centro dello square, mentre quelli del X chiedono di realizzarlo fuori dello square, perché al centro hanno i parcheggi privati. E’ vero comunque che in quest’occasione il Comune è riuscito a scontentare entrambi.
Il Municipio come organo decentrato ha sempre il dovere di ascoltare e fornire sempre risposte, positive o negative che siano, ad ogni cittadino e Comitato che solleva un problema, ma ogni volta che si è provato a costituire un organismo permanente di consultazione delle Associazioni e dei Comitati di quartiere ci si è scontrati con il dualismo partecipazione -rappresentatività. Ci sono comitati costituiti da una sola persona, quartieri dove esistono 2 o più comitati, ognuno dei quali si dichiara titolare della rappresentatività del territorio e ciò ha sempre portato ad impantanare Consulte e Coordinamenti.
La delibera 57/2006 che attiva il percorso di partecipazione per le scelte urbanistiche del nuovo PRG e per le nuove opere (anche se spesso viene invocata per opere già decise), può rappresentare un’occasione importante per sperimentare meccanismi di partecipazione che riescano a coniugare le logiche del NIMBY con gli interessi più generali, intervenendo anche nel merito dei singoli progetti per correggerne disfunzioni e ridurne l’impatto sul territorio.
Costruendo delle Case di partecipazione a livello Municipale o Comunale previste dalla Delibera 57 i Comitati potrebbero anche concordare proposte alternative di localizzazione da proporre agli amministratori.
Il dibattito sulla partecipazione dei cittadini si intreccia con quello sullo sviluppo del Decentramento e sul ruolo dei Municipi, che rappresentano una parte integrante dell’Amministrazione comunale e non un corpo separato e sia nel bilancio, che nelle scelte urbanistiche devono riuscire a coniugare gli interessi del territorio con gli interessi più generali della città.
Ogni volta che, davanti ad un problema sollevato dai cittadini preferiscono ripiegare sulla logica secondo cui un “Ordine del giorno non si nega a nessuno, tanto poi se la vede il Consiglio Comunale”, indeboliscono il loro ruolo nei confronti dell’Amministrazione cittadina.
Anche se vanno completati alcuni processi, lo sviluppo del Decentramento a Roma è il più avanzato in Italia in base alle leggi vigenti. Davanti al tema attuale dei costi della politica rimane comunque difficile mantenere ancora questo impianto normativo ed il Parlamento dovrà esprimersi se tornare indietro alle vecchie Circoscrizioni con meno membri e poteri ridotti o portare a compimento, come auspico, il processo di Roma Capitale previsto nel recente DdL Lanzillotta e trasformare gli attuali Municipi in Comuni Metropolitani
Sergio Scalia
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