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Passeggiate romane. Una chiesa, una statua e tre personaggi ad essa collegati

San Pietro in vincoli, Mosè, Cusano, Michelangelo e Freud. Il Rione Monti, la Casa dei Catecumeni, i Fori imperiali, il Campidoglio e ritorno
Dal mio rientro dalle vacanze nel Meridione (Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), soltanto oggi, domenica 20 agosto, e dopo alcune puntatine mordi e fuggi al mare di Ardea e al lago di Bolsena (quest’ultima comprensiva di una breve deviazione a Tarquinia e a Marina Velca), ho avuto l’opportunità di effettuare una delle attività che più mi riempiono di soddisfazione, vale a dire una passeggiata al centro di Roma, in particolare al rione Monti e negli immediati dintorni.
Le mie non sono, ovviamente, le passeggiate romane di grandi intellettuali del calibro di Goethe, di Stendhal, di Hawthorne o di Henry James, amanti appassionati di Roma e del suo immenso patrimonio storico-artistico, però qualche contenuto culturale, accanto al puro svago, riesco sempre a ricavarlo dalle mie scorribande lungo le strade e I vicoli della città eterna, “Caput mundi” e centro della cristianità. E mi piace condividerle.

San Pietro in Vincoli

Con partenza da piazza San Pietro in Vincoli, luogo dotato di ampio e disponibile parcheggio auto, la prima tappa non può non essere l’omonima chiesa, nella quale, come sappiamo bene, il monumento più visitato è la tomba di Giulio II, realizzata da Michelangelo, gruppo statuario che comprende la celeberrima statua del Mosè. La statua (in realtà uno splendido autoritratto in marmo dello stesso Michelangelo, con un’espressione fortemente irata e in procinto di scagliare con violenza le tavole della legge contro un popolo infedele e riottoso verso qualsiasi disciplina) fu, nel settembre 1913, oggetto di studio intenso e approfondito da parte di Sigmund Freud, fondatore della psicanalisi, il quale, nelle opere da lui scritte sull’argomento, sembra volersi in qualche modo identificare con l’antico profeta ebreo, da un lato, e con il grande artista italiano, dall’altro. A tale interessante doppia identificazione ho dedicato un breve saggio del quale fornisco il link: https://abitarearoma.it/lo-sguardo-e-le-mani-del-mose/
Tuttavia, nella stessa chiesa, si trova la tomba (in realtà solo due pietre tombali: una, più recente, sul pavimento; l’altra, più antica, sulla parete della navata sinistra) di un famoso filosofo del XIV secolo: Niccolò Cusano, tedesco, cardinale e vescovo di Todi. Un pensatore che, con la sua filosofia imperniata sul concetto d’Infinito, anticipò alcune importanti teorie del nostro Giordano Bruno. È possibile notare, a questo proposito, che un’idea d’Infinito, espressa in mirabili immagini pittoriche e in possenti forme plastiche, la si può trovare anche in Michelangelo; analogamente, anche nell’Inconscio freudiano sono racchiuse energie e pulsioni che, di per sé illimitate e tendenti all’infinito, trovano fragili e precari limiti e barriere nella coscienza, che a tale scopo mette in funzione l’Io e il Super-Io.

Il Rione Monti

Dopo la visita alla chiesa, discendo in senso inverso la scalinata detta Salita dei Borgia ed entro nel cuore del rione Monti. Qui come al solito, gironzolo tra piazza della Suburra, via Urbana, via Leonina e, all’improvviso, mi ritrovo di fronte ad un’altra famosa chiesa: quella della Madonna dei Monti, costruita su progetto dell’architetto Giacomo Della Porta, ma commissionata (essendone patrono e protettore) da un mio lontano parente, il cardinale Guglielmo Sirleto (1514-1585), anch’egli calabrese proveniente dal territorio di Stilo, come tutti i miei antenati da parte paterna.
Questo cardinale (sepolto in una chiesetta non molto distante e nello stesso rione Monti: San Lorenzo in Panisperna), ebbe un ruolo di primo piano nel Concilio di Trento, dove fu soprannominato “la biblioteca ambulante”, per la sua sterminata erudizione e la sua formidabile memoria, secondo quanto narrano gli storici tedeschi L. Von Pastor e Hubert Jedin; fu anche presidente della Congregazione dell’indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum), presidente della Commissione della riforma del calendario (da giuliano a gregoriano nel 1582) e, soprattutto, Bibliotecario della Biblioteca Vaticana, che arricchì di migliaia di volumi, catalogati in maniera scientifica e resi disponibili alla consultazione degli studiosi.
Il suo nome è leggibile, in bella evidenza (vedi foto), sull’epigrafe in marmo posta al di sopra della chiesa, la quale, tra l’altro, era la chiesa dei Catecumeni (cioè dei non battezzati ma in procinto di convertirsi oppure battezzati ma provenienti da famiglie non cattoliche).

La Casa dei Catecumeni

La “Domus Cathecumenorum” è infatti adiacente alla chiesa e, per secoli, è stata il collegio dove venivano accolti ed educati alla dottrina cattolica bambini di famiglie soprattutto ebree, come il famoso Edgardo Mortara, la cui vicenda è stata narrata nel film recente di Marco Bellocchio “Rapito”.
Dopo una breve sosta nella chiesa il cui primo titolare fu Guglielmo Sirleto, la passeggiata è proseguita lungo l’Argileto (via Madonna dei Monti), con un’altra sosta nei pressi delle 20 pietre d’inciampo che ricordano altrettanti martiri della deportazione nazista del 16 ottobre 1943.
È poi proseguita fino a sboccare su via dei Fori Imperiali, gremitissima di turisti, e da qui lungo la salita che porta alla piazza michelangiolesca del Campidoglio. Da Michelangelo a Michelangelo, dunque.
Dopo una lunga sosta sul gradino-sedile adiacente alla fontana dei fiumi (quella Capitolina, da non confondere con quella di piazza Navona), ritorno indietro passando lungo la scalinata del Campidoglio e costeggiando, in piazza Venezia, l’enorme Vittoriano (la “macchina da scrivere”, come fu bollata nei suoi primi anni di esistenza) con devotissima sosta, ma da lontano perché la cancellata era chiusa, in direzione del sovrastante Altare della patria o del Milite Ignoto.
Altre foto QUI
Il link relativo al saggio su Freud e la statua del Mosè:

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