

Il sole di giugno ferma le carrozze fino alle 17 per la tutela dei cavalli. La garante Prestipino spinge per la riconversione, ma i vetturini fanno muro
Le due del pomeriggio di un bollente mercoledì di giugno. Il termometro sfiora i 35°C e i marmi di piazza di Spagna riflettono un calore accecante.
Sotto l’ombra della scalinata di Trinità dei Monti, il tempo sembra essersi fermato: i cavalli delle botticelle riposano con il muso infilato nei secchi d’acqua, lontani dal catrame liquido delle corsie preferenziali.
Quando una turista americana si avvicina accennando a un tour, la risposta del vetturino è un secco e protettivo cordone sanitario: «Adesso no, signora. Troppo caldo. Se ne parla dopo le cinque».
Questo squarcio di routine estiva fotografa una realtà molto più complessa delle periodiche e infuocate polemiche politiche.
Quello delle botticelle romane è ormai un microcosmo arroccato: una tradizione secolare che resiste a colpi di ordinanze restrittive, blitz degli animalisti e un drastico calo delle licenze.
Oggi i vetturini attivi a Roma sono rimasti appena sedici. Erano trentotto fino a pochi anni fa. Una decimazione silenziosa dovuta a pensionamenti, revoche e scelte di vita diverse.
Eppure, l’ultimo nucleo di resistenti non ha alcuna intenzione di ammainare la bandiera.
Il dibattito si è riacceso dopo il pressing del Campidoglio e della garante capitolina per la tutela degli animali, Patrizia Prestipino, che spinge per l’approvazione di una delibera che converta automaticamente le ultime licenze delle botticelle in licenze taxi.
La tesi dell’amministrazione è netta: con i cambiamenti climatici in atto e le ondate di calore estive sempre più precoci e lunghe, è antistorico e crudele far lavorare i cavalli nel traffico cittadino.
Una prospettiva che però, a piazza di Spagna, rimbalza contro un muro di scetticismo e orgoglio professionale. I vetturini accettano di parlare solo dietro l’anonimato, ma con le idee chiarissime:
«Faccio questo lavoro da più di vent’anni e non mi vedo seduto dentro un’automobile in mezzo al traffico. Per noi questi animali non sono macchine da profitto, sono pezzi di famiglia. Passiamo più tempo con loro che a casa».
Per garantire il benessere dei cavalli, quasi tutti i titolari rimasti gestiscono una scuderia doppia: “Tengo due cavalli apposta per fare i turni e farli riposare a giorni alterni. Chi chiede la conversione in taxi pensa che guidare una macchina sia la stessa cosa, ma tra noi nessuno è interessato al cambio”, spiega un altro guidatore mentre lucida gli ottoni della carrozza.
Se il futuro del servizio resta un’incognita normativa, il presente deve fare i conti con una crisi economica strisciante. Il volume d’affari delle storiche carrozze romane è crollato, ma le letture dei protagonisti divergono sulle cause.
Per una parte dei vetturini, a pesare è stata la costante campagna di boicottaggio culturale: «Le polemiche continue hanno fatto breccia. Molti turisti, specialmente nordeuropei, preferiscono non salire per evitare di essere insultati o fotografati dagli attivisti per strada».
Per la maggioranza, invece, il vero “nemico” è elettrico e silenzioso. È il boom incontrollato delle golf cart turistiche che hanno letteralmente invaso il centro storico di Roma.
Mezzi agili, capaci di caricare fino a sei o otto passeggeri a prezzi stracciati, che si muovono spesso in una zona d’ombra normativa e senza i rigidi vincoli di percorso e di orario a cui sono sottoposte le botticelle. Una concorrenza sleale, a detta della categoria, impossibile da arginare.
Mentre il sole comincia lentamente a scendere dietro i tetti del centro, i sedici delle botticelle si preparano a riprendere in mano le redini per l’ultimo turno della giornata.
Le istituzioni continuano a studiare il piano per far sparire i cavalli dall’asfalto romano, ma la sensazione, tra i vicoli che circondano via Condotti, è che l’ordinanza definitiva sia ancora ben lontana dal trovare un traguardo condiviso.
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